II-II, q. 19 a. 1
Se Dio possa essere temuto
Quaestio 19 · Del dono del timore
Obiezione 1: Sembra che Dio non possa essere temuto. Infatti l'oggetto del timore è un male futuro, come detto sopra (FS, Question [41], Articles [2],3). Ma Dio è libero da ogni male, essendo la bontà stessa. Dunque Dio non può essere temuto.
Obiezione 2: Inoltre, il timore è opposto alla speranza. Ora noi speriamo in Dio. Dunque non possiamo temerLo allo stesso tempo.
Obiezione 3: Inoltre, come afferma il Filosofo (Rhet. ii, 5), "temiamo quelle cose da cui ci viene un male". Ma il male non ci viene da Dio, bensì da noi stessi, secondo Osea 13:9: "La tua rovina, o Israele, è da te: il tuo aiuto è... in Me". Dunque Dio non deve essere temuto.
In contrario, Sta scritto (Ger 10:7): "Chi non ti temerà, o Re delle genti?" e (Malachia 1:6): "Se io sono il padrone, dov'è il mio timore?"
Rispondo che, Come la speranza ha due oggetti, uno dei quali è il bene futuro stesso che ci si attende di ottenere, mentre l'altro è l'aiuto di qualcuno, per mezzo del quale ci si attende di ottenere ciò che si spera, così anche il timore può avere due oggetti, uno dei quali è il male stesso che l'uomo rifugge, mentre l'altro è colui dal quale il male può venire. Di conseguenza, nel primo modo Dio, che è la bontà stessa, non può essere oggetto di timore; ma Egli può essere oggetto di timore nel secondo modo, in quanto da Lui o in relazione a Lui può venirci qualche male.
Da Lui viene il male della pena, ma questo non è un male in senso assoluto, bensì relativo, e, parlando in senso assoluto, è un bene. Poiché, dato che una cosa si dice buona in quanto ordinata a un fine, mentre il male implica la mancanza di questo ordine, ciò che esclude l'ordine all'ultimo fine è del tutto cattivo, e tale è il male di colpa. D'altra parte, il male di pena è invero un male, in quanto è la privazione di qualche bene particolare, tuttavia parlando in senso assoluto, è un bene, in quanto è ordinato all'ultimo fine.
In relazione a Dio può venirci il male di colpa, se veniamo separati da Lui: e in questo modo Dio può e deve essere temuto.
Risposta all'obiezione 1: Questa obiezione considera l'oggetto del timore come il male che l'uomo rifugge.
Risposta all'obiezione 2: In Dio possiamo considerare sia la Sua giustizia, rispetto alla quale Egli punisce coloro che peccano, sia la Sua misericordia, rispetto alla quale Egli ci libera: in noi la considerazione della Sua giustizia suscita timore, ma la considerazione della Sua misericordia suscita speranza, cosicché, di conseguenza, Dio è oggetto sia di speranza che di timore, ma sotto aspetti diversi.
Risposta all'obiezione 3: Il male di colpa non proviene da Dio come suo autore ma da noi, in quanto abbandoniamo Dio: mentre il male di pena proviene da Dio come suo autore, in quanto ha carattere di bene, poiché è qualcosa di giusto, essendo inflitto a noi giustamente; sebbene originariamente ciò sia dovuto al demerito del peccato: così sta scritto (Sap 1:13,16): "Dio non ha fatto la morte... ma gli empi con le opere e con le parole l'hanno chiamata a sé".