II-II, q. 147 a. 5
Se i tempi per il digiuno della Chiesa siano stabiliti convenientemente
Quaestio 147 · Del digiuno
Obiezione 1: Sembra che i tempi per il digiuno della Chiesa siano stabiliti in modo sconveniente. Infatti leggiamo (Mt 4) che Cristo iniziò a digiunare immediatamente dopo essere stato battezzato. Ora noi dobbiamo imitare Cristo, secondo 1 Cor 4,16: "Siate miei imitatori, come anch'io lo sono di Cristo". Dunque dovremmo digiunare immediatamente dopo l'Epifania, quando si celebra il battesimo di Cristo.
Obiezione 2: Inoltre, è illecito nella Nuova Legge osservare le cerimonie della Vecchia Legge. Ora appartiene alle solennità della Vecchia Legge digiunare in certi mesi particolari: infatti sta scritto (Zc 8,19): "Il digiuno del quarto mese e il digiuno del quinto, e il digiuno del settimo, e il digiuno del decimo saranno per la casa di Giuda gioia e letizia e grandi solennità". Dunque il digiuno di certi mesi, che sono chiamati Quattro Tempora, è osservato sconvenientemente nella Chiesa.
Obiezione 3: Inoltre, secondo Agostino, proprio come c'è un digiuno "di tristezza", così c'è un digiuno "di gioia". Ora è molto conveniente che i fedeli gioiscano spiritualmente nella Risurrezione di Cristo. Dunque durante le cinque settimane che la Chiesa solennizza a motivo della Risurrezione di Cristo, e nelle domeniche che commemorano la Risurrezione, dovrebbero essere stabiliti dei digiuni.
In contrario, Sta la consuetudine generale della Chiesa.
Rispondo che, Come detto sopra, il digiuno è diretto a due cose: la cancellazione del peccato e l'elevazione della mente alle cose celesti. Perciò il digiuno deve essere stabilito specialmente per quei tempi in cui conviene che l'uomo sia purificato dal peccato e le menti dei fedeli siano elevate a Dio dalla devozione: e queste cose sono particolarmente richieste prima della festa di Pasqua, quando i peccati sono sciolti dal battesimo, che è solennemente conferito nella veglia pasquale, giorno in cui si commemora la sepoltura di nostro Signore, perché "siamo sepolti insieme con Cristo per mezzo del battesimo nella morte" (Rm 6,4). Inoltre, alla festa di Pasqua la mente dell'uomo deve essere devotamente elevata alla gloria dell'eternità, che Cristo ha restaurato risorgendo dai morti, e così la Chiesa ha ordinato che si osservasse un digiuno immediatamente prima della festa pasquale; e per la stessa ragione, alla vigilia delle feste principali, perché è allora che ci si deve preparare a celebrare devotamente la festa imminente. Di nuovo è consuetudine nella Chiesa che gli Ordini Sacri siano conferiti ogni trimestre dell'anno (in segno di ciò nostro Signore sfamò quattromila uomini con sette pani, che significano l'anno del Nuovo Testamento come dice Girolamo): e allora sia l'ordinante, sia i candidati all'ordinazione, e anche tutto il popolo, per il cui bene sono ordinati, hanno bisogno di digiunare per prepararsi all'ordinazione. Perciò si narra (Lc 6,12) che prima di scegliere i Suoi discepoli nostro Signore "uscì su un monte a pregare": e Ambrogio commentando queste parole dice: "Che cosa dovresti fare tu, quando desideri intraprendere qualche opera pia, dal momento che Cristo pregò prima di inviare i Suoi apostoli?".
Riguardo al digiuno dei quaranta giorni, secondo Gregorio ci sono tre ragioni per il numero. Primo, "perché il potere del Decalogo si compie nei quattro libri dei Santi Vangeli: poiché quaranta è il prodotto di dieci moltiplicato per quattro". O "perché siamo composti di quattro elementi in questo corpo mortale attraverso le cui concupiscenze trasgrediamo i comandamenti del Signore che ci sono consegnati nel Decalogo. Perciò è conveniente che puniamo quello stesso corpo quaranta volte. O, perché, proprio come sotto la Legge era comandato che si pagassero le decime delle cose, così noi ci sforziamo di pagare a Dio una decima dei giorni, poiché essendo un anno composto di trecentosessantasei giorni, punendo noi stessi per trentasei giorni" (cioè, i giorni di digiuno durante le sei settimane di Quaresima) "paghiamo a Dio una decima del nostro anno". Secondo Agostino si può aggiungere una quarta ragione. Infatti il Creatore è la "Trinità", Padre, Figlio e Spirito Santo: mentre il numero "tre" si riferisce alla creatura invisibile, poiché ci è comandato di amare Dio con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra anima e con tutta la nostra mente: e il numero "quattro" si riferisce alla creatura visibile, a motivo del caldo, del freddo, dell'umido e del secco. Così il numero "dieci" significa tutte le cose, e se questo viene moltiplicato per quattro che si riferisce al corpo con cui facciamo uso delle cose, abbiamo il numero quaranta.
Ogni digiuno delle Quattro Tempora è composto di tre giorni, a motivo del numero dei mesi in ogni stagione: o a motivo del numero degli Ordini Sacri che sono conferiti in questi tempi.
Risposta all'obiezione 1: Cristo non aveva bisogno del battesimo per Se stesso, ma per raccomandare il battesimo a noi. Perciò era competente per Lui digiunare non prima, ma dopo il Suo battesimo, per invitare noi a digiunare prima del nostro battesimo.
Risposta all'obiezione 2: La Chiesa osserva i digiuni delle Quattro Tempora né nello stesso tempo degli Ebrei, né per le stesse ragioni. Infatti essi digiunavano in luglio, che è il quarto mese da aprile (che contano come primo), perché fu allora che Mosè scendendo dal Monte Sinai ruppe le tavole della Legge (Es 32), e che, secondo Ger 39,2, "le mura della città furono prima brecciate". Nel quinto mese, che noi chiamiamo agosto, digiunavano perché fu loro comandato di non salire sul monte, quando il popolo si era ribellato a causa delle spie (Nm 14): anche in questo mese il tempio di Gerusalemme fu bruciato da Nabucodonosor (Ger 52) e in seguito da Tito. Nel settimo mese che noi chiamiamo ottobre, Godolia fu ucciso, e i resti del popolo furono dispersi (Ger 51). Nel decimo mese, che noi chiamiamo gennaio, il popolo che era con Ezechiele in cattività udì della distruzione del tempio (Ez 4).
Risposta all'obiezione 3: Il "digiuno di gioia" procede dall'istigazione dello Spirito Santo che è Spirito di libertà, per cui questo digiuno non dovrebbe essere materia di precetto. Di conseguenza i digiuni stabiliti dal comandamento della Chiesa sono piuttosto "digiuni di tristezza" che sono incompatibili con i giorni di gioia. Per questa ragione il digiuno non è ordinato dalla Chiesa durante tutto il tempo pasquale, né di domenica: e se qualcuno digiunasse in questi tempi in contraddizione alla consuetudine del popolo cristiano, che come dichiara Agostino "deve essere considerata come legge", o anche per qualche opinione erronea (così i Manichei digiunano, perché ritengono tale digiuno di obbligo), non sarebbe esente da peccato. Nondimeno il digiuno considerato in se stesso è lodevole in ogni tempo; così Girolamo scrisse: "Volesse il cielo che potessimo digiunare sempre".