II-II, q. 141 a. 4
Se la temperanza riguardi solo i desideri e i piaceri del tatto
Quaestio 141 · La temperanza
Obiezione 1: Sembra che la temperanza non riguardi solo i desideri e i piaceri del tatto. Infatti Agostino dice (De Morib. Eccl. xix) che "la funzione della temperanza è di controllare e sedare i desideri che ci attraggono verso le cose che ci distolgono dalle leggi di Dio e dal frutto della Sua bontà"; e poco più avanti aggiunge che "è dovere della temperanza disprezzare tutte le lusinghe corporee e la lode popolare". Ora noi siamo distolti dalle leggi di Dio non solo dal desiderio dei piaceri del tatto, ma anche dal desiderio dei piaceri degli altri sensi, poiché anche questi appartengono alle lusinghe corporee, e ancora dal desiderio di ricchezze o di gloria mondana: perciò sta scritto (1 Tim. 6:10): "Il desiderio è la radice di tutti i mali". Dunque la temperanza non riguarda solo i desideri dei piaceri del tatto.
Obiezione 2: Inoltre, il Filosofo dice (Etica iv, 3) che "colui che è degno di piccole cose e si ritiene degno di esse è temperante, ma non è magnifico". Ora gli onori, siano essi piccoli o grandi, di cui egli parla lì, sono un oggetto di piacere, non del tatto, ma nell'apprensione dell'anima. Dunque la temperanza non riguarda solo i desideri per i piaceri del tatto.
Obiezione 3: Inoltre, le cose che sono dello stesso genere sembrerebbero appartenere alla materia di una particolare virtù sotto uno stesso aspetto. Ora tutti i piaceri dei sensi sono apparentemente dello stesso genere. Dunque appartengono tutti ugualmente alla materia della temperanza.
Obiezione 4: Inoltre, i piaceri spirituali sono più grandi dei piaceri del corpo, come affermato sopra (FS, Question [31], Article [5]) nel trattato sulle passioni. Ora a volte gli uomini abbandonano le leggi di Dio e lo stato di virtù per desiderio di piaceri spirituali, per esempio, per curiosità in materia di conoscenza: perciò il diavolo promise all'uomo la conoscenza, dicendo (Gen. 3:5): "Sarete come Dei, conoscendo il bene e il male". Dunque la temperanza non riguarda solo i piaceri del tatto.
Obiezione 5: Inoltre, se i piaceri del tatto fossero la materia propria della temperanza, ne seguirebbe che la temperanza riguarda tutti i piaceri del tatto. Ma non riguarda tutti, per esempio, quelli che si verificano nei giochi. Dunque i piaceri del tatto non sono la materia propria della temperanza.
In contrario, Il Filosofo dice (Etica iii, 10) che "la temperanza riguarda propriamente i desideri dei piaceri del tatto".
Rispondo che, Come affermato sopra (Articolo [3]), la temperanza riguarda i desideri e i piaceri nello stesso modo in cui la fortezza riguarda la paura e l'audacia. Ora la fortezza riguarda la paura e l'audacia rispetto ai mali più grandi mediante i quali la natura stessa si dissolve; e tali sono i pericoli di morte. Perciò allo stesso modo la temperanza deve necessariamente riguardare i desideri per i piaceri più grandi. E poiché il piacere risulta da un'operazione naturale, esso è tanto più grande quanto più risulta da un'operazione più naturale. Ora per gli animali le operazioni più naturali sono quelle che preservano la natura dell'individuo per mezzo di cibo e bevanda, e la natura della specie mediante l'unione dei sessi. Quindi la temperanza riguarda propriamente i piaceri del cibo e della bevanda e i piaceri sessuali. Ora questi piaceri risultano dal senso del tatto. Perciò ne consegue che la temperanza riguarda i piaceri del tatto.
Risposta all'obiezione 1: Nel passo citato Agostino prende apparentemente la temperanza non come una virtù speciale avente una materia determinata, ma come concernente la moderazione della ragione, in qualsiasi materia: e questa è una condizione generale di ogni virtù. Tuttavia, possiamo anche rispondere che se un uomo può controllare i piaceri più grandi, molto più può controllare quelli minori. Perciò appartiene principalmente e propriamente alla temperanza moderare i desideri e i piaceri del tatto, e secondariamente gli altri piaceri.
Risposta all'obiezione 2: Il Filosofo prende la temperanza come denotante la moderazione nelle cose esterne, quando, cioè, un uomo tende a ciò che è proporzionato a lui, ma non come denotante la moderazione nelle emozioni dell'anima, che attiene alla virtù della temperanza.
Risposta all'obiezione 3: I piaceri degli altri sensi svolgono un ruolo diverso nell'uomo e negli altri animali. Infatti negli altri animali i piaceri non risultano dagli altri sensi se non in relazione ai sensibili del tatto: così il leone si compiace di vedere il cervo, o di udirne la voce, in relazione al suo cibo. D'altra parte l'uomo trae piacere dagli altri sensi, non solo per questa ragione, ma anche a causa della convenienza dell'oggetto sensibile. Perciò la temperanza riguarda i piaceri degli altri sensi, in relazione ai piaceri del tatto, non principalmente ma conseguentemente: mentre in quanto gli oggetti sensibili degli altri sensi sono piacevoli a causa della loro convenienza, come quando un uomo si compiace di un suono ben armonizzato, questo piacere non ha nulla a che fare con la conservazione della natura. Quindi queste passioni non sono di tale importanza che la temperanza possa essere riferita ad esse per antonomasia.
Risposta all'obiezione 4: Sebbene i piaceri spirituali siano per loro natura più grandi dei piaceri corporei, non sono così percepibili ai sensi, e di conseguenza non influenzano così fortemente l'appetito sensitivo, contro il cui impulso il bene della ragione è salvaguardato dalla virtù morale. Possiamo anche rispondere che i piaceri spirituali, propriamente parlando, sono in accordo con la ragione, per cui non necessitano di controllo, se non accidentalmente, in quanto un piacere spirituale è di ostacolo a un altro più grande e più vincolante.
Risposta all'obiezione 5: Non tutti i piaceri del tatto riguardano la conservazione della natura, e di conseguenza non ne segue che la temperanza riguardi tutti i piaceri del tatto.