I-II, q. 31 a. 5
Se i piaceri corporei e sensibili siano maggiori di quelli spirituali e intellettuali?
Quaestio 31 · Del diletto considerato in se stesso
Obiezione 1: Sembra che i piaceri corporei e sensibili siano maggiori dei piaceri spirituali e intelligibili. Infatti tutti gli uomini cercano qualche piacere, secondo il Filosofo (Ethic. x, 2,4). Ma più uomini cercano i piaceri sensibili che i piaceri spirituali intelligibili. Dunque i piaceri corporei sono maggiori.
Obiezione 2: Inoltre, la grandezza di una causa si conosce dal suo effetto. Ma i piaceri corporei hanno effetti maggiori; poiché "alterano lo stato del corpo, e in alcuni causano follia" (Ethic. vii, 3). Dunque i piaceri corporei sono maggiori.
Obiezione 3: Inoltre, i piaceri corporei hanno bisogno di essere temperati e frenati, a motivo della loro veemenza: mentre non c'è bisogno di frenare i piaceri spirituali. Dunque i piaceri corporei sono maggiori.
In contrario, Sta scritto (Sal 118,103): "Quanto sono dolci al mio palato le tue parole; più del miele alla mia bocca!" E il Filosofo dice (Ethic. x, 7) che "il piacere più grande deriva dall'operazione della sapienza".
Rispondo che, Come detto sopra (Articolo [1]), il piacere sorge dall'unione con un oggetto conveniente percepito o conosciuto. Ora, nelle operazioni dell'anima, specialmente dell'anima sensitiva e intellettiva, si deve notare che, poiché non passano nella materia esterna, sono atti o perfezioni dell'agente, per esempio intendere, sentire, volere e simili: perché le azioni che passano nella materia esterna sono azioni e perfezioni piuttosto della materia trasformata; infatti "il movimento è l'atto prodotto dal motore nella cosa mossa" (Phys. iii, 3). Di conseguenza le suddette azioni dell'anima sensitiva e intellettiva sono esse stesse un certo bene dell'agente, e sono conosciute dal senso e dall'intelletto. Perciò anche da esse sorge il piacere, e non solo dai loro oggetti.
Se dunque paragoniamo i piaceri intellettuali con i piaceri sensibili, secondo che ci dilettiamo nelle azioni stesse, per esempio nella conoscenza sensitiva e in quella intellettuale; senza dubbio i piaceri intellettuali sono molto maggiori dei piaceri sensibili. Infatti l'uomo prova molto più diletto nel conoscere qualcosa intendendolo, che nel conoscere qualcosa percependolo con il suo senso. Perché la conoscenza intellettuale è più perfetta; e perché è meglio conosciuta, poiché l'intelletto riflette sul proprio atto più di quanto faccia il senso. Inoltre la conoscenza intellettuale è più amata: infatti non vi è nessuno che non rinuncerebbe alla vista corporea piuttosto che alla visione intellettuale, come ne sono private le bestie o gli stolti, come dice Agostino nel De Civ. Dei (De Trin. xiv, 14).
Se, tuttavia, i piaceri spirituali intellettuali vengono paragonati ai piaceri corporei sensibili, allora, in se stessi e parlando in senso assoluto, i piaceri spirituali sono maggiori. E questo appare dalla considerazione delle tre cose necessarie per il piacere, vale a dire il bene che è portato in congiunzione, ciò a cui è congiunto, e la congiunzione stessa. Infatti il bene spirituale è sia maggiore che più amato del bene corporeo: un segno di ciò è che gli uomini si astengono anche dai più grandi piaceri corporei, piuttosto che subire la perdita dell'onore che è un bene intellettuale. Allo stesso modo la facoltà intellettuale è molto più nobile e più conoscitiva della facoltà sensitiva. Anche la congiunzione è più intima, più perfetta e più ferma. Più intima, perché i sensi si fermano agli accidenti esteriori di una cosa, mentre l'intelletto penetra fino all'essenza; infatti l'oggetto dell'intelletto è "ciò che una cosa è". Più perfetta, perché la congiunzione del sensibile al senso implica movimento, che è un atto imperfetto: perciò i piaceri sensibili non sono percepiti tutti insieme, ma qualche parte di essi sta passando, mentre qualche altra parte è attesa come ancora da realizzarsi, come è manifesto nei piaceri della tavola e nei piaceri sessuali: mentre le cose intelligibili sono senza movimento: quindi i piaceri di questo genere sono realizzati tutti insieme. Più ferma; perché gli oggetti del piacere corporeo sono corruttibili, e presto passano; mentre i beni spirituali sono incorruttibili.
D'altra parte, in relazione a noi, i piaceri corporei sono più veementi, per tre ragioni. Primo, perché le cose sensibili sono più note a noi delle cose intelligibili. Secondo, perché i piaceri sensibili, essendo passioni dell'appetito sensitivo, sono accompagnati da qualche alterazione nel corpo: mentre questo non accade nei piaceri spirituali, se non in ragione di una certa reazione dell'appetito superiore su quello inferiore. Terzo, perché i piaceri corporei sono cercati come rimedi per difetti o disturbi corporei, da cui sorgono vari dolori. Perciò i piaceri corporei, a motivo del loro succedere a dolori di questo genere, sono sentiti di più, e conseguentemente sono accolti più dei piaceri spirituali, che non hanno dolori contrari, come diremo più avanti (Questione [35], Articolo [5]).
Risposta all'obiezione 1: La ragione per cui più uomini cercano i piaceri corporei è perché i beni sensibili sono conosciuti meglio e più generalmente: e, ancora, perché gli uomini hanno bisogno di piaceri come rimedi per molti tipi di dolore e tristezza: e poiché la maggioranza non può raggiungere i piaceri spirituali, che sono propri dei virtuosi, ne consegue che si volgono a cercare quelli del corpo.
Risposta all'obiezione 2: La trasmutazione corporea sorge più dai piaceri corporei, in quanto sono passioni dell'appetito sensitivo.
Risposta all'obiezione 3: I piaceri corporei si realizzano nella facoltà sensitiva che è governata dalla ragione: perciò hanno bisogno di essere temperati e frenati dalla ragione. Ma i piaceri spirituali sono nella mente, che è essa stessa la regola: perciò sono in se stessi sia sobri che moderati.