III, q. 89 a. 2
Se, dopo la Penitenza, l'uomo risorga a un'uguale virtù
Quaestio 89 · Del recupero delle virtù per mezzo della Penitenza
Obiezione 1: Sembra che, dopo la Penitenza, l'uomo risorga a un'uguale virtù. Poiché l'Apostolo dice (Rm 8,28): "Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio", al che una glossa di Agostino dice che "questo è così vero che, se qualcuno di tali uomini si smarrisce e devia dalla via, Dio fa sì che anche questo conduca al suo bene". Ma ciò non sarebbe vero se egli risorgesse a una virtù minore. Dunque sembra che un penitente non risorga mai a una virtù minore.
Obiezione 2: Inoltre, Ambrogio dice [*Cf. Hypognosticon iii, opera anonima falsamente attribuita a S. Agostino] che "la Penitenza è una cosa ottima, poiché riporta ogni difetto a uno stato di perfezione". Ma ciò non sarebbe vero a meno che le virtù non fossero recuperate in egual misura. Dunque si recupera sempre un'uguale virtù per mezzo della Penitenza.
Obiezione 3: Inoltre, su Gn 1,5: "Vi fu sera e mattina: primo giorno", una glossa dice: "La luce della sera è quella da cui cadiamo; la luce del mattino è quella a cui risorgiamo". Ora la luce del mattino è più grande della luce della sera. Dunque un uomo risorge a una grazia o carità maggiore di quella che aveva prima; il che è confermato dalle parole dell'Apostolo (Rm 5,20): "Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia".
In contrario, La carità, sia essa progrediente o perfetta, è maggiore della carità incipiente. Ma talvolta un uomo cade dalla carità progrediente e risorge alla carità incipiente. Dunque l'uomo risorge sempre a una virtù minore.
Rispondo che, Come detto sopra (Questione [86], Articolo [6], ad 3; Questione [89], Articolo [1], ad 2), il moto del libero arbitrio, nella giustificazione dell'empio, è l'ultima disposizione alla grazia; cosicché nello stesso istante vi è l'infusione della grazia insieme al suddetto moto del libero arbitrio, come detto nella FS, Questione [113], Articoli [5],7, moto che include un atto di penitenza, come detto sopra (Questione [86], Articolo [2]). Ma è evidente che le forme che ammettono il più e il meno, diventano intense o remisse secondo le diverse disposizioni del soggetto, come detto nella FS, Questione [52], Articoli [1],2; FS, Questione [66], Articolo [1]. Quindi accade che, nella Penitenza, secondo il grado di intensità o remissione nel moto del libero arbitrio, il penitente riceve una grazia maggiore o minore. Ora l'intensità del moto del penitente può essere proporzionata talvolta a una grazia maggiore di quella da cui l'uomo cadde peccando, talvolta a una grazia uguale, talvolta a una minore. Perciò il penitente talvolta risorge a una grazia maggiore di quella che aveva prima, talvolta a una uguale, talvolta a una grazia minore: e lo stesso vale per le virtù, che fluiscono dalla grazia.
Risposta all'obiezione 1: Il fatto stesso di allontanarsi dall'amore di Dio col peccato non opera per il bene di tutti coloro che amano Dio, il che è evidente nel caso di coloro che cadono e non risorgono mai più, o che risorgono e cadono ancora; ma solo per il bene di "coloro che secondo il Suo disegno sono chiamati ad essere santi", cioè i predestinati, i quali, per quanto spesso possano cadere, tuttavia risorgono infine. Di conseguenza il bene viene dalla loro caduta, non nel senso che risorgano sempre a una grazia maggiore, ma che risorgono a una grazia più stabile, non in verità da parte della grazia stessa, perché quanto più grande è la grazia, tanto più è stabile, ma da parte dell'uomo, che, quanto più è attento e umile, tanto più saldamente dimora nella grazia. Quindi la stessa glossa aggiunge che "la loro caduta conduce al loro bene, perché risorgono più umili e più illuminati".
Risposta all'obiezione 2: La Penitenza, considerata in se stessa, ha il potere di riportare tutti i difetti alla perfezione, e persino di far avanzare l'uomo a uno stato superiore; ma questo è talvolta impedito da parte dell'uomo, il cui moto verso Dio e nella detestazione del peccato è troppo remisso, proprio come nel Battesimo gli adulti ricevono una grazia maggiore o minore, secondo i vari modi in cui si preparano.
Risposta all'obiezione 3: Questo paragone delle due grazie alla luce della sera e del mattino è fatto a motivo di una somiglianza di ordine, poiché l'oscurità della notte segue la luce della sera, e la luce del giorno segue la luce del mattino, ma non a motivo di una somiglianza di quantità maggiore o minore. Inoltre, questo detto dell'Apostolo si riferisce alla grazia di Cristo, che abbonda più di qualsiasi numero di peccati dell'uomo. Né è vero per tutti che quanto più abbondano i loro peccati, tanto più abbondante grazia ricevano, se misuriamo la grazia abituale dalla quantità. La grazia è, tuttavia, più abbondante, per quanto riguarda la nozione stessa di grazia, perché a colui che pecca di più viene concesso un favore più "gratuito" col suo perdono; sebbene talvolta coloro i cui peccati abbondano, abbondino anche nel dolore, cosicché ricevono un abito di grazia e virtù più abbondante, come fu il caso della Maddalena.
All'argomento avanzato in senso contrario si deve rispondere che in uno stesso uomo la grazia progrediente è maggiore della grazia incipiente, ma questo non è necessariamente il caso in uomini diversi, poiché uno inizia con una grazia maggiore di quella che un altro ha nello stato di progresso: così Gregorio dice (Dial. ii, 1): "Tutti, sia ora che in futuro, riconoscano quanto perfettamente il fanciullo Benedetto si volse alla vita di grazia fin dall'inizio".