II-II, q. 185 a. 6
Se sia lecito a un vescovo possedere beni propri
Quaestio 185 · Delle cose che riguardano lo stato episcopale
Obiezione 1: Sembra che non sia lecito a un vescovo possedere beni propri. Infatti il Signore ha detto (Mt 19,21): "Se vuoi essere perfetto, va', vendi tutto ciò che hai, e dallo ai poveri... e vieni, seguimi"; da cui sembrerebbe seguire che la povertà volontaria è richiesta per la perfezione. Ora i vescovi sono nello stato di perfezione. Dunque sembrerebbe illecito per loro possedere qualcosa come proprio.
Obiezione 2: Inoltre, i vescovi prendono il posto degli apostoli nella Chiesa, secondo una glossa su Lc 10,1. Ora il Signore comandò agli apostoli di non possedere nulla di proprio, secondo Mt 10,9: "Non possedete oro, né argento, né denaro nelle vostre borse"; perciò Pietro disse per sé e per gli altri apostoli (Mt 19,27): "Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito". Dunque sembrerebbe che i vescovi siano tenuti a osservare questo comando, e a non possedere nulla di proprio.
Obiezione 3: Inoltre, Girolamo dice (Ep. lii ad Nepotian.): "Il greco {kleros} denota il latino 'sors' (sorte). Quindi i chierici sono così chiamati o perché sono della sorte del Signore, o perché il Signore stesso è la sorte, cioè la porzione dei chierici. Ora colui che possiede il Signore, non può avere nulla oltre a Dio; e se ha oro e argento, possedimenti e beni mobili di ogni genere, con tale porzione il Signore non si degna di essere anche la sua porzione". Dunque sembrerebbe che non solo i vescovi ma anche i chierici non debbano avere nulla di proprio.
In contrario, È stabilito (XII, qu. i, can. Episcopi de rebus): "I vescovi, se lo desiderano, possono lasciare ai loro eredi i loro beni personali o acquisiti, e tutto ciò che appartiene a loro personalmente".
Rispondo che, Nessuno è tenuto a opere di supererogazione, a meno che non si obblighi specialmente ad esse con voto. Quindi Agostino dice (Ep. cxxvii ad Paulin. et Arment.): "Poiché hai fatto il voto, ti sei già obbligato, non puoi più fare altrimenti. Prima di essere vincolato dal voto, eri libero di sottometterti". Ora è evidente che vivere senza possedere nulla è un'opera di supererogazione, poiché è materia non di precetto ma di consiglio. Perciò il Signore, dopo aver detto al giovane: "Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti", disse poi in aggiunta: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi" tutto "ciò che hai, e dallo ai poveri" (Mt 19,17.21). I vescovi, tuttavia, non si obbligano alla loro ordinazione a vivere senza possedimenti propri; né invero l'ufficio pastorale, al quale si obbligano, rende necessario per loro vivere senza nulla di proprio. Pertanto i vescovi non sono tenuti a vivere senza possedimenti propri.
Risposta all'obiezione 1: Come detto sopra (Q. [184], Art. [3], ad 1) la perfezione della vita cristiana non consiste essenzialmente nella povertà volontaria, ma la povertà volontaria conduce strumentalmente alla perfezione della vita. Quindi non segue che dove c'è maggiore povertà ci sia maggiore perfezione; anzi la più alta perfezione è compatibile con grandi ricchezze, poiché Abramo, al quale fu detto (Gn 17,1): "Cammina davanti a Me e sii perfetto", è dichiarato essere stato ricco (Gn 13,2).
Risposta all'obiezione 2: Questo detto del Signore può essere inteso in tre modi. Primo, misticamente, che non dovremmo possedere né oro né argento significa che il predicatore non dovrebbe fare affidamento principalmente sulla sapienza ed eloquenza temporale; così Girolamo espone il passo.
Secondo, secondo la spiegazione di Agostino (De Consens. Ev. ii, 30), dobbiamo intendere che il Signore disse questo non come comando ma come permesso. Infatti permise loro di andare a predicare senza oro o argento o altri mezzi, poiché dovevano ricevere i mezzi di sostentamento da coloro ai quali predicavano; perciò aggiunse: "Perché l'operaio è degno del suo nutrimento". E tuttavia se qualcuno usasse i propri mezzi nel predicare il Vangelo, questa sarebbe un'opera di supererogazione, come dice Paolo in riferimento a se stesso (1 Cor 9,12.15).
Terzo, secondo l'esposizione di Crisostomo, dobbiamo intendere che il Signore impose questi comandi ai Suoi discepoli in riferimento alla missione per la quale erano inviati a predicare ai Giudei, affinché potessero essere incoraggiati a confidare nel Suo potere, vedendo che Egli provvedeva ai loro bisogni senza che avessero mezzi propri. Ma non segue da questo che essi, o i loro successori, fossero obbligati a predicare il Vangelo senza avere mezzi propri: poiché leggiamo di Paolo (2 Cor 11,8) che "ricevette uno stipendio" da altre chiese per predicare ai Corinzi, perciò è chiaro che possedeva qualcosa inviatogli da altri. E sembra sciocco dire che tanti santi vescovi come Atanasio, Ambrogio e Agostino avrebbero disobbedito a questi comandi se si fossero creduti tenuti ad osservarli.
Risposta all'obiezione 3: Ogni parte è minore del tutto. Di conseguenza un uomo ha altre porzioni insieme a Dio, se diventa meno intento alle cose che appartengono a Dio occupandosi delle cose del mondo. Ora né i vescovi né i chierici dovrebbero possedere mezzi propri in modo tale che, mentre sono occupati con i propri, trascurino quelli che riguardano il culto di Dio.