Suppl., q. 83 a. 6
Se il corpo glorioso, a motivo della sua sottigliezza, sia impalpabile
Quaestio 83 · Della sottigliezza dei corpi dei beati
Obiezione 1: Sembra che il corpo glorioso, a motivo della sua sottigliezza, sia impalpabile. Infatti Gregorio dice (Hom. xxv in Evang.): "Ciò che è palpabile deve necessariamente essere corruttibile". Ma il corpo glorioso è incorruttibile. Dunque è impalpabile.
Obiezione 2: Inoltre, qualunque cosa sia palpabile resiste a chi la tocca. Ma ciò che può essere nello stesso luogo con un altro non gli resiste. Poiché dunque un corpo glorioso può essere nello stesso luogo con un altro corpo, non sarà palpabile.
Obiezione 3: Inoltre, ogni corpo palpabile è tangibile. Ora ogni corpo tangibile ha qualità tangibili in eccesso rispetto alle qualità di chi lo tocca. Poiché dunque nei corpi gloriosi le qualità tangibili non sono in eccesso ma sono ridotte a un sommo grado di uguaglianza, sembrerebbe che siano impalpabili.
In contrario, nostro Signore risorse con un corpo glorioso; e tuttavia il Suo corpo era palpabile, come appare da Lc 24,39: "Toccate e guardate; perché uno spirito non ha carne e ossa". Dunque anche i corpi gloriosi saranno palpabili.
Inoltre, questa è l'eresia di Eutichio, Vescovo di Costantinopoli, come afferma Gregorio (Moral. xxiv): poiché egli disse che nella gloria della risurrezione i nostri corpi saranno impalpabili.
Rispondo che, Ogni corpo palpabile è tangibile, ma non viceversa. Infatti ogni corpo è tangibile se ha qualità per cui il senso del tatto ha un'attitudine naturale ad essere affetto: per cui l'aria, il fuoco e simili sono corpi tangibili: ma un corpo palpabile, oltre a questo, resiste al tatto; per cui l'aria che non resiste mai a ciò che passa attraverso di essa, ed è facilissimamente penetrata, è tangibile invero ma non palpabile. Di conseguenza è chiaro che un corpo si dice palpabile per due ragioni, vale a dire a motivo delle sue qualità tangibili, e a motivo del suo resistere a ciò che lo tocca, così da impedirgli di penetrarlo. E poiché le qualità tangibili sono caldo e freddo e così via, che non si trovano se non nei corpi pesanti e leggeri, i quali essendo contrari l'uno all'altro sono perciò corruttibili, ne segue che i corpi celesti, che per loro natura sono incorruttibili, sono sensibili alla vista ma non tangibili, e perciò neppure sono palpabili. Questo è ciò che intende Gregorio quando dice (Hom. xxv in Evang.) che "ciò che è palpabile deve necessariamente essere corruttibile". Di conseguenza il corpo glorioso ha per sua natura quelle qualità che hanno un'attitudine naturale ad affliggere il tatto, e tuttavia poiché il corpo è interamente soggetto allo spirito, è in suo potere con ciò affliggere o non affliggere il tatto. Allo stesso modo gli compete per sua natura resistere a qualsiasi altro corpo che passa, cosicché quest'ultimo non possa essere nello stesso luogo insieme ad esso: sebbene, secondo il suo piacere, possa accadere per la potenza Divina che occupi lo stesso luogo con un altro corpo, e così non offra resistenza a un corpo che passa. Onde secondo la sua natura il corpo glorioso è palpabile, ma gli compete di essere impalpabile per un corpo non glorioso per una potenza soprannaturale. Per cui Gregorio dice (Hom. xxv in Evang.) che "nostro Signore offrì la Sua carne da toccare, che Egli aveva introdotto attraverso le porte chiuse, così da fornire una prova completa che dopo la Sua risurrezione il Suo corpo era immutato nella natura sebbene mutato nella gloria".
Risposta all'obiezione 1: L'incorruttibilità di un corpo glorioso non risulta dalla natura delle sue parti componenti; ed è a motivo di quella natura che qualunque cosa sia palpabile è corruttibile, come affermato sopra. Onde l'argomento non prova.
Risposta all'obiezione 2: Sebbene in un certo modo sia possibile per un corpo glorioso essere nello stesso luogo con un altro corpo: tuttavia il corpo glorioso ha in suo potere di resistere a piacimento a chiunque lo tocchi, e così è palpabile.
Risposta all'obiezione 3: Nei corpi gloriosi le qualità tangibili non sono ridotte al medio reale che è misurato secondo l'uguale distanza dagli estremi, ma al medio proporzionato, secondo quanto è più conveniente alla complessione umana in ciascuna parte. Onde il tocco di quei corpi sarà dilettosissimo, perché una potenza si diletta sempre in un oggetto conveniente, ed è addolorata dall'eccesso.