I-II, q. 17 a. 5
Se l'atto della volontà sia comandato
Quaestio 17 · Degli atti comandati dalla volontà
Obiezione 1: Sembra che l'atto della volontà non sia comandato. Infatti Agostino dice (Confess. viii, 9): "La mente comanda alla mente di volere, e tuttavia non lo fa". Ma volere è l'atto della volontà. Dunque l'atto della volontà non è comandato.
Obiezione 2: Inoltre, ricevere un comando appartiene a chi può comprendere il comando. Ma la volontà non può comprendere il comando; poiché la volontà differisce dall'intelletto, al quale appartiene comprendere. Dunque l'atto della volontà non è comandato.
Obiezione 3: Inoltre, se un atto della volontà è comandato, per la stessa ragione lo sono tutti. Ma se tutti gli atti della volontà sono comandati, dobbiamo necessariamente procedere all'infinito; perché l'atto della volontà precede l'atto della ragione che comanda, come detto sopra (Articolo [1]); poiché se anche quell'atto della volontà fosse comandato, questo comando sarebbe preceduto da un altro atto della ragione, e così via all'infinito. Ma procedere all'infinito non è possibile. Dunque l'atto della volontà non è comandato.
In contrario, Tutto ciò che è in nostro potere, è soggetto al nostro comando. Ma gli atti della volontà, più di tutti, sono in nostro potere; poiché tutti i nostri atti si dicono essere in nostro potere, in quanto sono volontari. Dunque gli atti della volontà sono comandati da noi.
Rispondo che, Come detto sopra (Articolo [1]), il comando non è altro che l'atto della ragione che dirige, con un certo moto, qualcosa ad agire. Ora è evidente che la ragione può dirigere l'atto della volontà: infatti, come può giudicare che sia bene volere qualcosa, così può dirigere comandando all'uomo di volere. Da ciò è evidente che un atto della volontà può essere comandato.
Risposta all'obiezione 1: Come dice Agostino (Confess. viii, 9), quando la mente comanda a se stessa perfettamente di volere, allora già vuole: ma il fatto che talvolta comandi e non voglia, è dovuto al fatto che comanda imperfettamente. Ora il comando imperfetto nasce dal fatto che la ragione è mossa da motivi opposti a comandare o a non comandare: perciò fluttua tra i due, e manca di comandare perfettamente.
Risposta all'obiezione 2: Come ciascuna delle membra del corpo lavora non per se stessa sola ma per tutto il corpo; così è per tutto il corpo che l'occhio vede; così avviene con le potenze dell'anima. Infatti l'intelletto comprende, non per se stesso solo, ma per tutte le potenze; e la volontà vuole non solo per se stessa, ma anche per tutte le potenze. Perciò l'uomo, in quanto è dotato di intelletto e volontà, comanda l'atto della volontà per se stesso.
Risposta all'obiezione 3: Poiché il comando è un atto della ragione, quell'atto è comandato che è soggetto alla ragione. Ora il primo atto della volontà non è dovuto alla direzione della ragione ma all'istigazione della natura, o di una causa superiore, come detto sopra (Questione [9], Articolo [4]). Pertanto non c'è bisogno di procedere all'infinito.