II-II, q. 8 a. 8
Se la fede, tra i frutti, risponda al dono dell'intelletto
Quaestio 8 · Del dono dell'intelletto
Obiezione 1: Sembra che, tra i frutti, la fede non risponda al dono dell'intelletto. Infatti l'intelletto è il frutto della fede, poiché sta scritto (Is 7,9) secondo un'altra lettura [*La Settanta]: "Se non crederete non intenderete", dove la nostra versione ha: "Se non crederete, non continuerete". Pertanto il frutto non è il frutto dell'intelletto.
Obiezione 2: Inoltre, ciò che precede non è il frutto di ciò che segue. Ma la fede sembra precedere l'intelletto, poiché è il fondamento dell'intero edificio spirituale, come affermato sopra (Questione [4], Articoli [1],7). Pertanto la fede non è il frutto dell'intelletto.
Obiezione 3: Inoltre, più doni pertengono all'intelletto che all'appetito. Ora, tra i frutti, solo uno pertiene all'intelletto; cioè la fede, mentre tutti gli altri pertengono all'appetito. Pertanto la fede, apparentemente, non pertiene all'intelletto più che alla sapienza, alla scienza o al consiglio.
In contrario, Il fine di una cosa è il suo frutto. Ora il dono dell'intelletto sembra essere ordinato principalmente alla certezza della fede, la quale certezza è annoverata come un frutto. Infatti una glossa su Gal 5,22 dice che la "fede che è un frutto, è la certezza circa l'invisibile". Pertanto la fede, tra i frutti, risponde al dono dell'intelletto.
Rispondo che, I frutti dello Spirito, come affermato sopra (FS, Questione [70], Articolo [1]), quando li discutevamo, sono così chiamati perché sono qualcosa di ultimo e dilettevole, prodotto in noi dalla potenza dello Spirito Santo. Ora l'ultimo e dilettevole ha la natura di un fine, che è l'oggetto proprio della volontà: e di conseguenza ciò che è ultimo e dilettevole riguardo alla volontà, deve essere, in un certo modo, il frutto di tutte le altre cose che pertengono alle altre potenze.
Di conseguenza, dunque, per questo tipo di dono di virtù che perfeziona una potenza, possiamo distinguere un doppio frutto: uno, appartenente alla stessa potenza; l'altro, l'ultimo di tutti per così dire, appartenente alla volontà. In questo modo dobbiamo concludere che il frutto che risponde propriamente al dono dell'intelletto è la fede, cioè la certezza della fede; mentre il frutto che gli risponde ultimo di tutti è la gioia, che appartiene alla volontà.
Risposta all'obiezione 1: L'intelletto è il frutto della fede, presa come virtù. Ma non stiamo prendendo la fede in questo senso qui, bensì per una sorta di certezza della fede, alla quale l'uomo giunge mediante il dono dell'intelletto.
Risposta all'obiezione 2: La fede non può precedere del tutto l'intelletto, poiché sarebbe impossibile assentire credendo a ciò che è proposto per essere creduto, senza intenderlo in qualche modo. Tuttavia, la perfezione dell'intelletto segue la virtù della fede: la quale perfezione dell'intelletto è essa stessa seguita da una sorta di certezza della fede.
Risposta all'obiezione 3: Il frutto della conoscenza pratica non può consistere in quella stessa conoscenza, poiché la conoscenza di quel tipo è conosciuta non per se stessa, ma per amore di qualcos'altro. D'altra parte, la conoscenza speculativa ha il suo frutto in se stessa, il quale frutto è la certezza circa la cosa conosciuta. Quindi il dono del consiglio, che appartiene solo alla conoscenza pratica, non ha alcun frutto corrispondente proprio: mentre i doni della sapienza, dell'intelletto e della scienza, che possono appartenere anche alla conoscenza speculativa, hanno un solo frutto corrispondente, che è certamente denotato dal nome di fede. La ragione per cui ci sono diversi frutti pertinenti alla facoltà appetitiva, è perché, come già affermato, il carattere di fine, che la parola frutto implica, pertiene alla parte appetitiva piuttosto che a quella intellettiva.