II-II, q. 147 a. 2
Se il digiuno sia un atto di astinenza
Quaestio 147 · Del digiuno
Obiezione 1: Sembra che il digiuno non sia un atto di astinenza. Infatti Girolamo, commentando Mt 17,20 ("Questa specie di demoni"), dice: "Digiunare è astenersi non solo dal cibo ma anche da ogni sorta di lussuria". Ora questo appartiene a ogni virtù. Dunque il digiuno non è esclusivamente un atto di astinenza.
Obiezione 2: Inoltre, Gregorio dice in un'omelia quaresimale che "il digiuno quaresimale è la decima di tutto l'anno". Ora pagare le decime è un atto di religione. Dunque il digiuno è un atto di religione e non di astinenza.
Obiezione 3: Inoltre, l'astinenza è una parte della temperanza. Ora la temperanza è condivisa con la fortezza, alla quale appartiene sopportare le difficoltà, e questo sembra molto applicabile al digiuno. Dunque il digiuno non è un atto di astinenza.
In contrario, Isidoro dice che "il digiuno è frugalità di vitto e astinenza dal cibo".
Rispondo che, L'abito e l'atto hanno la stessa materia. Perciò ogni atto virtuoso circa una particolare materia appartiene alla virtù che stabilisce il giusto mezzo in quella materia. Ora il digiuno riguarda il cibo, in cui il giusto mezzo è stabilito dall'astinenza. Perciò è evidente che il digiuno è un atto di astinenza.
Risposta all'obiezione 1: Parlando propriamente, il digiuno consiste nell'astenersi dal cibo, ma parlando metaforicamente denota l'astinenza da qualsiasi cosa dannosa, e tale è specialmente il peccato.
Possiamo anche rispondere che, anche parlando propriamente, il digiuno è astinenza da ogni sorta di lussuria, poiché, come detto sopra (Articolo 1, ad 1), un atto cessa di essere virtuoso per la congiunzione di qualsiasi vizio.
Risposta all'obiezione 2: Nulla impedisce che l'atto di una virtù appartenga a un'altra virtù, in quanto è diretto al fine di quella virtù. Di conseguenza non c'è motivo per cui il digiuno non debba essere un atto di religione, o di castità, o di qualsiasi altra virtù.
Risposta all'obiezione 3: Appartiene alla fortezza come virtù speciale sopportare non qualsiasi tipo di difficoltà, ma solo quelle connesse col pericolo di morte. Sopportare le difficoltà derivanti dalla privazione del piacere del tatto appartiene alla temperanza e alle sue parti: e tali sono le difficoltà del digiuno.