I, q. 75 a. 2
Se l'anima umana sia qualcosa di sussistente
Quaestio 75 · Dell'uomo composto di sostanza spirituale e corporea: e anzitutto di ciò che appartiene all'essenza dell'anima.
Obiezione 1: Sembra che l'anima umana non sia qualcosa di sussistente. Infatti ciò che sussiste è detto "questo qualcosa" (hoc aliquid). Ora "questo qualcosa" non si dice dell'anima, ma di ciò che è composto di anima e corpo. Dunque l'anima non è qualcosa di sussistente.
Obiezione 2: Inoltre, tutto ciò che è sussistente opera. Ma l'anima non opera; infatti, come dice il Filosofo (De Anima i, 4), "dire che l'anima sente o intende è come dire che l'anima tesse o costruisce". Dunque l'anima non è sussistente.
Obiezione 3: Inoltre, se l'anima fosse sussistente, avrebbe qualche operazione separata dal corpo. Ma non ha alcuna operazione separata dal corpo, nemmeno quella di intendere: infatti l'atto di intendere non avviene senza un fantasma, che non può esistere separatamente dal corpo. Dunque l'anima umana non è qualcosa di sussistente.
In contrario, Agostino dice (De Trin. x, 7): "Chi comprende che la natura dell'anima è quella di una sostanza e non quella di un corpo, vedrà che coloro che sostengono la natura corporea dell'anima, sono tratti in inganno dall'associare all'anima quelle cose senza le quali non sono capaci di pensare ad alcuna natura, cioè le immagini immaginarie delle cose corporee". Dunque la natura dell'intelletto umano non è solo incorporea, ma è anche una sostanza, cioè qualcosa di sussistente.
Rispondo che, Si deve necessariamente ammettere che il principio dell'operazione intellettuale che chiamiamo anima, è un principio sia incorporeo che sussistente. Infatti è chiaro che per mezzo dell'intelletto l'uomo può avere conoscenza di tutte le cose corporee. Ora, qualunque cosa conosca certe cose non può averne alcuna nella propria natura; perché ciò che è in essa naturalmente impedirebbe la conoscenza di qualsiasi altra cosa. Così osserviamo che la lingua di un malato, essendo viziata da un umore febbrile e amaro, è insensibile a qualsiasi cosa dolce, e tutto le sembra amaro. Dunque, se il principio intellettuale contenesse la natura di un corpo, sarebbe incapace di conoscere tutti i corpi. Ora ogni corpo ha la sua propria natura determinata. Dunque è impossibile che il principio intellettuale sia un corpo. È parimenti impossibile che esso intenda per mezzo di un organo corporeo; poiché la natura determinata di quell'organo impedirebbe la conoscenza di tutti i corpi; come quando un certo colore determinato non è solo nella pupilla dell'occhio, ma anche in un vaso di vetro, il liquido nel vaso sembra essere dello stesso colore.
Dunque il principio intellettuale che chiamiamo mente o intelletto ha un'operazione "per sé" separata dal corpo. Ora solo ciò che sussiste può avere un'operazione "per sé". Infatti nulla può operare se non ciò che è in atto: per cui non diciamo che il calore riscalda, ma che ciò che è caldo dà calore. Dobbiamo concludere, dunque, che l'anima umana, che è chiamata intelletto o mente, è qualcosa di incorporeo e sussistente.
Risposta all'obiezione 1: "Questo qualcosa" può essere inteso in due sensi. Primo, per qualsiasi cosa sussistente; secondo, per ciò che sussiste ed è completo in una natura specifica. Il primo senso esclude l'inerenza di un accidente o di una forma materiale; il secondo esclude anche l'imperfezione della parte, cosicché una mano può essere chiamata "questo qualcosa" nel primo senso, ma non nel secondo. Dunque, poiché l'anima umana è una parte della natura umana, può invero essere chiamata "questo qualcosa" nel primo senso, essendo qualcosa di sussistente; ma non nel secondo, poiché in questo senso ciò che è composto di corpo e anima è detto "questo qualcosa".
Risposta all'obiezione 2: Aristotele scrisse quelle parole esprimendo non la propria opinione, ma l'opinione di coloro che dicevano che intendere è essere mossi, come è chiaro dal contesto. Oppure possiamo rispondere che operare "per sé" appartiene a ciò che esiste "per sé". Ma affinché una cosa esista "per sé", talvolta basta che non sia inerente, come un accidente o una forma materiale; anche se è parte di qualcosa. Tuttavia, si dice propriamente sussistere "per sé" ciò che non è né inerente nel senso suddetto, né parte di qualcos'altro. In questo senso, l'occhio o la mano non possono dirsi sussistere "per sé"; né per tale ragione possono dirsi operare "per sé". Quindi l'operazione delle parti è attribuita al tutto attraverso ciascuna parte. Infatti diciamo che l'uomo vede con l'occhio, e sente con la mano, e non nello stesso senso in cui diciamo che ciò che è caldo dà calore con il suo calore; poiché il calore, parlando propriamente, non dà calore. Possiamo dunque dire che l'anima intende, come l'occhio vede; ma è più corretto dire che l'uomo intende attraverso l'anima.
Risposta all'obiezione 3: Il corpo è necessario per l'azione dell'intelletto, non come sua origine di azione, ma da parte dell'oggetto; poiché il fantasma sta all'intelletto come il colore sta alla vista. Né tale dipendenza dal corpo prova che l'intelletto sia non-sussistente; altrimenti ne seguirebbe che un animale è non-sussistente, poiché richiede oggetti esterni dei sensi per compiere il suo atto di percezione.