I, q. 76 a. 8
Se l'anima sia in ogni parte del corpo.
Quaestio 76 · Dell'unione dell'anima col corpo
Obiezione 1: Sembrerebbe che l'anima intera non sia in ogni parte del corpo; infatti il Filosofo dice nel De causa motus animalium (De mot. animal. x): "Non è necessario che l'anima sia in ogni parte del corpo; basta che sia in qualche principio del corpo che causa la vita delle altre parti, poiché ogni parte ha un movimento naturale proprio".
Obiezione 2: Inoltre, l'anima è nel corpo di cui è l'atto. Ma è l'atto di un corpo organico. Dunque esiste solo in un corpo organico. Ma ogni parte del corpo umano non è un corpo organico. Dunque l'anima intera non è in ogni parte.
Obiezione 3: Inoltre, il Filosofo dice (De Anima. ii, 1) che la relazione di una parte dell'anima con una parte del corpo, come la vista con la pupilla dell'occhio, è la stessa della relazione dell'anima con l'intero corpo di un animale. Se, dunque, l'anima intera è in ogni parte del corpo, ne segue che ogni parte del corpo è un animale.
Obiezione 4: Inoltre, tutte le potenze dell'anima sono radicate nell'essenza dell'anima. Se, dunque, l'anima intera fosse in ogni parte del corpo, ne seguirebbe che tutte le potenze dell'anima sono in ogni parte del corpo; così la vista sarebbe nell'orecchio, e l'udito nell'occhio, e questo è assurdo.
Obiezione 5: Inoltre, se l'anima intera è in ogni parte del corpo, ogni parte del corpo dipende immediatamente dall'anima. Così una parte non dipenderebbe da un'altra; né una parte sarebbe più nobile di un'altra; il che è chiaramente non vero. Dunque l'anima non è in ogni parte del corpo.
In contrario, Agostino dice (De Trin. vi, 6), che "in ogni corpo l'anima intera è in tutto il corpo, e in ogni parte è intera".
Rispondo che, Come abbiamo detto, se l'anima fosse unita al corpo meramente come suo motore, potremmo dire che non è in ogni parte del corpo, ma solo in una parte attraverso la quale muoverebbe le altre. Ma poiché l'anima è unita al corpo come sua forma, deve necessariamente essere in tutto il corpo, e in ogni parte di esso. Infatti non è una forma accidentale, ma la forma sostanziale del corpo. Ora la forma sostanziale perfeziona non solo il tutto, ma ogni parte del tutto. Infatti, poiché un tutto consiste di parti, una forma del tutto che non dà l'esistenza a ciascuna delle parti del corpo, è una forma consistente in composizione e ordine, come la forma di una casa; e tale forma è accidentale. Ma l'anima è una forma sostanziale; e dunque deve essere la forma e l'atto, non solo del tutto, ma anche di ogni parte. Dunque, al ritiro dell'anima, come non parliamo di un animale o di un uomo se non equivocamente, come parliamo di un animale dipinto o di un animale di pietra; così è con la mano, l'occhio, la carne e le ossa, come dice il Filosofo (De Anima ii, 1). Una prova di ciò è che, al ritiro dell'anima, nessuna parte del corpo conserva la propria azione; sebbene ciò che conserva la sua specie, conservi l'azione della specie. Ma l'atto è in ciò che esso attua: perciò l'anima deve essere in tutto il corpo, e in ogni parte di esso.
Che essa sia intera in ogni parte di esso, si può concludere da questo, che poiché un tutto è ciò che è diviso in parti, vi sono tre tipi di totalità, corrispondenti a tre tipi di divisione. Vi è un tutto che è diviso in parti di quantità, come un'intera linea, o un intero corpo. Vi è anche un tutto che è diviso in parti logiche ed essenziali: come una cosa definita è divisa nelle parti di una definizione, e un composto in materia e forma. Vi è, inoltre, un terzo tipo di tutto che è potenziale, diviso in parti virtuali. Il primo tipo di totalità non si applica alle forme, se non forse accidentalmente; e allora solo a quelle forme che hanno una relazione indifferente con un tutto quantitativo e le sue parti; come la bianchezza, per quanto concerne la sua essenza, è ugualmente disposta ad essere nell'intera superficie e in ogni parte della superficie; e, dunque, divisa la superficie, la bianchezza è accidentalmente divisa. Ma una forma che richiede varietà nelle parti, come un'anima, e specialmente l'anima degli animali perfetti, non è ugualmente relazionata al tutto e alle parti: quindi non è divisa accidentalmente quando il tutto è diviso. Così dunque la totalità quantitativa non può essere attribuita all'anima, né essenzialmente, né accidentalmente. Ma il secondo tipo di totalità, che dipende dalla perfezione logica ed essenziale, appartiene propriamente ed essenzialmente alle forme: e similmente la totalità virtuale, perché una forma è il principio dell'operazione.
Dunque se si chiede se l'intera bianchezza sia nell'intera superficie e in ogni parte di essa, è necessario distinguere. Se intendiamo la totalità quantitativa che la bianchezza ha accidentalmente, allora l'intera bianchezza non è in ogni parte della superficie. Lo stesso si deve dire della totalità di potenza: poiché la bianchezza che è nell'intera superficie muove la vista più della bianchezza che è in una piccola parte di essa. Ma se intendiamo la totalità di specie e di essenza, allora l'intera bianchezza è in ogni parte di una superficie.
Poiché, tuttavia, l'anima non ha totalità quantitativa, né essenzialmente, né accidentalmente, come abbiamo visto; è sufficiente dire che l'anima intera è in ogni parte del corpo, per totalità di perfezione e di essenza, ma non per totalità di potenza. Infatti non è in ogni parte del corpo, riguardo a ciascuna delle sue potenze; ma riguardo alla vista, è nell'occhio; e riguardo all'udito, è nell'orecchio; e così via. Dobbiamo osservare, tuttavia, che poiché l'anima richiede varietà di parti, la sua relazione con il tutto non è la stessa della sua relazione con le parti; infatti al tutto è comparata primariamente ed essenzialmente, come al suo perfettibile proprio e proporzionato; ma alle parti, secondariamente, in quanto sono ordinate al tutto.
Risposta all'obiezione 1: Il Filosofo parla lì della potenza motiva dell'anima.
Risposta all'obiezione 2: L'anima è l'atto di un corpo organico, come del suo perfettibile primario e proporzionato.
Risposta all'obiezione 3: Un animale è ciò che è composto di un'anima e di un intero corpo, che è il perfettibile primario e proporzionato dell'anima. Così l'anima non è in una parte. Da cui non segue che una parte di un animale sia un animale.
Risposta all'obiezione 4: Alcune delle potenze dell'anima sono in essa secondo che eccede l'intera capacità del corpo, vale a dire l'intelletto e la volontà; da cui queste potenze non si dicono essere in alcuna parte del corpo. Altre potenze sono comuni all'anima e al corpo; perciò ciascuna di queste potenze non deve essere ovunque sia l'anima, ma solo in quella parte del corpo che è adatta all'operazione di tale potenza.
Risposta all'obiezione 5: Una parte del corpo è detta essere più nobile di un'altra, a motivo delle varie potenze, delle quali le parti del corpo sono gli organi. Infatti quella parte che è l'organo di una potenza più nobile, è una parte più nobile del corpo: come anche è quella parte che serve la stessa potenza in un modo più nobile.