III, q. 64 a. 9
Se la fede sia richiesta di necessità nel ministro del sacramento.
Quaestio 64 · Delle cause dei sacramenti
Obiezione 1: Sembra che la fede sia richiesta di necessità nel ministro del sacramento. Infatti, come detto sopra (Articolo [8]), l'intenzione del ministro è necessaria per la validità di un sacramento. Ma "la fede dirige nell'intenzione" come dice Agostino contro Giuliano (In Psalm xxxi, cf. Contra Julian iv). Dunque, se il ministro è senza la vera fede, il sacramento è invalido.
Obiezione 2: Inoltre, se un ministro della Chiesa non ha la vera fede, sembra che sia un eretico. Ma gli eretici, a quanto pare, non possono conferire i sacramenti. Infatti Cipriano dice in un'epistola contro gli eretici (lxxiii): "Tutto ciò che fanno gli eretici è carnale, vuoto e contraffatto, cosicché nulla di ciò che fanno dovrebbe ricevere la nostra approvazione". E Papa Leone dice nella sua epistola a Leone Augusto (clvi): "È cosa nota che la luce di tutti i sacramenti celesti è estinta nella sede di Alessandria, per un atto di crudele e insensata ferocia. Il sacrificio non è più offerto, il crisma non è più consacrato, tutti i misteri della religione sono fuggiti al tocco delle mani parricide di uomini empi". Dunque un sacramento richiede di necessità che il ministro abbia la vera fede.
Obiezione 3: Inoltre, coloro che non hanno la vera fede sembrano essere separati dalla Chiesa mediante la scomunica: infatti sta scritto nella seconda epistola canonica di Giovanni (10): "Se qualcuno viene a voi e non porta questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo": e (Tito 3,10): "Dopo una o due ammonizioni sta' lontano da chi è eretico". Ma sembra che uno scomunicato non possa conferire un sacramento della Chiesa: poiché è separato dalla Chiesa, al cui ministero appartiene la dispensazione dei sacramenti. Dunque un sacramento richiede di necessità che il ministro abbia la vera fede.
In contrario, Agostino dice contro il donatista Petiliano: "Ricorda che le vite malvagie degli uomini iniqui non sono pregiudizievoli ai sacramenti di Dio, rendendoli o invalidi o meno santi".
Rispondo che, Come detto sopra (Articolo [5]), poiché il ministro opera strumentalmente nei sacramenti, egli agisce non per il proprio potere ma per quello di Cristo. Ora proprio come la carità appartiene al potere proprio dell'uomo, così anche la fede. Perciò, proprio come la validità di un sacramento non richiede che il ministro abbia la carità, e anche i peccatori possono conferire i sacramenti, come detto sopra (Articolo [5]); così non è necessario che egli abbia la fede, e anche un non credente può conferire un vero sacramento, purché vi siano gli altri elementi essenziali.
Risposta all'obiezione 1: Può accadere che la fede di un uomo sia difettosa riguardo a qualcos'altro, e non riguardo alla realtà del sacramento che conferisce: per esempio, può credere che sia illecito giurare in qualsiasi caso, e tuttavia può credere che il battesimo sia causa efficiente di salvezza. E così tale incredulità non ostacola l'intenzione di conferire il sacramento. Ma se la sua fede è difettosa riguardo allo stesso sacramento che conferisce, sebbene egli creda che nessun effetto interiore sia causato dalla cosa fatta esteriormente, tuttavia sa che la Chiesa Cattolica intende conferire un sacramento mediante ciò che è fatto esteriormente. Perciò, nonostante la sua incredulità, può intendere fare ciò che fa la Chiesa, sebbene lo stimi essere nulla. E tale intenzione basta per un sacramento: perché come detto sopra (Articolo [8], ad 2) il ministro di un sacramento agisce nella persona della Chiesa, dalla cui fede è supplito ogni difetto nella fede del ministro.
Risposta all'obiezione 2: Alcuni eretici nel conferire i sacramenti non osservano la forma prescritta dalla Chiesa: e questi non conferiscono né il sacramento né la realtà del sacramento. Ma alcuni osservano la forma prescritta dalla Chiesa: e questi conferiscono invero il sacramento ma non la realtà. Dico questo nella supposizione che siano esteriormente tagliati fuori dalla Chiesa; perché dal fatto stesso che qualcuno riceve i sacramenti da loro, pecca; e di conseguenza è impedito dal ricevere l'effetto del sacramento. Perciò Agostino (Fulgenzio, De Fide ad Pet.) dice: "Sii ben certo e non avere alcun dubbio che coloro che sono battezzati fuori dalla Chiesa, a meno che non tornino alla Chiesa, raccoglieranno disastri dal loro Battesimo". In questo senso Papa Leone dice che "la luce dei sacramenti era estinta nella Chiesa di Alessandria"; cioè riguardo alla realtà del sacramento, non quanto al sacramento stesso.
Cipriano, tuttavia, pensava che gli eretici non conferissero nemmeno il sacramento: ma in questo rispetto non seguiamo la sua opinione. Onde Agostino dice (De unico Baptismo xiii): "Sebbene il martire Cipriano si rifiutasse di riconoscere il Battesimo conferito da eretici o scismatici, tuttavia così grandi sono i suoi meriti, culminanti nella corona del martirio, che la luce della sua carità disperde le tenebre della sua colpa, e se qualcosa aveva bisogno di potatura, la falce della sua passione lo ha tagliato via".
Risposta all'obiezione 3: Il potere di amministrare i sacramenti appartiene al carattere spirituale che è indelebile, come spiegato sopra (Questione [63], Articolo [3]). Di conseguenza, se un uomo è sospeso dalla Chiesa, o scomunicato o degradato, non perde il potere di conferire i sacramenti, ma il permesso di usare questo potere. Perciò egli conferisce invero il sacramento, ma pecca nel farlo. Pecca anche colui che riceve un sacramento da un tale uomo: cosicché non riceve la realtà del sacramento, a meno che l'ignoranza non lo scusi.