III, q. 84 a. 8
Se la Penitenza debba durare fino al termine della vita
Quaestio 84 · Del sacramento della penitenza
Obiezione 1: Sembra che la Penitenza non debba durare fino al termine della vita. Perché la Penitenza è ordinata alla cancellazione del peccato. Ora il penitente riceve il perdono dei suoi peccati subito, secondo Ez 18,21: "Se l'empio fa penitenza per tutti i peccati che ha commesso... egli vivrà e non morirà". Dunque non c'è bisogno che la Penitenza sia ulteriormente prolungata.
Obiezione 2: Inoltre, la Penitenza appartiene allo stato dei principianti. Ma l'uomo deve avanzare da quello stato allo stato dei proficienti, e, da questo, allo stato dei perfetti. Dunque l'uomo non ha bisogno di fare Penitenza fino al termine della sua vita.
Obiezione 3: Inoltre, l'uomo è tenuto a osservare le leggi della Chiesa in questo come negli altri sacramenti. Ma la durata del pentimento è fissata dai canoni, cosicché, cioè, per tale e talaltro peccato uno è tenuto a fare penitenza per tanti anni. Dunque sembra che la Penitenza non debba essere prolungata fino al termine della vita.
In contrario, Agostino dice nel suo libro, De Poenitentia [*De vera et falsa Poenitentia, la cui paternità è sconosciuta]: "Che cosa ci resta da fare, se non addolorarci sempre in questa vita? Perché quando cessa il dolore, manca il pentimento; e se manca il pentimento, che ne è del perdono?".
Rispondo che, La Penitenza è duplice, interna ed esterna. La penitenza interna è quella con cui uno si addolora per un peccato che ha commesso, e questa penitenza dovrebbe durare fino al termine della vita. Perché l'uomo dovrebbe sempre dispiacersi di aver peccato, poiché se se ne compiacesse, per questo stesso motivo cadrebbe nel peccato e perderebbe il frutto del perdono. Ora il dispiacere causa dolore in chi è suscettibile al dolore, come è l'uomo in questa vita; ma dopo questa vita i santi non sono suscettibili al dolore, perciò si dispiaceranno, senza addolorarsi, dei loro peccati passati, secondo Is 65,16: "Le angosce di prima sono dimenticate".
La penitenza esterna è quella con cui un uomo mostra segni esterni di dolore, confessa i suoi peccati verbalmente al sacerdote che lo assolve, e fa soddisfazione per i suoi peccati secondo il giudizio del sacerdote. Tale penitenza non deve durare fino al termine della vita, ma solo per un tempo fissato secondo la misura del peccato.
Risposta all'obiezione 1: La vera penitenza non solo rimuove i peccati passati, ma preserva anche l'uomo dai peccati futuri. Di conseguenza, sebbene un uomo riceva il perdono dei peccati passati nel primo istante della sua vera penitenza, tuttavia deve perseverare nella sua penitenza, per non cadere di nuovo nel peccato.
Risposta all'obiezione 2: Fare penitenza sia interna che esterna appartiene allo stato dei principianti, di coloro, cioè, che stanno facendo un nuovo inizio dallo stato di peccato. Ma c'è spazio per la penitenza interna anche nei proficienti e nei perfetti, secondo il Sal 83,6: "Nel suo cuore ha disposto di salire per gradi, nella valle di lacrime". Perciò Paolo dice (1 Cor 15,9): "Io... non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio".
Risposta all'obiezione 3: Queste durate di tempo sono fissate per i penitenti per quanto riguarda l'esercizio della penitenza esterna.