I, q. 84 a. 6
Se la conoscenza intellettuale derivi dalle cose sensibili
Quaestio 84 · Come l'anima unita al corpo conosca le cose corporee che sono sotto di lei.
Obiezione 1: Sembra che la conoscenza intellettuale non derivi dalle cose sensibili. Infatti Agostino dice (Questioni. 83, qu. 9) che "non possiamo aspettarci di imparare la pienezza della verità dai sensi del corpo". Questo lo prova in due modi. Primo, perché "qualunque cosa i sensi corporei raggiungano, viene continuamente cambiata; e ciò che non è mai lo stesso non può essere percepito". Secondo, perché, "qualunque cosa percepiamo col corpo, anche quando non presente ai sensi, può essere presente all'immaginazione, come quando dormiamo o siamo adirati: eppure non possiamo discernere coi sensi, se ciò che percepiamo sia l'oggetto sensibile o la sua immagine ingannevole. Ora nulla può essere percepito che non possa essere distinto dalla sua contraffazione". E così conclude che non possiamo aspettarci di imparare la verità dai sensi. Ma la conoscenza intellettuale apprende la verità. Dunque la conoscenza intellettuale non può essere trasmessa dai sensi.
Obiezione 2: Inoltre, Agostino dice (Gen. ad lit. xii, 16): "Non dobbiamo pensare che il corpo possa fare alcuna impressione sullo spirito, come se lo spirito dovesse supplire il posto della materia riguardo all'azione del corpo; poiché ciò che agisce è in ogni modo più eccellente di ciò su cui agisce". Da cui conclude che "il corpo non causa la sua immagine nello spirito, ma lo spirito la causa in se stesso". Dunque la conoscenza intellettuale non deriva dalle cose sensibili.
Obiezione 3: Inoltre, un effetto non supera la potenza della sua causa. Ma la conoscenza intellettuale si estende oltre le cose sensibili: infatti intendiamo alcune cose che non possono essere percepite dai sensi. Dunque la conoscenza intellettuale non deriva dalle cose sensibili.
In contrario, Il Filosofo dice (Metaph. i, 1; Poster. ii, 15) che il principio della conoscenza è nei sensi.
Rispondo che, Su questo punto i filosofi sostennero tre opinioni. Infatti Democrito sostenne che "ogni conoscenza è causata da immagini che escono dai corpi a cui pensiamo ed entrano nelle nostre anime", come dice Agostino nella sua lettera a Dioscoro (cxviii, 4). E Aristotele dice (De Somn. et Vigil.) che Democrito sostenne che la conoscenza è causata da una "scarica di immagini". E la ragione di questa opinione era che sia Democrito sia gli altri primi filosofi non distinguevano tra intelletto e senso, come riferisce Aristotele (De Anima iii, 3). Di conseguenza, poiché il senso è affetto dal sensibile, pensarono che tutta la nostra conoscenza fosse affetta da questa mera impressione provocata dalle cose sensibili. La quale impressione Democrito sostenne essere causata da una scarica di immagini.
Platone, d'altra parte, sostenne che l'intelletto è distinto dai sensi: e che è una potenza immateriale che non fa uso di un organo corporeo per la sua azione. E poiché l'incorporeo non può essere affetto dal corporeo, sostenne che la conoscenza intellettuale non è provocata dalle cose sensibili che affettano l'intelletto, ma da forme intelligibili separate partecipate dall'intelletto, come abbiamo detto sopra (Articoli [4],5). Inoltre sostenne che il senso è una potenza che opera da se stessa. Di conseguenza neppure il senso, poiché è una potenza spirituale, è affetto dal sensibile: ma gli organi sensibili sono affetti dal sensibile, col risultato che l'anima è in un certo modo stimolata a formare dentro di sé la specie del sensibile. Agostino sembra toccare questa opinione (Gen. ad lit. xii, 24) dove dice che il "corpo non sente, ma l'anima attraverso il corpo, di cui fa uso come di una sorta di messaggero, per riprodurre dentro di sé ciò che è annunciato da fuori". Così secondo Platone, né la conoscenza intellettuale procede dalla conoscenza sensibile, né la conoscenza sensibile esclusivamente dalle cose sensibili; ma queste stimolano l'anima sensibile all'atto senziente, mentre i sensi stimolano l'intelletto all'atto di intendere.
Aristotele scelse una via di mezzo. Infatti con Platone concordò che intelletto e senso sono diversi. Ma sostenne che il senso non ha la sua propria operazione senza la cooperazione del corpo; cosicché sentire non è un atto della sola anima, ma del "composto". E sostenne lo stesso riguardo a tutte le operazioni della parte sensitiva. Poiché, dunque, non è irragionevole che gli oggetti sensibili che sono fuori dall'anima producano qualche effetto nel "composto", Aristotele concordò con Democrito in questo, che le operazioni della parte sensitiva sono causate dall'impressione del sensibile sul senso: non da una scarica, come disse Democrito, ma da un qualche tipo di operazione. Infatti Democrito sosteneva che ogni operazione avviene per via di una scarica di atomi, come raccogliamo dal De Gener. i, 8. Ma Aristotele sostenne che l'intelletto ha un'operazione che è indipendente dalla cooperazione del corpo. Ora nulla di corporeo può fare un'impressione sull'incorporeo. E perciò per causare l'operazione intellettuale secondo Aristotele, l'impressione causata dal sensibile non basta, ma è richiesto qualcosa di più nobile, poiché "l'agente è più nobile del paziente", come egli dice (De Gener. i, 5). Non, invero, nel senso che l'operazione intellettuale sia effettuata in noi dalla mera impressione di alcuni esseri superiori, come sostenne Platone; ma che l'agente superiore e più nobile che egli chiama intelletto attivo, di cui abbiamo parlato sopra (Questione [79], Articoli [3],4) fa sì che i fantasmi ricevuti dai sensi siano attualmente intelligibili, mediante un processo di astrazione.
Secondo questa opinione, dunque, da parte dei fantasmi, la conoscenza intellettuale è causata dai sensi. Ma poiché i fantasmi non possono da se stessi affettare l'intelletto passivo, e richiedono di essere resi attualmente intelligibili dall'intelletto attivo, non si può dire che la conoscenza sensibile sia la causa totale e perfetta della conoscenza intellettuale, ma piuttosto che essa è in un certo modo la causa materiale.
Risposta all'obiezione 1: Quelle parole di Agostino significano che non dobbiamo aspettarci l'intera verità dai sensi. Infatti è necessaria la luce dell'intelletto attivo, attraverso la quale raggiungiamo la verità immutabile delle cose mutevoli, e discerniamo le cose stesse dalla loro somiglianza.
Risposta all'obiezione 2: In questo passo Agostino parla non della conoscenza intellettuale ma di quella immaginaria. E poiché, secondo l'opinione di Platone, l'immaginazione ha un'operazione che appartiene solo all'anima, Agostino, per mostrare che le immagini corporee sono impresse sull'immaginazione, non dai corpi ma dall'anima, usa lo stesso argomento che Aristotele usa nel provare che l'intelletto attivo deve essere separato, cioè, perché "l'agente è più nobile del paziente". E senza dubbio, secondo la suddetta opinione, nell'immaginazione deve necessariamente esserci non solo una potenza passiva ma anche una attiva. Ma se sosteniamo, secondo l'opinione di Aristotele, che l'azione dell'immaginazione è un'azione del "composto", non c'è difficoltà; perché il corpo sensibile è più nobile dell'organo dell'animale, in quanto è paragonato ad esso come un essere in atto a un essere in potenza; proprio come l'oggetto attualmente colorato è paragonato alla pupilla che è potenzialmente colorata. Si può, tuttavia, dire, sebbene la prima impressione dell'immaginazione avvenga attraverso l'agenzia del sensibile, poiché "la fantasia è un movimento prodotto in accordo con la sensazione" (De Anima iii, 3), che nondimeno c'è nell'uomo un'operazione che per sintesi e analisi forma immagini di varie cose, anche di cose non percepite dai sensi. E le parole di Agostino possono essere prese in questo senso.
Risposta all'obiezione 3: La conoscenza sensitiva non è l'intera causa della conoscenza intellettuale. E perciò non è strano che la conoscenza intellettuale si estenda oltre la conoscenza sensitiva.