II-II, q. 171 a. 5
Se il profeta distingua sempre ciò che dice per spirito proprio da ciò che dice per spirito profetico
Quaestio 171 · La profezia
Obiezione 1: Sembra che il profeta distingua sempre ciò che dice per spirito proprio da ciò che dice per spirito profetico. Infatti Agostino afferma (Confess. vi, 13) che sua madre diceva di "poter discernere, attraverso un certo sentimento che non sapeva esprimere a parole, tra le rivelazioni divine e i sogni della propria anima". Ora la profezia è una rivelazione divina, come affermato sopra (Articolo [3]). Dunque il profeta distingue sempre ciò che dice per spirito di profezia da ciò che dice per il proprio spirito.
Obiezione 2: Inoltre, Dio non comanda nulla di impossibile, come dice Girolamo [*Pelagio. Ep. xvi, tra le opere spurie di S. Girolamo]. Ora ai profeti fu comandato (Ger. 23, 28): "Il profeta che ha un sogno, racconti un sogno; e colui che ha la mia parola, dica la mia parola con verità". Dunque il profeta può distinguere ciò che ha attraverso lo spirito di profezia da ciò che vede altrimenti.
Obiezione 3: Inoltre, la certezza risultante da un lume divino è maggiore di quella che risulta dal lume della ragione naturale. Ora colui che ha la scienza, per il lume della ragione naturale sa per certo di averla. Dunque colui che ha la profezia per un lume divino è molto più certo di averla.
In contrario, Gregorio dice (Hom. i super Ezech.): "Si deve osservare che talvolta i santi profeti, quando consultati, proferiscono certe cose per il proprio spirito, essendo molto abituati a profetizzare, e pensano di parlare per lo spirito profetico".
Rispondo che, La mente del profeta è istruita da Dio in due modi: in un modo per una rivelazione espressa, in un altro modo per un istinto misteriosissimo al "quale la mente umana è soggetta senza saperlo", come dice Agostino (Gen. ad lit. ii, 17). Di conseguenza il profeta ha la massima certezza su quelle cose che conosce per una rivelazione espressa, e sa per certo che gli sono rivelate da Dio; perciò sta scritto (Ger. 26, 15): "In verità il Signore mi ha mandato a voi, per dire tutte queste parole ai vostri orecchi". Altrimenti, se non fosse certo di questo, la fede che si basa sulle enunciazioni del profeta non sarebbe certa. Un segno della certezza del profeta si può raccogliere dal fatto che Abramo, essendo ammonito in una visione profetica, si preparò a sacrificare il suo figlio unigenito, cosa che non avrebbe mai fatto se non fosse stato certissimo della rivelazione divina.
D'altra parte, la sua posizione riguardo alle cose che conosce per istinto è talvolta tale che egli non è in grado di distinguere pienamente se i suoi pensieri siano concepiti per istinto divino o per il proprio spirito. E quelle cose che conosciamo per istinto divino non sono tutte manifestate con certezza profetica, poiché questo istinto è qualcosa di imperfetto nel genere della profezia. È così che dobbiamo intendere il detto di Gregorio. Tuttavia, affinché questo non porti all'errore, "essi sono ben presto corretti dallo Spirito Santo [*Per esempio, cfr. 2 Sam. 7, 3 segg.], e da Lui ascoltano la verità, cosicché si rimproverano di aver detto ciò che non era vero", come aggiunge Gregorio (Hom. i super Ezech.).
Gli argomenti posti in primo luogo considerano la rivelazione che è fatta dallo spirito profetico; perciò la risposta a tutte le obiezioni è chiara.