II-II, q. 180 a. 1
Se la vita contemplativa non abbia nulla a che fare con gli affetti e riguardi interamente l'intelletto
Quaestio 180 · Della vita contemplativa
Obiezione 1: Sembra che la vita contemplativa non abbia nulla a che fare con gli affetti e riguardi interamente l'intelletto. Infatti il Filosofo dice (Metaph. ii, text. 3) che "il fine della contemplazione è la verità". Ora la verità riguarda interamente l'intelletto. Dunque sembra che la vita contemplativa riguardi interamente l'intelletto.
Obiezione 2: Inoltre, Gregorio dice (Moral. vi, 37; Hom. xix in Ezech.) che "Rachele, che viene interpretata come 'visione del principio', significa la vita contemplativa". Ora la visione di un principio appartiene propriamente all'intelletto. Dunque la vita contemplativa appartiene propriamente all'intelletto.
Obiezione 3: Inoltre, Gregorio dice (Hom. xiv in Ezech.) che appartiene alla vita contemplativa "riposare dall'azione esterna". Ora la potenza affettiva o appetitiva inclina alle azioni esterne. Dunque sembra che la vita contemplativa non abbia nulla a che fare con la potenza appetitiva.
In contrario, Gregorio dice (Hom. xiv in Ezech.) che "la vita contemplativa consiste nell'aderire con tutta la mente all'amore di Dio e del prossimo, e nel non desiderare nulla all'infuori del Creatore". Ora il desiderio e l'amore appartengono alla potenza affettiva o appetitiva, come detto sopra (FS, Question [25], Article [2]; FS, Question [26], Article [2]). Dunque la vita contemplativa ha anche qualcosa a che fare con la potenza affettiva o appetitiva.
Rispondo che, Come detto sopra (Question [179], Article [1]), si dicono contemplativi coloro che sono principalmente intenti alla contemplazione della verità. Ora l'intenzione è un atto della volontà, come detto sopra (FS, Question [12], Article [1]), perché l'intenzione riguarda il fine che è l'oggetto della volontà. Di conseguenza la vita contemplativa, quanto all'essenza dell'azione, appartiene all'intelletto, ma quanto alla causa motrice dell'esercizio di tale azione appartiene alla volontà, la quale muove tutte le altre potenze, anche l'intelletto, ai loro atti, come detto sopra (FP, Question [82], Article [4]; FS, Question [9], Article [1]).
Ora la potenza appetitiva muove ad osservare le cose o con i sensi o con l'intelletto, talvolta per amore della cosa vista, poiché, come sta scritto (Mt 6,21), "dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore", talvolta per amore della stessa conoscenza che si acquisisce con l'osservazione. Perciò Gregorio fa consistere la vita contemplativa nell'"amore di Dio", in quanto amando Dio ci accendiamo nel desiderio di contemplare la sua bellezza. E poiché ognuno si diletta quando ottiene ciò che ama, ne consegue che la vita contemplativa termina nel diletto, che ha sede nella potenza affettiva, col risultato che anche l'amore diviene più intenso.
Risposta all'obiezione 1: Dal fatto stesso che la verità è il fine della contemplazione, essa ha l'aspetto di un bene appetibile, amabile e dilettevole, e sotto questo aspetto appartiene alla potenza appetitiva.
Risposta all'obiezione 2: Siamo spinti alla visione del primo principio, cioè Dio, dall'amore di esso; perciò Gregorio dice (Hom. xiv in Ezech.) che "la vita contemplativa calpesta ogni affanno e brama di vedere il volto del suo Creatore".
Risposta all'obiezione 3: La potenza appetitiva non muove solo le membra corporee a compiere azioni esterne, ma anche l'intelletto a esercitare l'atto della contemplazione, come detto sopra.