II-II, q. 47 a. 9
Se la sollecitudine appartenga alla prudenza
Quaestio 47 · Della prudenza considerata in se stessa
Obiezione 1: Sembra che la sollecitudine non appartenga alla prudenza. Infatti la sollecitudine implica inquietudine, perciò Isidoro dice (Etym. x) che "un uomo sollecito è un uomo inquieto". Ora il movimento appartiene principalmente alla potenza appetitiva: perciò anche la sollecitudine. Ma la prudenza non è nella potenza appetitiva, ma nella ragione, come affermato sopra (Articolo [1]). Dunque la sollecitudine non appartiene alla prudenza.
Obiezione 2: Inoltre, la certezza della verità sembra opposta alla sollecitudine, perciò si narra (1 Sam 9,20) che Samuele disse a Saul: "Quanto alle asine smarrite tre giorni fa, non essere sollecito, perché sono state ritrovate". Ora la certezza della verità appartiene alla prudenza, poiché è una virtù intellettuale. Dunque la sollecitudine è in opposizione alla prudenza piuttosto che appartenerle.
Obiezione 3: Inoltre, il Filosofo dice (Ethic. iv, 3) che "l'uomo magnanimo è lento e calmo". Ora la lentezza è contraria alla sollecitudine. Poiché dunque la prudenza non è opposta alla magnanimità, dato che "il bene non è opposto al bene", come affermato nei Predicamenti (viii), sembrerebbe che la sollecitudine non appartenga alla prudenza.
In contrario, Sta scritto (1 Pt 4,7): "Siate prudenti... e vegliate nella preghiera". Ma la vigilanza è lo stesso della sollecitudine. Dunque la sollecitudine appartiene alla prudenza.
Rispondo che, Secondo Isidoro (Etym. x), un uomo è detto sollecito per essere accorto [solers] e svelto [citus], in quanto un uomo per una certa accortezza di mente è all'erta per fare tutto ciò che deve essere fatto. Ora questo appartiene alla prudenza, il cui atto principale è un comando riguardo a ciò che è stato già consigliato e giudicato in materia di azione. Quindi il Filosofo dice (Ethic. vi, 9) che "si dovrebbe essere veloci nell'eseguire il consiglio preso, ma lenti nel prendere consiglio". Per questo motivo la sollecitudine appartiene propriamente alla prudenza, e per questa ragione Agostino dice (De Morib. Eccl. xxiv) che "la prudenza fa la guardia e vigila con la massima cura, affinché a poco a poco non siamo ingannati inconsapevolmente da cattivi consigli".
Risposta all'obiezione 1: Il movimento appartiene alla potenza appetitiva come al principio del movimento, in accordo tuttavia con la direzione e il comando della ragione, in cui consiste la sollecitudine.
Risposta all'obiezione 2: Secondo il Filosofo (Ethic. i, 3), "non si deve cercare uguale certezza in tutte le cose, ma in ciascuna materia secondo il suo modo proprio". E poiché la materia della prudenza sono i singolari contingenti su cui vertono le azioni umane, la certezza della prudenza non può essere così grande da essere priva di ogni sollecitudine.
Risposta all'obiezione 3: L'uomo magnanimo è detto "lento e calmo" non perché non sia sollecito riguardo a nulla, ma perché non è eccessivamente sollecito riguardo a molte cose, ed è fiducioso nelle materie in cui deve avere fiducia, e non è eccessivamente sollecito riguardo ad esse: infatti l'eccessiva paura e diffidenza sono la causa dell'eccessiva sollecitudine, poiché la paura ci fa prendere consiglio, come affermato sopra (FS, Questione [44], Articolo [2]) quando trattavamo della passione della paura.