III, q. 75 a. 7
Se questo cambiamento avvenga istantaneamente.
Quaestio 75 · La conversione del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Cristo
Obiezione 1: Sembra che questo cambiamento non avvenga istantaneamente, ma successivamente. Infatti in questo cambiamento c'è prima la sostanza del pane, e poi la sostanza del corpo di Cristo. Nessuna delle due, dunque, è nello stesso istante, ma in due istanti. Ma c'è un tempo intermedio tra ogni due istanti. Dunque questo cambiamento deve avvenire secondo la successione del tempo, che è tra l'ultimo istante in cui il pane è lì, e il primo istante in cui il corpo di Cristo è presente.
Obiezione 2: Inoltre, in ogni cambiamento qualcosa è "in divenire" e qualcosa è "in essere". Ma queste due cose non esistono allo stesso tempo, poiché ciò che è "in divenire" non è ancora, mentre ciò che è "in essere" già è. Di conseguenza, c'è un prima e un dopo in tale cambiamento: e così necessariamente il cambiamento non può essere istantaneo, ma successivo.
Obiezione 3: Inoltre, Ambrogio dice (De Sacram. iv) che questo sacramento "è fatto dalle parole di Cristo". Ma le parole di Cristo sono pronunciate successivamente. Dunque il cambiamento avviene successivamente.
In contrario, Questo cambiamento è effettuato da una potenza che è infinita, alla quale appartiene operare in un istante.
Rispondo che, Un cambiamento può essere istantaneo per una triplice ragione. Primo, da parte della forma, che è il termine del cambiamento. Infatti, se è una forma che riceve il più e il meno, viene acquisita dal suo soggetto successivamente, come la salute; e perciò, poiché una forma sostanziale non riceve il più e il meno, ne consegue che la sua introduzione nella materia è istantanea.
Secondo, da parte del soggetto, che a volte è preparato successivamente per ricevere la forma; così l'acqua è riscaldata successivamente. Quando, tuttavia, il soggetto stesso è nell'ultima disposizione per ricevere la forma, la riceve improvvisamente, come un corpo trasparente è illuminato improvvisamente. Terzo, da parte dell'agente, che possiede potenza infinita: per cui può disporre istantaneamente la materia per la forma. Così sta scritto (Mc 7, 34) che quando Cristo ebbe detto: "'Effatà', cioè 'Apriti', subito i suoi orecchi si aprirono e il nodo della sua lingua si sciolse".
Per queste tre ragioni questa conversione è istantanea. Primo, perché la sostanza del corpo di Cristo, che è il termine di questa conversione, non riceve più o meno. Secondo, perché in questa conversione non c'è alcun soggetto da disporre successivamente. Terzo, perché è effettuata dalla potenza infinita di Dio.
Risposta all'obiezione 1: Alcuni [*Cf. Alberto Magno, Sent. iv, D, 11; S. Bonaventura, Sent., iv, D, 11] non concedono semplicemente che ci sia un tempo intermedio tra ogni due istanti. Infatti dicono che questo è vero per due istanti riferiti allo stesso movimento, ma non se si riferiscono a cose diverse. Quindi tra l'istante che segna la fine della quiete e un altro che segna l'inizio del movimento, non c'è tempo intermedio. Ma in questo si sbagliano, perché l'unità del tempo e dell'istante, o anche la loro pluralità, non è presa secondo movimenti di qualsiasi tipo, ma secondo il primo movimento dei cieli, che è la misura di ogni movimento e quiete.
Di conseguenza altri concedono questo del tempo che misura il movimento dipendente dal movimento dei cieli. Ma ci sono alcuni movimenti che non dipendono dal movimento dei cieli, né sono misurati da esso, come è stato detto nella FP, Question [53], Articolo [3] riguardo ai movimenti degli angeli. Quindi tra due istanti rispondenti a quei movimenti non c'è tempo intermedio. Ma questo non è pertinente, perché sebbene il cambiamento in questione non abbia relazione di per sé con il movimento dei cieli, tuttavia segue la pronuncia delle parole, la quale (pronuncia) deve necessariamente essere misurata dal movimento dei cieli. E perciò ci deve necessariamente essere un tempo intermedio tra ogni due istanti signati in connessione con quel cambiamento.
Alcuni dicono dunque che l'istante in cui il pane era per l'ultima volta, e l'istante in cui il corpo di Cristo è per la prima volta, sono invero due in confronto alle cose misurate, ma sono uno comparativamente al tempo misurante; come quando due linee si toccano, ci sono due punti da parte delle due linee, ma un punto da parte del luogo che le contiene. Ma qui non c'è somiglianza, perché istante e tempo non sono la misura intrinseca di movimenti particolari, come una linea e un punto lo sono di un corpo, ma solo la misura estrinseca, come il luogo lo è per i corpi.
Perciò altri dicono che è lo stesso istante di fatto, ma un altro secondo la ragione. Ma secondo questo ne seguirebbe che cose realmente opposte esisterebbero insieme; poiché la diversità di ragione non cambia una cosa oggettivamente.
E perciò si deve dire che questo cambiamento, come detto sopra, è operato dalle parole di Cristo che sono pronunciate dal sacerdote, cosicché l'ultimo istante della pronuncia delle parole è il primo istante in cui il corpo di Cristo è nel sacramento; e che la sostanza del pane è lì durante tutto il tempo precedente. Di questo tempo nessun istante deve essere preso come prossimamente precedente l'ultimo, perché il tempo non è fatto di istanti successivi, come è provato in Phys. vi. E perciò si può assegnare un primo istante in cui il corpo di Cristo è presente; ma non si può assegnare un ultimo istante in cui la sostanza del pane è lì, ma si può assegnare un ultimo tempo. E lo stesso vale nei cambiamenti naturali, come è evidente dal Filosofo (Phys. viii).
Risposta all'obiezione 2: Nei cambiamenti istantanei una cosa è "in divenire" e "in essere" simultaneamente; proprio come diventare illuminato ed essere attualmente illuminato sono simultanei: infatti in tali casi, una cosa si dice essere "in essere" secondo che ora è; ma essere "in divenire", secondo che non era prima.
Risposta all'obiezione 3: Come detto sopra (ad 1), questo cambiamento avviene nell'ultimo istante della pronuncia delle parole. Infatti allora il significato delle parole è finito, il quale significato è efficace nelle forme dei sacramenti. E perciò non ne consegue che questo cambiamento sia successivo.