I, q. 84 a. 1
Se l'anima conosca i corpi per mezzo dell'intelletto
Quaestio 84 · Come l'anima unita al corpo conosca le cose corporee che sono sotto di lei.
Obiezione 1: Sembra che l'anima non conosca i corpi per mezzo dell'intelletto. Dice infatti Agostino (Soliloq. ii, 4) che "i corpi non possono essere compresi dall'intelletto; né invero alcuna cosa corporea, a meno che non possa essere percepita dai sensi". Dice anche (Gen. ad lit. xii, 24) che la visione intellettuale riguarda quelle cose che sono nell'anima per la loro essenza. Ma tali non sono i corpi. Dunque l'anima non può conoscere i corpi per mezzo dell'intelletto.
Obiezione 2: Inoltre, come il senso sta all'intelligibile, così l'intelletto sta al sensibile. Ma l'anima non può in alcun modo, attraverso i sensi, intendere le cose spirituali, che sono intelligibili. Dunque in nessun modo può, attraverso l'intelletto, conoscere i corpi, che sono sensibili.
Obiezione 3: Inoltre, l'intelletto riguarda le cose necessarie e immutabili. Ma tutti i corpi sono mobili e mutevoli. Dunque l'anima non può conoscere i corpi per mezzo dell'intelletto.
In contrario, La scienza risiede nell'intelletto. Se, dunque, l'intelletto non conosce i corpi, ne consegue che non vi è alcuna scienza dei corpi; e così perisce la scienza naturale, che tratta dei corpi mobili.
Rispondo che, Per chiarire questa questione, bisogna dire che i primi filosofi, che indagarono sulle nature delle cose, pensarono che non vi fosse nulla al mondo eccetto i corpi. E poiché osservavano che tutti i corpi sono mobili, e li consideravano in un continuo stato di flusso, furono dell'opinione che non potessimo avere alcuna conoscenza certa della vera natura delle cose. Infatti ciò che è in continuo stato di flusso non può essere afferrato con alcun grado di certezza, poiché passa via prima che la mente possa formare un giudizio su di esso: secondo il detto di Eraclito, che "non è possibile toccare due volte una goccia d'acqua in un torrente che passa", come riferisce il Filosofo (Metaph. iv, Did. iii, 5).
Dopo costoro venne Platone, il quale, volendo salvare la certezza della nostra conoscenza della verità attraverso l'intelletto, sostenne che, oltre a queste cose corporee, vi è un altro genere di esseri, separati dalla materia e dal movimento, che egli chiamò "specie" o "idee", per partecipazione delle quali ciascuna di queste cose singolari e sensibili è detta essere o un uomo, o un cavallo, o simili. Perciò disse che le scienze e le definizioni, e tutto ciò che appartiene all'atto dell'intelletto, non sono riferiti a questi corpi sensibili, ma a quegli esseri immateriali e separati: cosicché, secondo questo, l'anima non intende queste cose corporee, ma le loro specie separate.
Ora, si può dimostrare che ciò è falso per due ragioni. Primo, perché, essendo quelle specie immateriali e immobili, la conoscenza del movimento e della materia sarebbe esclusa dalla scienza (conoscenza che è propria della scienza naturale), e similmente ogni dimostrazione attraverso cause moventi e materiali. Secondo, perché sembra ridicolo, quando cerchiamo la conoscenza di cose che ci sono manifeste, introdurre altri esseri, che non possono essere la sostanza di quelli, poiché differiscono da essi essenzialmente: cosicché, ammesso che abbiamo una conoscenza di quelle sostanze separate, non possiamo per questo motivo pretendere di formare un giudizio su queste cose sensibili.
Ora sembra che Platone si sia allontanato dalla verità perché, avendo osservato che ogni conoscenza avviene attraverso una qualche similitudine, pensò che la forma della cosa conosciuta dovesse necessariamente essere nel conoscente nello stesso modo in cui è nella cosa conosciuta. Poi osservò che la forma della cosa intesa è nell'intelletto sotto condizioni di universalità, immaterialità e immobilità: il che appare dalla stessa operazione dell'intelletto, il cui atto di intendere ha un'estensione universale, ed è soggetto a una certa necessità: poiché il modo di agire corrisponde al modo della forma dell'agente. Perciò concluse che le cose che intendiamo devono avere in se stesse un'esistenza sotto le stesse condizioni di immaterialità e immobilità.
Ma non vi è alcuna necessità di questo. Infatti anche nelle cose sensibili si osserva che la forma è in un modo in un sensibile e in un altro modo in un altro: per esempio, la bianchezza può essere di grande intensità in uno, e di minore intensità in un altro: in uno troviamo la bianchezza con la dolcezza, in un altro senza dolcezza. Allo stesso modo la forma sensibile è condizionata diversamente nella cosa che è esterna all'anima, e nei sensi che ricevono le forme delle cose sensibili senza ricevere la materia, come il colore dell'oro senza ricevere l'oro. Così anche l'intelletto, secondo il proprio modo, riceve sotto condizioni di immaterialità e immobilità le specie dei corpi materiali e mobili: poiché il ricevuto è nel ricevente secondo il modo del ricevente. Dobbiamo concludere, dunque, che attraverso l'intelletto l'anima conosce i corpi con una conoscenza che è immateriale, universale e necessaria.
Risposta all'obiezione 1: Queste parole di Agostino devono essere intese come riferite al mezzo della conoscenza intellettuale, e non al suo oggetto. Infatti l'intelletto conosce i corpi intendendoli, non invero attraverso i corpi, né attraverso specie materiali e corporee; ma attraverso specie immateriali e intelligibili, che possono essere nell'anima per la loro propria essenza.
Risposta all'obiezione 2: Come dice Agostino (De Civ. Dei xxii, 29), non è corretto dire che come il senso conosce solo i corpi così l'intelletto conosce solo le cose spirituali; poiché ne seguirebbe che Dio e gli angeli non conoscerebbero le cose corporee. La ragione di questa diversità è che la potenza inferiore non si estende a quelle cose che appartengono alla potenza superiore; mentre la potenza superiore opera in modo più eccellente quelle cose che appartengono alla potenza inferiore.
Risposta all'obiezione 3: Ogni movimento presuppone qualcosa di immobile: infatti quando avviene un cambiamento di qualità, la sostanza rimane immutata; e quando c'è un cambiamento di forma sostanziale, la materia rimane immutata. Inoltre le varie condizioni delle cose mutevoli sono esse stesse immobili; per esempio, sebbene Socrate non sia sempre seduto, tuttavia è una verità immobile che ogni volta che siede egli rimanga in un luogo. Per questa ragione nulla impedisce che abbiamo una scienza immobile delle cose mobili.