II-II, q. 64 a. 5
Se sia lecito uccidere se stessi
Quaestio 64 · L'omicidio
Obiezione 1: Sembra lecito a un uomo uccidere se stesso. Infatti l'omicidio è un peccato in quanto è contrario alla giustizia. Ma nessun uomo può fare ingiustizia a se stesso, come è provato nell'Etica (v, 11). Dunque nessun uomo pecca uccidendo se stesso.
Obiezione 2: Inoltre, è lecito, per chi esercita la pubblica autorità, uccidere i malfattori. Ora chi esercita la pubblica autorità è talvolta un malfattore. Dunque può lecitamente uccidere se stesso.
Obiezione 3: Inoltre, è lecito a un uomo subire spontaneamente un pericolo minore per evitarne uno maggiore: così è lecito a un uomo tagliare un arto putrido anche da se stesso, per salvare tutto il corpo. Ora talvolta un uomo, uccidendo se stesso, evita un male maggiore, per esempio una vita infelice, o la vergogna del peccato. Dunque un uomo può uccidere se stesso.
Obiezione 4: Inoltre, Sansone uccise se stesso, come narrato in Giudici 16, e tuttavia è annoverato tra i santi (Eb 11). Dunque è lecito a un uomo uccidere se stesso.
Obiezione 5: Inoltre, si narra (2 Mac 14,42) che un certo Razias uccise se stesso, "scegliendo di morire nobilmente piuttosto che cadere nelle mani degli empi e subire oltraggi indegni della sua nobile nascita". Ora nulla di ciò che è fatto nobilmente e coraggiosamente è illecito. Dunque il suicidio non è illecito.
In contrario, Agostino dice (De Civ. Dei i, 20): "Ne consegue che le parole 'Non uccidere' si riferiscono all'uccisione di un uomo — non un altro uomo; dunque, nemmeno te stesso. Infatti chi uccide se stesso, non uccide altro che un uomo".
Rispondo che, È del tutto illecito uccidere se stessi, per tre ragioni. Primo, perché ogni cosa ama naturalmente se stessa, col risultato che ogni cosa conserva naturalmente se stessa nell'essere e resiste alla corruzione per quanto può. Perciò il suicidio è contrario all'inclinazione della natura e alla carità con cui ogni uomo deve amare se stesso. Quindi il suicidio è sempre un peccato mortale, essendo contrario alla legge naturale e alla carità. Secondo, perché ogni parte, in quanto tale, appartiene al tutto. Ora ogni uomo è parte della comunità, e quindi, in quanto tale, appartiene alla comunità. Quindi uccidendo se stesso danneggia la comunità, come dichiara il Filosofo (Ethic. v, 11). Terzo, perché la vita è un dono di Dio all'uomo, ed è soggetta al Suo potere, di Colui che fa morire e fa vivere. Quindi chiunque si toglie la vita, pecca contro Dio, proprio come chi uccide lo schiavo altrui pecca contro il padrone di quello schiavo, e come chi usurpa il giudizio su una questione non affidatagli. Infatti spetta solo a Dio pronunciare sentenza di morte e di vita, secondo Dt 32,39: "Io farò morire e Io farò vivere".
Risposta all'obiezione 1: L'omicidio è un peccato, non solo perché è contrario alla giustizia, ma anche perché è opposto alla carità che un uomo deve avere verso se stesso: sotto questo aspetto il suicidio è un peccato in relazione a se stessi. In relazione alla comunità e a Dio, è peccaminoso anche in ragione della sua opposizione alla giustizia.
Risposta all'obiezione 2: Chi esercita la pubblica autorità può lecitamente mettere a morte un malfattore, poiché può emettere giudizio su di lui. Ma nessun uomo è giudice di se stesso. Perciò non è lecito a chi esercita la pubblica autorità mettere se stesso a morte per qualsiasi peccato: sebbene possa lecitamente rimettersi al giudizio di altri.
Risposta all'obiezione 3: L'uomo è reso padrone di se stesso attraverso il libero arbitrio: perciò può lecitamente disporre di se stesso per quelle cose che riguardano questa vita che è governata dal libero arbitrio dell'uomo. Ma il passaggio da questa vita a un'altra più felice non è soggetto al libero arbitrio dell'uomo ma al potere di Dio. Quindi non è lecito all'uomo togliersi la vita per passare a una vita più felice, né per sfuggire a qualsiasi infelicità della vita presente, perché il male ultimo e più temibile di questa vita è la morte, come afferma il Filosofo (Ethic. iii, 6). Pertanto procurarsi la morte per sfuggire alle altre afflizioni di questa vita, è adottare un male maggiore per evitarne uno minore. Allo stesso modo è illecito togliersi la vita per aver commesso un peccato, sia perché così facendo ci si arreca un grandissimo danno, privandosi del tempo necessario per il pentimento, sia perché non è lecito uccidere un malfattore se non per sentenza della pubblica autorità. Ancora, è illecito per una donna uccidersi per non essere violata, perché non deve commettere su se stessa il grandissimo peccato del suicidio per evitare il peccato minore di un altro. Infatti ella non commette alcun peccato nell'essere violata con la forza, purché non acconsenta, poiché "senza il consenso della mente non c'è macchia sul corpo", come dichiarò Santa Lucia. Ora è evidente che la fornicazione e l'adulterio sono peccati meno gravi del togliere la vita a un uomo, specialmente la propria: poiché quest'ultimo è gravissimo, perché si danneggia se stessi, a cui si deve il massimo amore. Inoltre è pericolosissimo poiché non rimane tempo per espiarlo con il pentimento. Ancora, non è lecito a nessuno togliersi la vita per paura di acconsentire al peccato, perché "non si deve fare il male affinché venga il bene" (Rm 3,8) o affinché il male sia evitato, specialmente se il male è di poco conto e un evento incerto, poiché è incerto se uno acconsentirà in futuro a un peccato, dato che Dio è capace di liberare l'uomo dal peccato sotto qualsiasi tentazione.
Risposta all'obiezione 4: Come dice Agostino (De Civ. Dei i, 21), "nemmeno Sansone è da scusare per essersi schiacciato insieme ai suoi nemici sotto le rovine della casa, se non perché lo Spirito Santo, che aveva operato molti prodigi attraverso di lui, gli aveva segretamente comandato di fare questo". Egli assegna la stessa ragione nel caso di certe sante donne, che al tempo della persecuzione si tolsero la vita, e che sono commemorate dalla Chiesa.
Risposta all'obiezione 5: Appartiene alla fortezza che un uomo non rifugga dall'essere ucciso da un altro, per il bene della virtù, e per evitare il peccato. Ma che un uomo si tolga la vita per evitare mali penali ha invero un'apparenza di fortezza (motivo per cui alcuni, tra cui Razias, si sono uccisi pensando di agire per fortezza), tuttavia non è vera fortezza, ma piuttosto una debolezza d'animo incapace di sopportare i mali penali, come dichiarano il Filosofo (Ethic. iii, 7) e Agostino (De Civ. Dei 22, 23).