Suppl., q. 67 a. 3
Se fosse lecito ripudiare la moglie sotto la legge mosaica?
Quaestio 67 · Del libello del ripudio
Obiezione 1: Sembra che fosse lecito ripudiare la moglie sotto la legge mosaica. Infatti un modo di dare consenso è astenersi dal proibire quando si può proibire. È anche illecito acconsentire a ciò che è illecito. Poiché dunque la legge mosaica non proibiva il ripudio della moglie e non faceva torto non proibendolo, poiché "la legge... è santa" (Rm 7,12), sembrerebbe che il divorzio fosse un tempo lecito.
Obiezione 2: Inoltre, i profeti parlarono ispirati dallo Spirito Santo, secondo 2 Pt 1,21. Ora sta scritto (Malachia 2,16): "Quando la odierai, ripudiala". Poiché dunque ciò che lo Spirito Santo ispira non è illecito, sembrerebbe che non fosse sempre illecito ripudiare la moglie.
Obiezione 3: Inoltre, Crisostomo [Hom. xxxii nell'Opus Imperfectum falsamente attribuito a S. Giovanni Crisostomo] dice che come gli apostoli permisero le seconde nozze, così Mosè permise il libello del ripudio. Ma le seconde nozze non sono peccaminose. Dunque neppure era peccaminoso sotto la legge mosaica ripudiare la moglie.
Obiezione 4: In contrario, Nostro Signore disse (Mt 19,8) che Mosè concesse agli Ebrei il libello del ripudio a causa della durezza del loro cuore. Ma la loro durezza di cuore non li scusava dal peccato. Dunque neppure la legge sul libello del ripudio.
Obiezione 5: Inoltre, Crisostomo dice [Hom. xxxii nell'Opus Imperfectum falsamente attribuito a S. Giovanni Crisostomo] che "Mosè, concedendo il libello del ripudio, non indicò la giustizia di Dio, ma privò il loro peccato della sua colpa, poiché mentre gli Ebrei agivano come se stessero osservando la legge, il loro peccato sembrava non essere peccato".
Rispondo che, su questo punto ci sono due opinioni. Alcuni dicono che sotto la Legge coloro che ripudiavano le loro mogli, dopo aver dato loro un libello di ripudio, non erano scusati dal peccato, sebbene fossero scusati dalla pena che avrebbero dovuto subire secondo la Legge: e che per questa ragione si afferma che Mosè permise il libello del ripudio. Di conseguenza essi contano quattro tipi di permesso: uno per assenza di precetto, così che quando un bene maggiore non è prescritto, si dice che un bene minore è permesso: così l'Apostolo non prescrivendo la verginità, permise il matrimonio (1 Cor 7). Il secondo è per assenza di proibizione: così i peccati veniali si dicono permessi perché non sono proibiti. Il terzo è per assenza di impedimento, e così tutti i peccati si dicono permessi da Dio, in quanto Egli non li impedisce mentre potrebbe. Il quarto è per omissione di pena, e in questo modo il libello del ripudio fu permesso nella Legge, non invero per ottenere un bene maggiore, come fu la dispensa di avere più mogli, ma per impedire un male maggiore, cioè l'uxoricidio al quale gli Ebrei erano inclini a causa della corruzione del loro irascibile. Allo stesso modo fu loro permesso di prestare denaro a usura agli stranieri, a causa della corruzione nel loro concupiscibile, affinché non esigessero usura dai loro fratelli; e ancora a causa della corruzione del sospetto nella ragione fu loro permesso il sacrificio di gelosia, affinché il mero sospetto non corrompesse il loro giudizio. Ma poiché la Legge Antica, sebbene non conferisse la grazia, fu data affinché indicasse il peccato, come i santi concordano nel dire, altri sono dell'opinione che se fosse stato un peccato per un uomo ripudiare la moglie, questo avrebbe dovuto essergli indicato, almeno dalla legge o dai profeti: "Mostra al mio popolo i suoi misfatti" (Is 58,1): altrimenti sembrerebbero essere stati trascurati, se quelle cose che sono necessarie per la salvezza e che essi non conoscevano non fossero mai state rese note a loro: e questo non può essere ammesso, perché la giustizia della Legge osservata al tempo della Legge meritava la vita eterna. Per questa ragione dicono che sebbene ripudiare la propria moglie sia sbagliato in sé, divenne tuttavia lecito per permesso di Dio, e confermano questo con l'autorità di Crisostomo, che dice [Hom. xxxii nell'Opus Imperfectum falsamente attribuito a S. Giovanni Crisostomo] che "il Legislatore permettendo il divorzio rimosse la colpa dal peccato". Sebbene questa opinione abbia qualche probabilità, la prima è più generalmente tenuta: perciò dobbiamo rispondere agli argomenti da entrambe le parti [Cfr. FS, Questione [105], Articolo [4], ad 8; FS, Questione [108], Articolo [3], ad 2; Contra Gentes iii, cap. 123].
Risposta all'obiezione 1: Colui che può proibire, non pecca omettendo di proibire se non ha speranza di correggere, ma teme proibendo di fornire l'occasione di un male maggiore. Così accadde a Mosè: perciò agendo su autorità divina non proibì il libello del ripudio.
Risposta all'obiezione 2: I profeti, ispirati dallo Spirito Santo, dissero che una moglie doveva essere ripudiata, non come se questo fosse un comando dello Spirito Santo, ma come essendo permesso affinché non fossero perpetrati mali maggiori.
Risposta all'obiezione 3: Questa somiglianza di permesso non deve essere applicata a ogni dettaglio, ma solo alla causa che era la stessa in entrambi i casi, poiché entrambi i permessi furono concessi al fine di evitare qualche forma di malvagità.
Risposta all'obiezione 4: Sebbene la loro durezza di cuore non li scusasse dal peccato, il permesso dato a causa di quella durezza li scusava. Infatti certe cose sono proibite a coloro che sono sani nel corpo, che non sono proibite ai malati, e tuttavia i malati non peccano avvalendosi del permesso concesso loro.
Risposta all'obiezione 5: Un bene può essere omesso in due modi. Primo, al fine di ottenere un bene maggiore, e allora l'omissione di quel bene diventa virtuosa essendo diretta a un bene maggiore; così Giacobbe giustamente omise di avere una sola moglie, a causa del bene della prole. In un altro modo un bene è omesso al fine di evitare un male maggiore, e allora se questo è fatto con l'autorità di uno che può concedere una dispensa, l'omissione di quel bene non è peccaminosa, e tuttavia non diventa neppure virtuosa. In questo modo l'indissolubilità del matrimonio fu sospesa nella legge di Mosè al fine di evitare un male maggiore, cioè l'uxoricidio. Quindi Crisostomo dice che "rimosse la colpa dal peccato". Infatti sebbene il divorzio rimanesse disordinato, per cui è chiamato peccato, non incorreva nel debito di pena, né temporale né eterna, in quanto era fatto per permesso divino: e così la sua colpa fu tolta da esso. E perciò dice ancora [Hom. xxxii nell'Opus Imperfectum falsamente attribuito a S. Giovanni Crisostomo] che "il divorzio fu permesso, un male invero, eppure lecito". Coloro che tengono la prima opinione intendono con questo solo che il divorzio incorreva nel debito di pena temporale.