II-II, q. 47 a. 11
Se la prudenza che riguarda il proprio bene sia specificamente la stessa di quella che si estende al bene comune
Quaestio 47 · Della prudenza considerata in se stessa
Obiezione 1: Sembra che la prudenza che riguarda il proprio bene sia la stessa specificamente di quella che si estende al bene comune. Infatti il Filosofo dice (Ethic. vi, 8) che "la prudenza politica e la prudenza sono lo stesso abito, tuttavia la loro essenza non è la stessa".
Obiezione 2: Inoltre, il Filosofo dice (Polit. iii, 2) che "la virtù è la stessa in un uomo buono e in un buon governante". Ora la prudenza politica è principalmente nel governante, nel quale è architettonica, per così dire. Poiché dunque la prudenza è una virtù di un uomo buono, sembra che la prudenza e la prudenza politica siano lo stesso abito.
Obiezione 3: Inoltre, un abito non è diversificato nella specie o nell'essenza da cose che sono subordinate l'una all'altra. Ma il bene particolare, che appartiene alla prudenza semplicemente detta, è subordinato al bene comune, che appartiene alla prudenza politica. Dunque la prudenza e la prudenza politica non differiscono né specificamente né essenzialmente.
In contrario, La "prudenza politica", che è diretta al bene comune dello stato, l'"economia domestica" che riguarda le cose relative al bene comune della casa o della famiglia, e l'"economia monastica" che concerne le cose che riguardano il bene di una sola persona, sono tutte scienze distinte. Dunque allo stesso modo ci sono diversi tipi di prudenza, corrispondenti alle suddette differenze di materia.
Rispondo che, Come affermato sopra (Articolo [5]; Questione [54], Articolo [2], ad 1), le specie degli abiti differiscono secondo la differenza dell'oggetto considerato nel suo aspetto formale. Ora l'aspetto formale di tutte le cose dirette al fine è preso dal fine stesso, come mostrato sopra (FS, Prolog.; FS, Questione [102], Articolo [1]), perciò le specie degli abiti differiscono per la loro relazione a fini diversi. Di nuovo il bene individuale, il bene della famiglia e il bene della città e del regno sono fini diversi. Perciò devono necessariamente esserci diverse specie di prudenza corrispondenti a questi diversi fini, cosicché una è la "prudenza" semplicemente detta, che è diretta al proprio bene; un'altra, la "prudenza domestica" che è diretta al bene comune della casa; e una terza, la "prudenza politica", che è diretta al bene comune dello stato o del regno.
Risposta all'obiezione 1: Il Filosofo intende non che la prudenza politica sia sostanzialmente lo stesso abito di qualsiasi tipo di prudenza, ma che è la stessa della prudenza che è diretta al bene comune. Questa è chiamata "prudenza" rispetto alla nozione comune di prudenza, cioè come retta ragione applicata all'azione, mentre è chiamata "politica", in quanto diretta al bene comune.
Risposta all'obiezione 2: Come dichiara il Filosofo (Polit. iii, 2), "appartiene a un uomo buono essere capace di governare bene e di obbedire bene", perciò la virtù di un uomo buono include anche quella di un buon governante. Tuttavia la virtù del governante e del suddito differisce specificamente, proprio come la virtù di un uomo e di una donna, come affermato dalla stessa autorità (Polit. iii, 2).
Risposta all'obiezione 3: Anche fini diversi, uno dei quali è subordinato all'altro, diversificano la specie di un abito, così per esempio, gli abiti diretti all'equitazione, alla vita militare e alla vita civile, differiscono specificamente sebbene i loro fini siano subordinati l'uno all'altro. Allo stesso modo, sebbene il bene dell'individuo sia subordinato al bene dei molti, ciò non impedisce che questa differenza renda gli abiti specificamente diversi; ma ne consegue che l'abito che è diretto al fine ultimo è superiore agli altri abiti e li comanda.