Suppl., q. 71 a. 12
Se i suffragi offerti per una persona defunta giovino alla persona per la quale sono offerti più che ad altri
Quaestio 71 · Dei suffragi per i defunti
Obiezione 1: Sembra che i suffragi offerti per una persona defunta non siano più profittevoli a colui per il quale sono offerti, che ad altri. Infatti la luce spirituale è più comunicabile di una luce materiale. Ora una luce materiale, per esempio di una candela, sebbene accesa per una sola persona, vale ugualmente per tutti coloro che sono riuniti insieme, sebbene la candela non sia accesa per loro. Dunque, poiché i suffragi sono una sorta di luce spirituale, sebbene siano offerti per una persona in particolare, non le valgono più che agli altri che sono nel purgatorio.
Obiezione 2: Inoltre, come affermato nel testo (Sent. iv, D, 45), i suffragi valgono per i morti "in quanto durante questa vita meritarono che potessero valere per loro dopo" [*S. Agostino, Enchiridion cx]. Ora alcuni meritarono che i suffragi potessero valere per loro più di coloro per i quali sono offerti. Dunque essi traggono più profitto da quei suffragi, altrimenti i loro meriti sarebbero resi inutili.
Obiezione 3: Inoltre, ai poveri non sono dati tanti suffragi quanti ai ricchi. Dunque se i suffragi offerti per certe persone giovano a loro sole, o giovano a loro più che ad altri, i poveri sarebbero in una condizione peggiore: eppure questo è contrario al detto di nostro Signore (Lc 6,20): "Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio".
In contrario, La giustizia umana è copiata dalla giustizia divina. Ma se una persona paga il debito di un'altra la giustizia umana libera quest'ultima soltanto. Dunque poiché colui che offre suffragi per un altro paga il debito, in un senso, della persona per la quale li offre, essi giovano a questa persona soltanto.
Inoltre, proprio come un uomo offrendo suffragi soddisfa in qualche modo per una persona defunta, così, anche, a volte una persona può soddisfare per una persona viva. Ora dove uno soddisfa per una persona viva la soddisfazione conta solo per la persona per la quale è offerta. Dunque anche chi offre suffragi giova a lui solo per il quale li offre.
Rispondo che, Ci sono state due opinioni su questa questione. Alcuni, come Prepositino, hanno detto che i suffragi offerti per una persona particolare valgono principalmente, non alla persona per la quale sono offerti, ma a coloro che sono più degni. E portavano l'esempio di una candela che è accesa per un uomo ricco e giova a coloro che sono con lui non meno che all'uomo ricco stesso, e forse anche di più, se hanno una vista più acuta. Davano anche l'esempio di una lezione che giova alla persona alla quale è data non più che ad altri che ascoltano con lui, ma forse giova a questi altri di più, se sono più intelligenti. E se veniva fatto notare loro che in questo caso l'ordinanza della Chiesa nello stabilire certe preghiere speciali per certe persone è futile, dicevano che la Chiesa faceva questo per eccitare la devozione dei fedeli, che sono più inclini a offrire suffragi speciali che comuni, e pregano più ferventemente per i loro parenti che per gli estranei.
Altri, al contrario, dissero che i suffragi valgono di più a coloro per i quali sono offerti. Ora entrambe le opinioni hanno una certa quantità di verità: poiché il valore dei suffragi può essere valutato da due fonti. Infatti il loro valore deriva in primo luogo dalla virtù della carità, che rende tutti i beni comuni, e sotto questo aspetto valgono di più alla persona che è più piena di carità, sebbene non siano offerti specialmente per lei. In questo modo il valore dei suffragi riguarda più una certa consolazione interiore a motivo della quale chi è nella carità gioisce dei beni di un altro dopo la morte rispetto alla diminuzione della pena; poiché dopo la morte non c'è possibilità di ottenere o aumentare la grazia, mentre durante la vita le opere degli altri valgono a questo scopo per la virtù della carità. In secondo luogo i suffragi derivano il loro valore dall'essere applicati a un'altra persona dall'intenzione di uno. In questo modo la soddisfazione di una persona conta per un'altra, e non ci può essere dubbio che così essi valgano di più alla persona per la quale sono offerti: infatti, valgono a lei sola in questo modo, perché la soddisfazione, parlando propriamente, è diretta alla remissione della pena. Di conseguenza, per quanto riguarda la remissione della pena, i suffragi valgono principalmente alla persona per la quale sono offerti, e di conseguenza c'è più verità nella seconda opinione che nella prima.
Risposta all'obiezione 1: I suffragi valgono, alla maniera di una luce, in quanto raggiungono i morti, che da ciò ricevono una certa quantità di consolazione: e questo è tanto maggiore quanto più sono dotati di una carità maggiore. Ma in quanto i suffragi sono una soddisfazione applicata a un altro dall'intenzione dell'offerente, non assomigliano a una luce, ma piuttosto al pagamento di un debito: e non segue, se il debito di una persona è pagato, che il debito di altri sia pagato similmente.
Risposta all'obiezione 2: Tale merito è condizionale, poiché in questo modo meritarono che i suffragi giovassero loro se offerti per loro, e questo era semplicemente per rendersi atti a ricevere quei suffragi. È dunque chiaro che non meritarono direttamente l'assistenza di quei suffragi, ma si resero atti con i loro meriti precedenti a ricevere il frutto dei suffragi. Quindi non segue che il loro merito sia reso inutile.
Risposta all'obiezione 3: Nulla impedisce ai ricchi di essere sotto certi aspetti in una condizione migliore dei poveri, per esempio per quanto riguarda l'espiazione della loro pena. Ma questo è come nulla in confronto al regno dei cieli, dove i poveri sono mostrati essere in una condizione migliore dall'autorità citata.