I-II, q. 17 a. 7
Se l'atto dell'appetito sensitivo sia comandato
Quaestio 17 · Degli atti comandati dalla volontà
Obiezione 1: Sembra che l'atto dell'appetito sensitivo non sia comandato. Infatti l'Apostolo dice (Rm 7,15): "Non compio il bene che voglio": e una glossa spiega questo dicendo che l'uomo concupisce, sebbene non voglia concupire. Ma concupire è un atto dell'appetito sensitivo. Dunque l'atto dell'appetito sensitivo non è soggetto al nostro comando.
Obiezione 2: Inoltre, la materia corporea obbedisce a Dio solo, all'effetto della trasmutazione formale, come è stato mostrato nella Prima Parte, Questione [65], Articolo [4]; Questione [91], Articolo [2]; Questione [110], Articolo [2]. Ma l'atto dell'appetito sensitivo è accompagnato da una trasmutazione formale del corpo, consistente in caldo o freddo. Dunque l'atto dell'appetito sensitivo non è soggetto al comando dell'uomo.
Obiezione 3: Inoltre, il principio motore proprio dell'appetito sensitivo è qualcosa appreso dal senso o dall'immaginazione. Ma non è sempre in nostro potere apprendere qualcosa col senso o con l'immaginazione. Dunque l'atto dell'appetito sensitivo non è soggetto al nostro comando.
In contrario, Gregorio di Nissa [*Nemesio, De Nat. Hom. xvi.] dice: "Ciò che obbedisce alla ragione è duplice, il concupiscibile e l'irascibile", che appartengono all'appetito sensitivo. Dunque l'atto dell'appetito sensitivo è soggetto al comando della ragione.
Rispondo che, Un atto è soggetto al nostro comando, in quanto è in nostro potere, come detto sopra (Articolo [5]). Di conseguenza, per comprendere in che modo l'atto dell'appetito sensitivo sia soggetto al comando della ragione, dobbiamo considerare in che modo esso sia in nostro potere. Ora si deve osservare che l'appetito sensitivo differisce dall'appetito intellettivo, che è chiamato volontà, nel fatto che l'appetito sensitivo è una potenza di un organo corporeo, mentre la volontà non lo è. Inoltre, ogni atto di una potenza che usa un organo corporeo dipende non solo da una potenza dell'anima, ma anche dalla disposizione di quell'organo corporeo: così l'atto della visione dipende dalla potenza della vista e dalla condizione dell'occhio, condizione che è un aiuto o un ostacolo a quell'atto. Di conseguenza l'atto dell'appetito sensitivo dipende non solo dalla potenza appetitiva, ma anche dalla disposizione del corpo.
Ora, qualunque parte la potenza dell'anima prenda nell'atto, segue l'apprensione. E l'apprensione dell'immaginazione, essendo un'apprensione particolare, è regolata dall'apprensione della ragione, che è universale; proprio come una potenza attiva particolare è regolata da una potenza attiva universale. Di conseguenza, sotto questo aspetto, l'atto dell'appetito sensitivo è soggetto al comando della ragione. D'altra parte, la condizione o disposizione del corpo non è soggetta al comando della ragione: e di conseguenza, sotto questo aspetto, il movimento dell'appetito sensitivo è impedito dall'essere interamente soggetto al comando della ragione.
Inoltre accade talvolta che il movimento dell'appetito sensitivo sia suscitato improvvisamente in conseguenza di un'apprensione dell'immaginazione o del senso. E allora tale movimento avviene senza il comando della ragione: sebbene la ragione avrebbe potuto impedirlo, se lo avesse previsto. Perciò il Filosofo dice (Polit. i, 2) che la ragione governa l'irascibile e il concupiscibile non con un "potere dispotico", che è quello di un padrone sul suo schiavo; ma con un "potere politico e regale", con cui sono governati i liberi, che non sono interamente soggetti al comando.
Risposta all'obiezione 1: Che l'uomo concupisca, sebbene non voglia concupire, è dovuto a una disposizione del corpo, per cui l'appetito sensitivo è impedito dalla perfetta conformità con il comando della ragione. Perciò l'Apostolo aggiunge (Rm 7,23): "Vedo un'altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente". Questo può accadere anche attraverso un movimento improvviso della concupiscenza, come detto sopra.
Risposta all'obiezione 2: La condizione del corpo sta in una duplice relazione con l'atto dell'appetito sensitivo. Primo, come precedente ad esso: così un uomo può essere disposto in un modo o nell'altro, rispetto al suo corpo, a questa o quella passione. Secondo, come conseguente ad esso: così un uomo si riscalda per l'ira. Ora la condizione che precede non è soggetta al comando della ragione: poiché è dovuta o alla natura, o a qualche movimento precedente, che non può cessare immediatamente. Ma la condizione che è conseguente, segue il comando della ragione: poiché risulta dal movimento locale del cuore, che ha vari movimenti secondo i vari atti dell'appetito sensitivo.
Risposta all'obiezione 3: Poiché il sensibile esterno è necessario per l'apprensione dei sensi, non è in nostro potere apprendere qualcosa con i sensi, a meno che il sensibile sia presente; la quale presenza del sensibile non è sempre in nostro potere. Infatti è allora che l'uomo può usare i suoi sensi se vuole farlo; a meno che non vi sia qualche ostacolo da parte dell'organo. D'altra parte, l'apprensione dell'immaginazione è soggetta all'ordinamento della ragione, in proporzione alla forza o debolezza della potenza immaginativa. Infatti che l'uomo sia incapace di immaginare le cose che la ragione considera, è o perché non possono essere immaginate, come le cose incorporee; o a causa della debolezza della potenza immaginativa, dovuta a qualche indisposizione organica.