I-II, q. 73 a. 10
Se l'eccellenza della persona che pecca aggravi il peccato?
Quaestio 73 · Del confronto dei peccati tra loro
Obiezione 1: Sembra che l'eccellenza della persona che pecca non aggravi il peccato. Infatti l'uomo diventa grande principalmente aderendo a Dio, secondo Eccli. 25, 13: "Quanto è grande colui che trova sapienza e conoscenza! ma non c'è nessuno sopra colui che teme il Signore". Ora quanto più un uomo aderisce a Dio, tanto meno un peccato gli è imputato: infatti sta scritto (2 Paral. 30, 18.19): "Il Signore che è buono mostrerà misericordia a tutti coloro, che con tutto il loro cuore cercano il Signore Dio dei loro padri; e non lo imputerà a coloro che non sono santificati". Dunque un peccato non è aggravato dall'eccellenza della persona che pecca.
Obiezione 2: Inoltre, "non v'è accettazione di persone presso Dio" (Rm 2, 11). Dunque Egli non punisce un uomo più di un altro, per uno stesso peccato. Dunque un peccato non è aggravato dall'eccellenza della persona che pecca.
Obiezione 3: Inoltre, nessuno dovrebbe trarre svantaggio dal bene. Ma lo trarrebbe, se la sua azione fosse più biasimevole a motivo della sua bontà. Dunque un peccato non è aggravato a motivo dell'eccellenza della persona che pecca.
In contrario, Isidoro dice (De Summo Bono ii, 18): "Un peccato è ritenuto tanto più grave quanto più il peccatore è tenuto per una persona più eccellente".
Rispondo che, Il peccato è duplice. C'è un peccato che ci coglie alla sprovvista a causa della debolezza della natura umana: e tali peccati sono meno imputabili a colui che è più virtuoso, perché è meno negligente nel controllare quei peccati, che nondimeno la debolezza umana non ci permette di evitare del tutto. Ma ci sono altri peccati che procedono da deliberazione: e questi peccati sono tanto più imputati all'uomo secondo che egli è più eccellente. Quattro ragioni possono essere assegnate per questo. Primo, perché una persona più eccellente, ad esempio una che eccelle in conoscenza e virtù, può più facilmente resistere al peccato; quindi Nostro Signore disse (Lc 12, 47) che il "servo che conosceva la volontà del suo padrone... e non l'ha fatta... riceverà molte percosse". Secondo, a motivo dell'ingratitudine, perché ogni bene in cui un uomo eccelle, è un dono di Dio, al Quale l'uomo è ingrato quando pecca: e sotto questo aspetto ogni eccellenza, anche nei beni temporali, aggrava un peccato, secondo Sap. 6, 7: "I potenti saranno potentemente tormentati". Terzo, a motivo del fatto che l'atto peccaminoso è specialmente incoerente con l'eccellenza della persona che pecca: per esempio, se un principe violasse la giustizia, mentre è posto come custode della giustizia, o se un sacerdote fosse un fornicatore, mentre ha fatto voto di castità. Quarto, a motivo dell'esempio o scandalo; perché, come dice Gregorio (Pastor. i, 2): "Il peccato diventa molto più scandaloso, quando il peccatore è onorato per la sua posizione": e i peccati dei grandi sono molto più notori e gli uomini sono soliti sopportarli con più indignazione.
Risposta all'obiezione 1: Il passo citato allude a quelle cose che sono fatte negligentemente quando siamo colti alla sprovvista attraverso la debolezza umana.
Risposta all'obiezione 2: Dio non fa accettazione di persone nel punire i grandi più severamente, perché la loro eccellenza conduce alla gravità del loro peccato, come detto.
Risposta all'obiezione 3: L'uomo che eccelle in qualcosa trae svantaggio, non dal bene che ha, ma dal suo abuso di esso.