I-II, q. 74 a. 8
Se il consenso alla dilettazione sia peccato mortale
Quaestio 74 · Del soggetto del peccato
Obiezione 1: Sembra che il consenso alla dilettazione non sia un peccato mortale, poiché il consenso alla dilettazione appartiene alla ragione inferiore, che non considera le ragioni eterne, cioè la legge eterna, e di conseguenza non si distoglie da esse. Ora ogni peccato mortale consiste nel distogliersi da Dio, secondo la definizione di peccato mortale di Agostino, che è stata citata sopra (Questione [71], Articolo [6]). Dunque il consenso alla dilettazione non è un peccato mortale.
Obiezione 2: Inoltre, il consenso a una cosa non è male, a meno che la cosa a cui si dà consenso sia male. Ora "ciò che è causa di tale proprietà in altri, la possiede in grado maggiore", o comunque non minore. Di conseguenza la cosa a cui un uomo acconsente non può essere un male minore del suo consenso. Ma la dilettazione senza l'opera non è un peccato mortale, ma solo un peccato veniale. Dunque neppure il consenso alla dilettazione è un peccato mortale.
Obiezione 3: Inoltre, le dilettazioni differiscono in bontà e malizia, secondo la differenza delle opere, come afferma il Filosofo (Ethic. x, 3,5). Ora il pensiero interiore è una cosa, e l'opera esteriore, ad esempio la fornicazione, è un'altra. Dunque la dilettazione conseguente all'atto del pensiero interiore differisce in bontà e malizia dal piacere della fornicazione, tanto quanto il pensiero interiore differisce dall'opera esteriore; e di conseguenza vi è una simile differenza di consenso da entrambe le parti. Ma il pensiero interiore non è un peccato mortale, né lo è il consenso a quel pensiero: e dunque neppure lo è il consenso alla dilettazione.
Obiezione 4: Inoltre, l'atto esterno di fornicazione o adulterio è un peccato mortale, non in ragione della dilettazione, poiché questa si trova anche nell'atto coniugale, ma in ragione di un disordine nell'atto stesso. Ora colui che acconsente alla dilettazione non acconsente, per questo motivo, al disordine dell'atto. Dunque sembra che non pecchi mortalmente.
Obiezione 5: Inoltre, il peccato di omicidio è più grave della semplice fornicazione. Ora non è un peccato mortale acconsentire alla dilettazione risultante dal pensiero dell'omicidio. Molto meno dunque è un peccato mortale acconsentire alla dilettazione risultante dal pensiero della fornicazione.
Obiezione 6: Inoltre, la preghiera del Signore viene recitata ogni giorno per la remissione dei peccati veniali, come asserisce Agostino (Enchiridion lxxviii). Ora Agostino insegna che il consenso alla dilettazione può essere scacciato per mezzo della preghiera del Signore: infatti dice (De Trin. xii, 12) che "questo peccato è molto meno grave che se si decidesse di compierlo con l'opera: perciò dobbiamo chiedere perdono anche per tali pensieri, e dobbiamo batterci il petto e dire: 'Rimetti a noi i nostri debiti'". Dunque il consenso alla dilettazione è un peccato veniale.
In contrario, Agostino aggiunge dopo poche parole: "L'uomo sarà del tutto perduto a meno che, attraverso la grazia del Mediatore, non gli siano perdonate quelle cose che sono ritenute meri peccati di pensiero, poiché senza la volontà di farle, egli desidera tuttavia goderne". Ma nessun uomo è perduto se non attraverso il peccato mortale. Dunque il consenso alla dilettazione è un peccato mortale.
Rispondo che, Vi sono state varie opinioni su questo punto, poiché alcuni hanno sostenuto che il consenso alla dilettazione non è un peccato mortale, ma solo un peccato veniale, mentre altri hanno sostenuto che è un peccato mortale, e questa opinione è più comune e più probabile. Dobbiamo infatti notare che poiché ogni dilettazione risulta da qualche azione, come detto nell'Etica x, 4, e ancora, che poiché ogni dilettazione può essere paragonata a due cose, cioè all'operazione da cui risulta, e all'oggetto in cui una persona si diletta. Ora accade che un'azione, proprio come una cosa, sia oggetto di dilettazione, perché l'azione stessa può essere considerata come un bene e un fine, nel quale la persona che si diletta in essa, riposa. Talvolta l'azione stessa, che risulta nella dilettazione, è l'oggetto della dilettazione, in quanto la potenza appetitiva, alla quale appartiene dilettarsi in qualcosa, è portata sull'azione stessa come un bene: per esempio, quando un uomo pensa e si diletta nel suo pensiero, in quanto il suo pensiero gli piace; mentre altre volte la dilettazione conseguente a un'azione, ad esempio un pensiero, ha per suo oggetto un'altra azione, essendo l'oggetto del suo pensiero; e allora il suo pensiero procede dall'inclinazione dell'appetito, non invero al pensiero, ma all'azione pensata. Di conseguenza un uomo che sta pensando alla fornicazione, può dilettarsi in una di due cose: primo, nel pensiero stesso, secondo, nella fornicazione pensata. Ora la dilettazione nel pensiero stesso risulta dall'inclinazione dell'appetito al pensiero; e il pensiero stesso non è in sé un peccato mortale; talvolta anzi è solo un peccato veniale, come quando un uomo pensa a tale cosa senza scopo; e talvolta non è affatto peccato, come quando un uomo ha uno scopo nel pensarci; per esempio, può voler predicare o disputare su di esso. Di conseguenza tale affetto o dilettazione rispetto al pensiero della fornicazione non è un peccato mortale in virtù del suo genere, ma è talvolta un peccato veniale e talvolta nessun peccato affatto: perciò neppure è un peccato mortale acconsentire a tale pensiero. In questo senso la prima opinione è vera.
Ma che un uomo nel pensare alla fornicazione prenda piacere nell'atto pensato, è dovuto al fatto che il suo desiderio è inclinato a questo atto. Perciò il fatto che un uomo acconsenta a tale dilettazione, equivale a nient'altro che a un consenso all'inclinazione del suo appetito alla fornicazione: poiché nessun uomo prende piacere se non in ciò che è conforme al suo appetito. Ora è un peccato mortale, se un uomo sceglie deliberatamente che il suo appetito sia conformato a ciò che è in sé un peccato mortale. Perciò tale consenso alla dilettazione in un peccato mortale, è esso stesso un peccato mortale, come sostiene la seconda opinione.
Risposta all'obiezione 1: Il consenso alla dilettazione può essere non solo nella ragione inferiore, ma anche nella ragione superiore, come detto sopra (Articolo [7]). Tuttavia la ragione inferiore può distogliersi dalle ragioni eterne, poiché, sebbene non sia intenta ad esse, come regolante secondo esse, il che è proprio della ragione superiore, tuttavia, è intenta ad esse, come essendo regolata secondo esse: e distogliendosi da esse in questo senso, può peccare mortalmente; poiché anche gli atti delle potenze inferiori e delle membra esterne possono essere peccati mortali, in quanto la direzione della ragione superiore manca nel dirigerli secondo le ragioni eterne.
Risposta all'obiezione 2: Il consenso a un peccato che è veniale nel suo genere, è esso stesso un peccato veniale, e di conseguenza si può concludere che il consenso a prendere piacere in un pensiero inutile circa la fornicazione, è un peccato veniale. Ma la dilettazione nell'atto stesso della fornicazione è, nel suo genere, un peccato mortale: e che sia un peccato veniale prima che il consenso sia dato, è accidentale, cioè a causa dell'incompletezza dell'atto: la quale incompletezza cessa quando il consenso deliberato è stato dato, cosicché dunque ha la sua natura completa ed è un peccato mortale.
Risposta all'obiezione 3: Questo argomento considera la dilettazione che ha il pensiero per suo oggetto.
Risposta all'obiezione 4: La dilettazione che ha un atto esterno per suo oggetto, non può essere senza compiacenza nell'atto esterno come tale, anche se non vi è decisione di compierlo, a causa della proibizione di qualche autorità superiore: perciò l'atto è disordinato, e di conseguenza anche la dilettazione sarà disordinata.
Risposta all'obiezione 5: Il consenso alla dilettazione, risultante dalla compiacenza in un atto di omicidio pensato, è anch'esso un peccato mortale: ma non il consenso alla dilettazione risultante dalla compiacenza nel pensiero dell'omicidio.
Risposta all'obiezione 6: La preghiera del Signore deve essere detta affinché possiamo essere preservati non solo dal peccato veniale, ma anche dal peccato mortale.