I, q. 84 a. 3
Se l'anima intenda tutte le cose attraverso specie innate
Quaestio 84 · Come l'anima unita al corpo conosca le cose corporee che sono sotto di lei.
Obiezione 1: Sembra che l'anima intenda tutte le cose attraverso specie innate. Infatti Gregorio dice, in un'omelia per l'Ascensione (xxix in Ev.), che "l'uomo ha l'intelligenza in comune con gli angeli". Ma gli angeli intendono tutte le cose attraverso specie innate: perciò nel libro De Causis si dice che "ogni intelligenza è piena di forme". Dunque anche l'anima ha specie innate delle cose, per mezzo delle quali intende le cose corporee.
Obiezione 2: Inoltre, l'anima intellettiva è più eccellente della materia prima corporea. Ma la materia prima fu creata da Dio sotto le forme a cui ha potenzialità. Dunque molto più l'anima intellettiva è creata da Dio sotto le specie intelligibili. E così l'anima intende le cose corporee attraverso specie innate.
Obiezione 3: Inoltre, nessuno può rispondere la verità se non riguardo a ciò che conosce. Ma anche una persona non istruita e priva di conoscenza acquisita, risponde la verità a ogni domanda se postagli in modo ordinato, come troviamo riferito nel Menone (xv segg.) di Platone, riguardo a un certo individuo. Dunque abbiamo una certa conoscenza delle cose anche prima di acquisire la conoscenza; il che non sarebbe il caso a meno che non avessimo specie innate. Dunque l'anima intende le cose corporee attraverso specie innate.
In contrario, Il Filosofo, parlando dell'intelletto, dice (De Anima iii, 4) che esso è come "una tavoletta su cui non è scritto nulla".
Rispondo che, Poiché la forma è il principio dell'azione, una cosa deve essere relazionata alla forma che è il principio di un'azione, così come lo è a quell'azione: per esempio, se il moto verso l'alto deriva dalla leggerezza, allora ciò che si muove verso l'alto solo potenzialmente deve necessariamente essere solo potenzialmente leggero, ma ciò che si muove verso l'alto attualmente deve necessariamente essere attualmente leggero. Ora osserviamo che l'uomo a volte è solo un conoscitore potenziale, sia quanto al senso che quanto all'intelletto. Ed è ridotto da tale potenzialità all'atto — attraverso l'azione degli oggetti sensibili sui suoi sensi, all'atto della sensazione — mediante istruzione o scoperta, all'atto dell'intendere. Perciò dobbiamo dire che l'anima cognitiva è in potenza sia alle immagini che sono i principi del sentire, sia a quelle che sono i principi dell'intendere. Per questa ragione Aristotele (De Anima iii, 4) sostenne che l'intelletto con cui l'anima intende non ha specie innate, ma è dapprima in potenza a tutte tali specie.
Ma poiché ciò che ha una forma attualmente, è talvolta incapace di agire secondo quella forma a causa di qualche impedimento, come una cosa leggera può essere impedita dal muoversi verso l'alto; per questa ragione Platone sostenne che naturalmente l'intelletto dell'uomo è pieno di tutte le specie intelligibili, ma che, essendo unito al corpo, è impedito nella realizzazione del suo atto. Ma questo sembra irragionevole. Primo, perché, se l'anima ha una conoscenza naturale di tutte le cose, sembra impossibile che l'anima dimentichi a tal punto l'esistenza di tale conoscenza da non sapere di possederla: infatti nessun uomo dimentica ciò che conosce naturalmente; che, per esempio, il tutto è maggiore della parte, e simili. E specialmente irragionevole sembra questo se supponiamo che sia naturale per l'anima essere unita al corpo, come abbiamo stabilito sopra (Questione [76], Articolo [1]): poiché è irragionevole che l'operazione naturale di una cosa sia totalmente impedita da ciò che le appartiene naturalmente. Secondo, la falsità di questa opinione è chiaramente provata dal fatto che se manca un senso, manca anche la conoscenza di ciò che è appreso attraverso quel senso: per esempio, un uomo nato cieco non può avere alcuna conoscenza dei colori. Questo non sarebbe il caso se l'anima avesse immagini innate di tutte le cose intelligibili. Dobbiamo dunque concludere che l'anima non conosce le cose corporee attraverso specie innate.
Risposta all'obiezione 1: L'uomo ha invero l'intelligenza in comune con gli angeli, ma non nello stesso grado di perfezione: proprio come i gradi inferiori dei corpi, che meramente esistono, secondo Gregorio (Omelia sull'Ascensione, xxix In Ev.), non hanno lo stesso grado di perfezione dei corpi superiori. Infatti la materia dei corpi inferiori non è totalmente completata dalla sua forma, ma è in potenza a forme che non ha: mentre la materia dei corpi celesti è totalmente completata dalla sua forma, cosicché non è in potenza ad alcuna altra forma, come abbiamo detto sopra (Questione [66], Articolo [2]). Allo stesso modo l'intelletto angelico è perfezionato dalle specie intelligibili, in accordo con la sua natura; mentre l'intelletto umano è in potenza a tali specie.
Risposta all'obiezione 2: La materia prima ha l'essere sostanziale attraverso la sua forma, di conseguenza aveva bisogno di essere creata sotto qualche forma: altrimenti non sarebbe in atto. Ma una volta che esiste sotto una forma è in potenza ad altre. D'altra parte, l'intelletto non riceve l'essere sostanziale attraverso le specie intelligibili; e perciò non c'è paragone.
Risposta all'obiezione 3: Se le domande sono poste in modo ordinato, procedono da principi universali evidenti verso ciò che è particolare. Ora mediante tale processo la conoscenza è prodotta nella mente di chi impara. Perciò quando egli risponde la verità a una domanda successiva, questo non è perché avesse la conoscenza precedentemente, ma perché impara così per la prima volta. Infatti non importa se il maestro proceda dai principi universali alle conclusioni interrogando o asserendo; poiché in entrambi i casi la mente dell'ascoltatore è assicurata di ciò che segue da ciò che ha preceduto.