Suppl., q. 14 a. 5
Se le suddette opere valgano per la mitigazione delle pene dell'inferno
Quaestio 14 · Della qualità della soddisfazione
Obiezione 1: Sembra che le suddette opere non valgano per la mitigazione delle pene dell'inferno. Infatti la misura della pena all'inferno risponderà alla misura della colpa. Ma le opere fatte senza carità non diminuiscono la misura della colpa. Dunque, neppure diminuiscono le pene dell'inferno.
Obiezione 2: Inoltre, la pena dell'inferno, sebbene infinita nella durata, è tuttavia finita nell'intensità. Ora qualsiasi cosa finita viene eliminata da una sottrazione finita. Se dunque le opere fatte senza carità cancellassero una parte della pena dovuta per i peccati, quelle opere potrebbero essere così numerose che la pena dell'inferno verrebbe eliminata del tutto: il che è falso.
Obiezione 3: Inoltre, i suffragi della Chiesa sono più efficaci delle opere fatte senza carità. Ma, secondo Agostino (Enchiridion cx), "i suffragi della Chiesa non giovano ai dannati all'inferno". Molto meno dunque quelle pene sono mitigate dalle opere fatte senza carità.
In contrario, Agostino dice anche (Enchiridion cx): "A chiunque giovino, o ricevono un pieno perdono, o almeno trovano la dannazione stessa più tollerabile".
Inoltre, è cosa più grande fare una buona azione che omettere un'azione malvagia. Ma l'omissione di un'azione malvagia evita sempre una pena, anche in colui che manca di carità. Molto più, dunque, le buone azioni annullano la pena.
Rispondo che, La mitigazione delle pene dell'inferno può essere intesa in due modi: primo, come se uno fosse liberato dalla pena che già meritava, e così, poiché nessuno è liberato dalla pena a meno che non sia assolto dalla colpa (poiché un effetto non è diminuito o tolto a meno che la sua causa non sia diminuita o tolta), la pena dell'inferno non può essere mitigata dalle opere fatte senza carità, poiché esse sono incapaci di rimuovere o diminuire la colpa. Secondo, in modo che il demerito della pena sia impedito; e così le suddette opere diminuiscono la pena dell'inferno: primo, perché colui che compie tali opere evita di essere colpevole della loro omissione; secondo, perché tali opere dispongono uno in qualche modo al bene, cosicché un uomo pecca con minor disprezzo, e anzi viene distolto da molti peccati per mezzo di esse.
Queste opere meritano, tuttavia, una diminuzione o un rinvio della pena temporale, come nel caso di Acab (3 Re 21,27 segg.), come pure l'acquisizione di beni temporali.
Alcuni, tuttavia, dicono che esse mitigano le pene dell'inferno, non sottraendo nulla della loro sostanza, ma rafforzando il soggetto, cosicché egli è più capace di sopportarle. Ma questo è impossibile, perché non vi è rafforzamento senza una diminuzione della passibilità. Ora la passibilità è secondo la misura della colpa, perciò se la colpa non è rimossa, neppure il soggetto può essere rafforzato.
Alcuni dicono ancora che la pena è mitigata quanto al rimorso di coscienza, sebbene non quanto alla pena del fuoco. Ma neppure questo regge, perché come la pena del fuoco è uguale alla colpa, così lo è anche la pena del rimorso di coscienza: cosicché ciò che si applica all'una si applica all'altra.
Questo basta per le Risposte alle Obiezioni.