II-II, q. 10 a. 9
Se sia lecito comunicare con gli infedeli
Quaestio 10 · Dell'infedeltà in generale
Obiezione 1: Sembra che sia lecito comunicare con gli infedeli. Infatti l'Apostolo dice (1 Cor 10,27): "Se qualcuno dei non credenti vi invita e volete andare, mangiate di tutto quello che vi viene messo davanti". E Crisostomo dice (Hom. xxv super Epist. ad Heb.): "Se volete andare a pranzo con i pagani, lo permettiamo senza alcuna riserva". Ora sedere a tavola con qualcuno è comunicare con lui. Dunque è lecito comunicare con gli infedeli.
Obiezione 2: Inoltre, l'Apostolo dice (1 Cor 5,12): "Che ho a che fare io nel giudicare quelli di fuori?". Ora gli infedeli sono fuori. Quando, dunque, la Chiesa proibisce ai fedeli di comunicare con certe persone, sembra che non debbano essere proibiti di comunicare con gli infedeli.
Obiezione 3: Inoltre, un padrone non può impiegare il suo servo, a meno che non comunichi con lui, almeno a parole, poiché il padrone muove il suo servo col comando. Ora i cristiani possono avere infedeli, sia Giudei, o pagani, o Saraceni, come servi. Dunque possono lecitamente comunicare con loro.
In contrario, Sta scritto (Dt 7,2-3): "Non farai alleanza con loro, né userai loro misericordia; non contrarrai matrimoni con loro": e una glossa su Lv 15,19, "La donna che al ritorno del mese", ecc. dice: "È così necessario fuggire l'idolatria, che non dovremmo venire in contatto con gli idolatri o i loro discepoli, né avere alcun rapporto con loro".
Rispondo che, La comunicazione con una particolare persona è proibita ai fedeli in due modi: primo, come punizione della persona con cui è proibito comunicare; secondo, per la sicurezza di coloro ai quali è proibito comunicare con altri. Entrambi i motivi possono essere dedotti dalle parole dell'Apostolo (1 Cor 5,6). Infatti dopo aver pronunciato la sentenza di scomunica, aggiunge come ragione: "Non sapete che un po' di lievito fa fermentare tutta la pasta?" e in seguito aggiunge la ragione da parte della punizione inflitta dalla sentenza della Chiesa quando dice (1 Cor 5,12): "Non giudicate voi quelli di dentro?".
Di conseguenza, nel primo modo la Chiesa non proibisce ai fedeli di comunicare con gli infedeli che non hanno in alcun modo ricevuto la fede cristiana, cioè con i pagani e i Giudei, perché non ha il diritto di esercitare un giudizio spirituale su di loro, ma solo un giudizio temporale, nel caso in cui, dimorando tra i cristiani, siano colpevoli di qualche reato, e siano condannati dai fedeli a qualche pena temporale. D'altra parte, in questo modo, cioè come punizione, la Chiesa proibisce ai fedeli di comunicare con quegli infedeli che hanno abbandonato la fede che una volta avevano ricevuto, o corrompendo la fede, come gli eretici, o rinunciando interamente alla fede, come gli apostati, perché la Chiesa pronuncia sentenza di scomunica su entrambi.
Riguardo al secondo modo, sembra che si debba distinguere secondo le varie condizioni delle persone, delle circostanze e del tempo. Infatti alcuni sono saldi nella fede; e così è da sperare che il loro comunicare con gli infedeli porti alla conversione di questi ultimi piuttosto che all'aversione dei fedeli dalla fede. A costoro non deve essere proibito di comunicare con gli infedeli che non hanno ricevuto la fede, come i pagani o i Giudei, specialmente se vi è qualche urgente necessità di farlo. Ma nel caso delle persone semplici e di coloro che sono deboli nella fede, la cui perversione è da temere come probabile risultato, si dovrebbe proibire loro di comunicare con gli infedeli, e specialmente di essere in termini molto familiari con loro, o di comunicare con loro senza necessità.
Questo basta per la Risposta alla Prima Obiezione.
Risposta all'obiezione 2: La Chiesa non esercita giudizio contro gli infedeli nel punto di infliggere loro una punizione spirituale: ma esercita giudizio su alcuni di loro in materia di punizione temporale. È sotto questo capo che a volte la Chiesa, per certi peccati speciali, ritira i fedeli dalla comunicazione con certi infedeli.
Risposta all'obiezione 3: C'è più probabilità che un servo che è governato dai comandi del suo padrone si converta alla fede del suo padrone che è credente, piuttosto che se il caso fosse l'inverso: e così ai fedeli non è proibito avere servi infedeli. Se, tuttavia, il padrone fosse in pericolo, comunicando con tale servo, dovrebbe mandarlo via, secondo il comando di Nostro Signore (Mt 18,8): "Se... il tuo piede ti scandalizza, taglialo e gettalo via da te".
Riguardo all'argomento in senso contrario [*L'Edizione Leonina dà questa soluzione prima della Risposta all'Obiezione 2], la risposta è che il Signore diede questo comando in riferimento a quelle nazioni nel cui territorio i Giudei stavano per entrare. Infatti questi ultimi erano inclini all'idolatria, cosicché era da temere che, attraverso frequenti rapporti con quelle nazioni, si estraniassero dalla fede: perciò il testo prosegue (Dt 7,4): "Perché allontanerebbe tuo figlio dal seguire Me".