I, q. 79 a. 4
Se l'intelletto agente sia qualche cosa nell'anima
Quaestio 79 · Delle potenze intellettive
Obiezione 1: Sembra che l'intelletto agente non sia qualche cosa nell'anima. Infatti l'effetto dell'intelletto agente è dare luce allo scopo d'intendere. Ma questo è fatto da qualcosa di superiore all'anima: secondo Gv 1,9: "Egli era la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo". Dunque l'intelletto agente non è qualcosa nell'anima.
Obiezione 2: Inoltre, il Filosofo (De Anima iii, 5) dice dell'intelletto agente, "che non a volte intende e a volte non intende". Ma la nostra anima non intende sempre: a volte intende, a volte non intende. Dunque l'intelletto agente non è qualcosa nella nostra anima.
Obiezione 3: Inoltre, agente e paziente bastano per l'azione. Se, dunque, l'intelletto passivo, che è una potenza passiva, è qualcosa appartenente all'anima; e anche l'intelletto agente, che è una potenza attiva: ne segue che un uomo sarebbe sempre in grado d'intendere quando lo volesse, il che è chiaramente falso. Dunque l'intelletto agente non è qualcosa nella nostra anima.
Obiezione 4: Inoltre, il Filosofo (De Anima iii, 5) dice che l'intelletto agente è una "sostanza in essere attuale". Ma nulla può essere in potenza e in atto riguardo alla stessa cosa. Se, dunque, l'intelletto passivo, che è in potenza a tutte le cose intelligibili, è qualcosa nell'anima, sembra impossibile che l'intelletto agente sia anch'esso qualcosa nella nostra anima.
Obiezione 5: Inoltre, se l'intelletto agente è qualcosa nell'anima, deve essere una potenza. Infatti non è né una passione né un abito; poiché abiti e passioni non sono nella natura di agenti riguardo alla passività dell'anima; ma piuttosto la passione è l'azione stessa della potenza passiva; mentre l'abito è qualcosa che risulta dagli atti. Ma ogni potenza fluisce dall'essenza dell'anima. Seguirebbe dunque che l'intelletto agente fluisce dall'essenza dell'anima. E così non sarebbe nell'anima per via di partecipazione da qualche intelletto superiore: il che è sconveniente. Dunque l'intelletto agente non è qualcosa nella nostra anima.
In contrario, Il Filosofo dice (De Anima iii, 5), che "è necessario che queste differenze", cioè l'intelletto passivo e attivo, "siano nell'anima".
Rispondo che, L'intelletto agente, di cui parla il Filosofo, è qualcosa nell'anima. Per rendere ciò evidente, dobbiamo osservare che sopra l'anima intellettuale dell'uomo dobbiamo necessariamente supporre un intelletto superiore, dal quale l'anima acquisisce il potere d'intendere. Infatti ciò che è tale per partecipazione, e ciò che è mobile, e ciò che è imperfetto richiede sempre la preesistenza di qualcosa essenzialmente tale, immobile e perfetto. Ora l'anima umana è chiamata intellettuale a motivo di una partecipazione al potere intellettuale; un segno del che è che non è interamente intellettuale ma solo in parte. Inoltre essa giunge alla comprensione della verità argomentando, con una certa quantità di ragionamento e movimento. Ancora, ha una comprensione imperfetta; sia perché non intende tutto, sia perché, in quelle cose che intende, passa dalla potenza all'atto. Dunque vi deve necessariamente essere qualche intelletto superiore, dal quale l'anima è aiutata a intendere.
Perciò alcuni ritennero che questo intelletto, sostanzialmente separato, fosse l'intelletto agente, il quale illuminando i fantasmi, per così dire, li rende attualmente intelligibili. Ma, anche supponendo l'esistenza di un tale intelletto agente separato, sarebbe comunque necessario assegnare all'anima umana qualche potenza partecipante a quell'intelletto superiore, potenza mediante la quale l'anima umana rende le cose attualmente intelligibili. Proprio come nelle altre cose naturali perfette, oltre alle cause attive universali, ciascuna è dotata delle proprie potenze derivate da quelle cause universali: infatti il sole da solo non genera l'uomo; ma nell'uomo c'è il potere di generare l'uomo: e allo stesso modo negli altri animali perfetti. Ora tra queste cose inferiori nulla è più perfetto dell'anima umana. Perciò dobbiamo dire che nell'anima c'è qualche potenza derivata da un intelletto superiore, mediante la quale essa è in grado di illuminare i fantasmi. E sappiamo questo per esperienza, poiché percepiamo che astraiamo forme universali dalle loro condizioni particolari, il che è renderle attualmente intelligibili. Ora nessuna azione appartiene a qualcosa se non attraverso qualche principio formalmente inerente ad essa; come abbiamo detto sopra dell'intelletto passivo (Questione [76], Articolo [1]). Dunque la potenza che è il principio di questa azione deve essere qualcosa nell'anima. Per questa ragione Aristotele (De Anima iii, 5) paragonò l'intelletto agente alla luce, che è qualcosa ricevuto nell'aria: mentre Platone paragonò l'intelletto separato che imprime l'anima al sole, come dice Temistio nel suo commento al De Anima iii. Ma l'intelletto separato, secondo l'insegnamento della nostra fede, è Dio stesso, che è il Creatore dell'anima, e sola beatitudine; come sarà mostrato più avanti (Questione [90], Articolo [3]; FS, Questione [3], Articolo [7]). Perciò l'anima umana deriva la sua luce intellettuale da Lui, secondo il Salmo 4,7: "La luce del tuo volto, o Signore, è impressa su di noi".
Risposta all'obiezione 1: Quella luce vera illumina come causa universale, dalla quale l'anima umana deriva una potenza particolare, come abbiamo spiegato.
Risposta all'obiezione 2: Il Filosofo dice quelle parole non dell'intelletto agente, ma dell'intelletto in atto: del quale aveva già detto: "La conoscenza in atto è la stessa cosa della cosa". O, se riferiamo quelle parole all'intelletto agente, allora sono dette perché non è a causa dell'intelletto agente che a volte intendiamo e a volte non intendiamo, ma a causa dell'intelletto che è in potenza.
Risposta all'obiezione 3: Se la relazione dell'intelletto agente con il passivo fosse quella dell'oggetto attivo con una potenza, come, per esempio, del visibile in atto con la vista; ne seguirebbe che potremmo intendere tutte le cose istantaneamente, poiché l'intelletto agente è ciò che fa tutte le cose (in atto). Ma ora l'intelletto agente non è un oggetto, piuttosto è ciò mediante cui gli oggetti sono fatti essere in atto: per il che, oltre alla presenza dell'intelletto agente, richiediamo la presenza dei fantasmi, la buona disposizione delle potenze sensitive, e la pratica in questo tipo di operazione; poiché attraverso una cosa intesa, altre cose vengono ad essere intese, come dai termini si fanno le proposizioni, e dai primi principi, le conclusioni. Da questo punto di vista non importa se l'intelletto agente sia qualcosa appartenente all'anima, o qualcosa separato dall'anima.
Risposta all'obiezione 4: L'anima intellettuale è invero attualmente immateriale, ma è in potenza a specie determinate. Al contrario, i fantasmi sono immagini attuali di certe specie, ma sono immateriali in potenza. Perciò nulla impedisce che una e la stessa anima, in quanto è attualmente immateriale, abbia una potenza con la quale rende le cose attualmente immateriali, per astrazione dalle condizioni della materia individuale: la quale potenza è chiamata "intelletto agente"; e un'altra potenza, ricettiva di tali specie, che è chiamata "intelletto passivo" a motivo del suo essere in potenza a tali specie.
Risposta all'obiezione 5: Poiché l'essenza dell'anima è immateriale, creata dal supremo intelletto, nulla impedisce che quella potenza che essa deriva dal supremo intelletto, e mediante la quale astrae dalla materia, fluisca dall'essenza dell'anima, allo stesso modo delle sue altre potenze.