III, q. 1 a. 1
Se fosse conveniente che Dio s'incarnasse
Quaestio 1 · Sulla convenienza dell'Incarnazione
Obiezione 1: Sembra che non fosse conveniente che Dio s'incarnasse. Poiché Dio ab aeterno è l'essenza stessa della bontà, era meglio per Lui rimanere così come era stato ab aeterno. Ma ab aeterno Egli era stato senza carne. Dunque era convenientissimo per Lui non essere unito alla carne. Perciò non era conveniente che Dio s'incarnasse.
Obiezione 2: Inoltre, non è conveniente unire cose che sono infinitamente distanti, così come non sarebbe un'unione conveniente se uno volesse "dipingere una figura in cui al collo di un cavallo fosse unita una testa umana" [Orazio, Ars. Poet., v. 1]. Ma Dio e la carne sono infinitamente distanti; poiché Dio è semplicissimo, mentre la carne è quanto mai composta, specialmente la carne umana. Dunque non era conveniente che Dio si unisse alla carne umana.
Obiezione 3: Inoltre, un corpo dista dal sommo spirito quanto il male dal sommo bene. Ma era del tutto sconveniente che Dio, che è il sommo bene, assumesse il male. Dunque non era conveniente che il sommo spirito increato assumesse un corpo.
Obiezione 4: Inoltre, non si addice a Colui che supera le cose più grandi essere contenuto nelle minime, e a Colui sul quale riposa la cura delle cose grandi lasciare queste per le cose minori. Ma Dio — che ha cura di tutto il mondo — l'intero universo delle cose non può contenerlo. Dunque sembrerebbe sconveniente che "Egli si nasconda sotto il corpo fragile di un bambino in fasce, in confronto al Quale l'intero universo è considerato come poca cosa; e che questo Principe lasci il Suo trono per così lungo tempo, e trasferisca il governo del mondo intero a un corpo così fragile", come scrive Volusiano ad Agostino (Ep. cxxxv).
In contrario, Sembra convenientissimo che mediante le cose visibili si manifestino le cose invisibili di Dio; poiché a questo fine fu fatto tutto il mondo, come è chiaro dalle parole dell'Apostolo (Rm 1,20): "Infatti le cose invisibili di Dio... si vedono chiaramente, essendo comprese attraverso le cose che sono state fatte". Ma, come dice il Damasceno (De Fide Orth. iii, 1), mediante il mistero dell'Incarnazione sono rese note insieme la bontà, la sapienza, la giustizia e la potenza o forza di Dio: "La Sua bontà, perché non disprezzò la debolezza della Sua stessa opera; la Sua giustizia, poiché, sconfitto l'uomo, fece sì che il tiranno fosse vinto da nessun altro se non dall'uomo, e tuttavia non strappò gli uomini forzatamente dalla morte; la Sua sapienza, perché trovò una soluzione idonea per un debito pesantissimo; la Sua potenza, o forza infinita, perché non c'è nulla di più grande del fatto che Dio diventi incarnato...".
Rispondo che, A ogni cosa conviene ciò che le compete secondo la propria natura; così, all'uomo conviene ragionare, poiché questo gli appartiene in quanto è di natura razionale. Ma la natura stessa di Dio è la bontà, come è chiaro da Dionigi (Div. Nom. i). Quindi, ciò che appartiene all'essenza della bontà conviene a Dio. Ma appartiene all'essenza della bontà il comunicarsi agli altri, come è evidente da Dionigi (Div. Nom. iv). Quindi appartiene all'essenza del sommo bene comunicarsi nel modo più alto alla creatura, e questo avviene principalmente per il fatto che "Egli congiunge a Sé la natura creata in modo tale che una sola Persona sia costituita da queste tre cose: il Verbo, l'anima e la carne", come dice Agostino (De Trin. xiii). Quindi è manifesto che era conveniente che Dio s'incarnasse.
Risposta all'obiezione 1: Il mistero dell'Incarnazione non si è compiuto attraverso un mutamento di Dio dallo stato in cui era stato ab aeterno, ma attraverso il fatto che Egli ha unito a Sé la creatura in un modo nuovo, o piuttosto attraverso l'averla unita a Sé. Ma è conveniente che una creatura, che per natura è mutevole, non sia sempre in un solo modo. E perciò, come la creatura cominciò ad essere, sebbene non fosse stata prima, così parimenti, non essendo stata precedentemente unita a Dio in Persona, fu in seguito unita a Lui.
Risposta all'obiezione 2: Essere unita a Dio nell'unità della persona non era conveniente alla carne umana secondo le sue doti naturali, poiché era al di sopra della sua dignità; tuttavia, era conveniente che Dio, in ragione della Sua infinita bontà, la unisse a Sé per la salvezza dell'uomo.
Risposta all'obiezione 3: Ogni modo di essere in cui una qualsiasi creatura differisce dal Creatore è stato stabilito dalla sapienza di Dio ed è ordinato alla bontà di Dio. Infatti Dio, che è increato, immutabile e incorporeo, produsse creature mutevoli e corporee per la Sua stessa bontà. E così anche il male della pena fu stabilito dalla giustizia di Dio per la gloria di Dio. Ma il male di colpa si commette allontanandosi dall'arte della sapienza Divina e dall'ordine della bontà Divina. E perciò poteva essere conveniente a Dio assumere una natura creata, mutevole, corporea e soggetta a pena, ma non Gli si addiceva assumere il male di colpa.
Risposta all'obiezione 4: Come risponde Agostino (Ep. ad Volusian. cxxxvii): "La dottrina cristiana non sostiene in alcun luogo che Dio si sia unito alla carne umana in modo tale da disertare o perdere, o trasferire e, per così dire, contrarre entro questo fragile corpo, la cura di governare l'universo. Questo è il pensiero di uomini incapaci di vedere altro che le cose corporee... Dio è grande non per la massa, ma per la potenza. Quindi la grandezza della Sua potenza non sente ristrettezze in ambienti angusti. Né, se la parola passeggera di un uomo è udita contemporaneamente da molti, e interamente da ciascuno, è incredibile che il Verbo permanente di Dio debba essere ovunque contemporaneamente?". Quindi nulla di sconveniente deriva dal fatto che Dio s'incarni.