III, q. 89 a. 3
Se, mediante la Penitenza, l'uomo sia restituito alla sua primitiva dignità
Quaestio 89 · Del recupero delle virtù per mezzo della Penitenza
Obiezione 1: Sembra che l'uomo non sia restituito dalla Penitenza alla sua primitiva dignità: perché una glossa su Amos 5,2, "La vergine d'Israele è caduta", osserva: "Non si dice che non possa risorgere, ma che la vergine d'Israele non risorgerà; perché la pecora che si è smarrita una volta, sebbene il pastore la riporti sulla spalla, non ha la stessa gloria come se non si fosse mai smarrita". Dunque l'uomo non recupera, attraverso la Penitenza, la sua primitiva dignità.
Obiezione 2: Inoltre, Girolamo dice: "Chiunque manchi di preservare la dignità dell'ordine sacro, deve accontentarsi di salvare la propria anima; poiché è cosa difficile ritornare al proprio grado primitivo". Ancora, Papa Innocenzo I dice (Ep. vi ad Agapit.) che "i canoni stabiliti al concilio di Nicea escludono i penitenti anche dagli ordini più bassi dei chierici". Dunque l'uomo non recupera, attraverso la Penitenza, la sua primitiva dignità.
Obiezione 3: Inoltre, prima di peccare un uomo può avanzare a un ordine sacro superiore. Ma questo non è permesso a un penitente dopo il suo peccato, poiché sta scritto (Ez 44,10.13): "I Leviti che si sono allontanati... da Me... non si accosteranno mai [Vulg.: 'non'] a Me per esercitare l'ufficio di sacerdote": e come stabilito nei Decretali (Dist. 1, cap. 52), e tratto dal concilio di Lerida: "Se coloro che servono al Santo Altare cadono improvvisamente in qualche deplorevole debolezza della carne, e per misericordia di Dio fanno adeguata penitenza, ritornino ai loro doveri, ma in modo tale da non ricevere ulteriore promozione". Dunque la Penitenza non restituisce l'uomo alla sua primitiva dignità.
In contrario, Come leggiamo nella stessa Distinzione, Gregorio scrivendo a Secondino (Regist. vii) dice: "Consideriamo che quando un uomo ha fatto adeguata soddisfazione, possa ritornare alla sua onorevole posizione": e inoltre leggiamo negli atti del concilio di Agde: "I chierici contumaci, per quanto la loro posizione lo consente, dovrebbero essere corretti dai loro vescovi, affinché quando la Penitenza li avrà riformati, possano recuperare il loro grado e dignità".
Rispondo che, Col peccato, l'uomo perde una duplice dignità, una rispetto a Dio, l'altra rispetto alla Chiesa. Rispetto a Dio perde di nuovo una duplice dignità. Una è la sua dignità principale, per cui era annoverato tra i figli di Dio, e questa la recupera con la Penitenza, il che è significato (Lc 15) nel figliol prodigo, poiché quando si pentì, suo padre comandò che gli fosse restituita la prima veste, insieme a un anello e ai calzari. L'altra è la sua dignità secondaria, cioè l'innocenza, della quale, come leggiamo nello stesso capitolo, il figlio maggiore si vantava dicendo (Lc 15,29): "Ecco, da tanti anni ti servo, e non ho mai trasgredito i tuoi comandi": e questa dignità il penitente non può recuperarla. Tuttavia recupera talvolta qualcosa di più grande; perché come dice Gregorio (Hom. de centum Ovibus, 34 in Evang.), "coloro che riconoscono di essersi allontanati da Dio, compensano le perdite passate con guadagni successivi: cosicché c'è più gioia in cielo per causa loro, proprio come in battaglia, il comandante stima di più il soldato che, dopo essere fuggito, ritorna e attacca coraggiosamente il nemico, di uno che non ha mai voltato le spalle, ma non ha fatto nulla di coraggioso".
Col peccato l'uomo perde la sua dignità ecclesiastica, perché con ciò diventa indegno di quelle cose che appartengono all'esercizio della dignità ecclesiastica. Gli è precluso il recupero di questa: primo, perché manca di pentirsi; per cui Isidoro scrisse al vescovo Masso, e come leggiamo nella Distinzione citata sopra (Obiezione [3]): "I canoni ordinano che siano restituiti al loro grado primitivo coloro che col pentimento hanno fatto soddisfazione per i loro peccati, o ne hanno fatto degna confessione. D'altra parte, coloro che non correggono le loro vie corrotte e malvagie non sono né ammessi a esercitare il loro ordine, né ricevuti alla grazia della comunione".
Secondo, perché fa penitenza con negligenza, per cui sta scritto nella stessa Distinzione (OBJ 3): "Possiamo essere certi che coloro che non mostrano segni di umile compunzione, o di preghiera fervente, che evitano il digiuno o lo studio, eserciterebbero i loro precedenti doveri con grande negligenza se vi fossero restituiti".
Terzo, se ha commesso un peccato al quale è annessa un'irregolarità; per cui si dice nella stessa Distinzione (Obiezione [3]), citando il concilio di Papa Martino [*Martino, vescovo di Braga]: "Se un uomo sposa una vedova o la ripudiata di un altro, non deve essere ammesso nei ranghi del clero: e se è riuscito a insinuarsi, deve essere espulso. Allo stesso modo, se qualcuno dopo il Battesimo è colpevole di omicidio, sia per fatto, o per comando, o per consiglio, o per legittima difesa". Ma questo è in conseguenza non del peccato, ma dell'irregolarità.
Quarto, a causa dello scandalo, per cui si dice nella stessa Distinzione (Obiezione [3]): "Coloro che sono stati pubblicamente condannati o colti in flagrante di spergiuro, rapina, fornicazione e crimini simili, secondo la prescrizione dei sacri canoni devono essere privati dell'esercizio dei loro rispettivi ordini, perché è uno scandalo per il popolo di Dio che tali persone siano poste sopra di loro. Ma coloro che commettono tali peccati occultamente e li confessano segretamente a un sacerdote, possono essere mantenuti nell'esercizio dei loro rispettivi ordini, con la certezza del misericordioso perdono di Dio, purché siano attenti a espiare i loro peccati con digiuni ed elemosine, veglie e opere sante". Lo stesso è espresso (Extra, De Qual. Ordinand.): "Se i suddetti crimini non sono provati da un processo giudiziario, o in qualche altro modo resi notori, coloro che ne sono colpevoli non devono essere impediti, dopo aver fatto penitenza, dall'esercitare gli ordini che hanno ricevuto, o dal ricevere ulteriori ordini, eccetto nei casi di omicidio".
Risposta all'obiezione 1: Lo stesso si deve dire del recupero della verginità come del recupero dell'innocenza che appartiene alla dignità secondaria dell'uomo al cospetto di Dio.
Risposta all'obiezione 2: In queste parole Girolamo non dice che è impossibile, ma che è difficile, per l'uomo recuperare la sua primitiva dignità dopo aver peccato, perché questo non è concesso a nessuno se non a coloro che si pentono perfettamente, come detto sopra. A quegli statuti canonici, che sembrano proibire ciò, Agostino risponde nella sua lettera a Bonifacio (Ep. clxxxv): "Se la legge della Chiesa proibisce a chiunque, dopo aver fatto penitenza per un crimine, di diventare chierico, o di ritornare ai suoi doveri clericali, o di mantenerli, l'intenzione non era di privarlo della speranza del perdono, ma di preservare il rigore della disciplina; altrimenti dovremmo negare le chiavi date alla Chiesa, delle quali fu detto: 'Tutto ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto nei cieli'". E più avanti aggiunge: "Poiché il santo Davide fece penitenza per i suoi crimini mortali, e tuttavia mantenne la sua dignità; e il Beato Pietro versando lacrime amarissime si pentì invero di aver rinnegato il suo Signore, e tuttavia rimase apostolo. Nondimeno non dobbiamo ritenere eccessiva la cura dei maestri successivi, i quali, senza mettere in pericolo la salvezza di un uomo, esigevano di più dalla sua umiltà, avendo, a mio parere, trovato per esperienza che alcuni assumevano un finto pentimento per brama di onori e potere".
Risposta all'obiezione 3: Questo statuto deve essere inteso come applicabile a coloro che fanno penitenza pubblica, poiché costoro non possono essere promossi a un ordine superiore. Infatti Pietro, dopo il suo rinnegamento, fu fatto pastore delle pecore di Cristo, come appare da Gv 21,21, dove Crisostomo commenta come segue: "Dopo il suo rinnegamento e pentimento Pietro dà prova di maggiore confidenza in Cristo: poiché mentre, alla cena, non osava interrogarLo, ma deputò Giovanni a chiedere al suo posto, in seguito fu posto a capo dei suoi fratelli, e non solo non deputò un altro a chiedere per lui ciò che lo riguardava, ma d'ora in poi interroga il Maestro al posto di Giovanni".