II-II, q. 43 a. 8
Se i beni temporali debbano essere tralasciati a causa dello scandalo
Quaestio 43 · Dello scandalo
Obiezione 1: Sembra che i beni temporali debbano essere tralasciati a causa dello scandalo. Infatti dobbiamo amare il bene spirituale del prossimo, che è ostacolato dallo scandalo, più di qualsiasi bene temporale. Ma noi tralasciamo ciò che amiamo meno per amore di ciò che amiamo di più. Dunque dovremmo tralasciare i beni temporali per evitare di scandalizzare il nostro prossimo.
Obiezione 2: Inoltre, secondo la regola di Girolamo [*Cf. Articolo [7], Obiezione [4]], tutto ciò che può essere tralasciato senza pregiudizio per la triplice verità, dovrebbe essere omesso per evitare lo scandalo. Ora i beni temporali possono essere tralasciati senza pregiudizio per la triplice verità. Dunque dovrebbero essere tralasciati per evitare lo scandalo.
Obiezione 3: Inoltre, nessun bene temporale è più necessario del cibo. Ma dovremmo rinunciare a prendere cibo a causa dello scandalo, secondo Rm 14,15: "Non mandare in rovina con il tuo cibo colui per il quale Cristo è morto". Molto più dunque tutti gli altri beni temporali dovrebbero essere tralasciati a causa dello scandalo.
Obiezione 4: Inoltre, il modo più appropriato di salvaguardare e recuperare i beni temporali è il tribunale di giustizia. Ma è illecito ricorrere alla giustizia, specialmente se ne consegue scandalo: infatti sta scritto (Mt 5,40): "A chi vuol litigare con te in giudizio per toglierti la tunica, lasciagli anche il mantello"; e (1 Cor 6,7): "È già per voi una sconfitta avere liti tra voi. Perché non subite piuttosto il torto? perché non vi lasciate piuttosto frodare?". Dunque sembra che dovremmo tralasciare i beni temporali a causa dello scandalo.
Obiezione 5: Inoltre, dovremmo, a quanto pare, tralasciare meno di tutti quei beni temporali che sono connessi ai beni spirituali: eppure dovremmo tralasciarli a causa dello scandalo. Infatti l'Apostolo, mentre seminava cose spirituali, non accettò uno stipendio temporale per non "creare alcun ostacolo al Vangelo di Cristo" come leggiamo in 1 Cor 9,12. Per una simile ragione la Chiesa non richiede decime in certi paesi, per evitare lo scandalo. Molto più, dunque, dovremmo tralasciare altri beni temporali per evitare lo scandalo.
In contrario, Il beato Tommaso di Canterbury richiese la restituzione dei beni della Chiesa, nonostante il re prendesse scandalo dal suo agire.
Rispondo che, Si deve fare una distinzione nei beni temporali: poiché o sono nostri, o ci sono consegnati per averne cura per qualcun altro; così i beni della Chiesa sono consegnati ai prelati, e i beni della comunità sono affidati a tutte quelle persone che hanno autorità sul bene comune. In quest'ultimo caso la cura di tali cose (come di cose tenute in deposito) ricade per necessità su quelle persone a cui sono affidate, per cui, proprio come altre cose che sono necessarie per la salvezza, non devono essere tralasciate a causa dello scandalo. D'altra parte, per quanto riguarda quelle temporalità di cui abbiamo il dominio, talvolta, a causa dello scandalo, siamo tenuti a tralasciarle, e talvolta non siamo così tenuti, sia che le tralasciamo rinunciandovi, se le abbiamo in nostro possesso, sia omettendo di reclamarle, se sono in possesso di altri. Infatti se lo scandalo sorge da ciò per l'ignoranza o la debolezza di altri (nel qual caso, come detto sopra, Articolo [7], è scandalo dei piccoli) dobbiamo o tralasciare tali temporalità del tutto, o lo scandalo deve essere attenuato con qualche altro mezzo, vale a dire, con qualche tipo di ammonizione. Quindi Agostino dice (De Serm. Dom. in Monte i, 20): "Dovresti dare in modo da non nuocere né a te stesso né a un altro, per quanto puoi prestare, e se rifiuti ciò che è chiesto, devi tuttavia essere giusto verso di lui, anzi gli darai qualcosa di meglio di ciò che chiede, se rimproveri colui che chiede ingiustamente". Talvolta, tuttavia, lo scandalo sorge dalla malizia. Questo è lo scandalo dei farisei: e non dovremmo tralasciare i beni temporali per amore di coloro che suscitano scandali di questo genere, poiché ciò sarebbe sia dannoso per il bene comune, dato che darebbe agli uomini malvagi un'opportunità di saccheggio, sia ingiurioso per i saccheggiatori stessi, che rimarrebbero nel peccato finché fossero in possesso della proprietà altrui. Quindi Gregorio dice (Moral. xxxi, 13): "Talvolta dovremmo sopportare coloro che ci rubano le nostre temporalità, mentre talvolta dovremmo resistere loro, per quanto l'equità lo consente, nella speranza non solo di poter salvaguardare la nostra proprietà, ma anche affinché coloro che prendono ciò che non è loro non perdano se stessi".
Questo basta per la Risposta alla Prima Obiezione.
Risposta all'obiezione 2: Se fosse permesso agli uomini malvagi di rubare ad altre persone la loro proprietà, ciò tenderebbe a detrimento della verità della vita e della giustizia. Dunque non siamo sempre tenuti a tralasciare i nostri beni temporali per evitare lo scandalo.
Risposta all'obiezione 3: L'Apostolo non aveva intenzione di consigliare l'astinenza totale dal cibo a causa dello scandalo, perché il nostro benessere richiede che prendiamo cibo: ma intendeva consigliare l'astinenza da un particolare tipo di cibo, per evitare lo scandalo, secondo 1 Cor 8,13: "Non mangerò mai carne, per non scandalizzare il mio fratello".
Risposta all'obiezione 4: Secondo Agostino (De Serm. Dom. in Monte i, 19) questo precetto di Nostro Signore deve essere inteso della disposizione della mente, vale a dire, che l'uomo dovrebbe essere pronto, se è opportuno, a subire di essere danneggiato o frodato, piuttosto che andare in giudizio. Ma talvolta non è opportuno, come detto sopra (ad 2). Lo stesso si applica al detto dell'Apostolo.
Risposta all'obiezione 5: Lo scandalo che l'Apostolo evitava, sorgeva da un errore dei gentili che non erano abituati a questo pagamento. Quindi conveniva che egli lo tralasciasse per il momento, affinché potessero essere istruiti prima di tutto che tale pagamento era un dovere. Per una simile ragione la Chiesa si astiene dal richiedere decime in quei paesi dove non è consuetudine pagarle.