II-II, q. 158 a. 4
Se l'ira sia il peccato più grave
Quaestio 158 · Dell'ira
Obiezione 1: Sembra che l'ira sia il peccato più grave. Infatti Crisostomo dice [Hom. xlviii in Joan.] che "nulla è più ripugnante dell'aspetto di un uomo adirato, e nulla è più brutto di un volto spietato, e soprattutto di un'anima crudele". ['Severo'. Il testo corretto è 'Si vero'. La traduzione scorrerebbe quindi così... 'e nulla è più brutto'. E se il suo 'volto è brutto, quanto più brutta è la sua anima!']. Dunque l'ira è il peccato più grave.
Obiezione 2: Inoltre, più un peccato è dannoso, peggiore sembrerebbe essere; poiché, secondo Agostino (Enchiridion xii), "una cosa è detta cattiva perché nuoce". Ora l'ira è dannosissima, perché priva l'uomo della sua ragione, per cui egli è padrone di se stesso; infatti Crisostomo dice (Hom. xlviii in Joan.) che "l'ira non differisce in nulla dalla pazzia; è un demone finché dura, anzi più molesta di uno tormentato da un demone". Dunque l'ira è il peccato più grave.
Obiezione 3: Inoltre, i movimenti interiori sono giudicati secondo i loro effetti esteriori. Ora l'effetto dell'ira è l'omicidio, che è un peccato gravissimo. Dunque l'ira è un peccato gravissimo.
In contrario, L'ira è paragonata all'odio come la pagliuzza alla trave; infatti Agostino dice nella sua Regola (Ep. ccxi): "Affinché l'ira non cresca in odio e una pagliuzza diventi una trave". Dunque l'ira non è il peccato più grave.
Rispondo che, Come detto sopra (Articoli [1],2), il disordine dell'ira è considerato sotto un duplice aspetto, cioè riguardo a un oggetto indebito, e riguardo a un modo indebito di adirarsi. Quanto all'oggetto appetibile che desidera, l'ira sembrerebbe essere il minore dei peccati, poiché l'ira desidera il male della pena per qualche persona, sotto l'aspetto di un bene che è la vendetta. Quindi, da parte del male che desidera, il peccato d'ira concorda con quei peccati che desiderano il male del nostro prossimo, come l'invidia e l'odio; ma mentre l'odio desidera assolutamente il male altrui come tale, e l'invidioso desidera il male altrui per desiderio della propria gloria, l'uomo adirato desidera il male altrui sotto l'aspetto di giusta vendetta. Perciò è evidente che l'odio è più grave dell'invidia, e l'invidia dell'ira: poiché è peggio desiderare il male come male, che come bene; e desiderare il male come bene esteriore quale l'onore o la gloria, che sotto l'aspetto della rettitudine della giustizia. Da parte del bene, sotto l'aspetto del quale l'uomo adirato desidera un male, l'ira concorre con il peccato di concupiscenza che tende a un bene. Anche sotto questo aspetto, parlando in assoluto, il peccato d'ira è apparentemente meno grave di quello di concupiscenza, in quanto il bene della giustizia, che l'uomo adirato desidera, è migliore del bene piacevole o utile che è desiderato dal soggetto della concupiscenza. Perciò il Filosofo dice (Ethic. vii, 4) che "l'incontinente nel desiderio è più vergognoso dell'incontinente nell'ira".
D'altra parte, quanto al disordine che riguarda il modo di adirarsi, l'ira sembrerebbe avere una certa preminenza a causa della forza e della rapidità del suo movimento, secondo Pr 27,4: "L'ira non ha misericordia, né il furore quando scoppia: e chi può sopportare la violenza di uno provocato?". Quindi Gregorio dice (Moral. v, 45): "Il cuore punto dagli stimoli dell'ira è sconvolto, il corpo trema, la lingua si impiglia, il volto si infiamma, gli occhi sono inferociti e non riconoscono affatto coloro che conosciamo: la lingua emette suoni invero, ma non c'è senso nel suo proferire".
Risposta all'obiezione 1: Crisostomo allude alla ripugnanza dei gesti esteriori che risultano dall'impetuosità dell'ira.
Risposta all'obiezione 2: Questo argomento considera il movimento disordinato dell'ira, che risulta dalla sua impetuosità, come detto sopra.
Risposta all'obiezione 3: L'omicidio risulta dall'odio e dall'invidia non meno che dall'ira: tuttavia l'ira è meno grave, in quanto considera l'aspetto della giustizia, come detto sopra.