II-II, q. 147 a. 4
Se tutti siano tenuti a osservare i digiuni della Chiesa
Quaestio 147 · Del digiuno
Obiezione 1: Sembra che tutti siano tenuti a osservare i digiuni della Chiesa. Infatti i comandamenti della Chiesa sono vincolanti proprio come i comandamenti di Dio, secondo Lc 10,16: "Chi ascolta voi ascolta me". Ora tutti sono tenuti a osservare i comandamenti di Dio. Dunque allo stesso modo tutti sono tenuti a osservare i digiuni stabiliti dalla Chiesa.
Obiezione 2: Inoltre, i bambini specialmente non sembrano esenti dal digiuno, a motivo della loro età: infatti sta scritto (Gl 2,15): "Santificate un digiuno", e più avanti (Gl 2,16): "Radunate i pargoli e quelli che succhiano al seno". Molto più dunque tutti gli altri sono tenuti a osservare i digiuni.
Obiezione 3: Inoltre, le cose spirituali dovrebbero essere preferite a quelle temporali, e le cose necessarie a quelle che non sono necessarie. Ora le opere corporali sono dirette al guadagno temporale; e i pellegrinaggi, sebbene diretti alle cose spirituali, non sono materia di necessità. Dunque, poiché il digiuno è diretto a un guadagno spirituale ed è reso cosa necessaria dal comandamento della Chiesa, sembra che i digiuni della Chiesa non debbano essere omessi a motivo di un pellegrinaggio o di opere corporali.
Obiezione 4: Inoltre, è meglio fare una cosa volentieri che per necessità, come affermato in 2 Cor 9,7. Ora i poveri sono soliti digiunare per necessità, a causa della mancanza di cibo. Molto più dunque dovrebbero digiunare volentieri.
In contrario, Sembra che nessun giusto sia tenuto a digiunare. Infatti i comandamenti della Chiesa non sono vincolanti in opposizione all'insegnamento di Cristo. Ma nostro Signore disse (Lc 5,34) che "i figli dello sposo non possono digiunare mentre lo sposo è con loro". Ora Egli è con tutti i giusti dimorando in essi in modo speciale, per cui nostro Signore disse (Mt 28,20): "Ecco io sono con voi... fino alla consumazione del mondo". Dunque i giusti non sono tenuti dal comandamento della Chiesa a digiunare.
Rispondo che, Come detto sopra, i precetti generali sono formulati secondo le esigenze della moltitudine. Perciò nel fare tali precetti il legislatore considera ciò che accade generalmente e per la maggior parte, e non intende che il precetto sia vincolante per una persona in cui, per qualche ragione speciale, c'è qualcosa di incompatibile con l'osservanza del precetto. Tuttavia si deve usare discrezione sul punto. Infatti se la ragione è evidente, è lecito a un uomo usare il proprio giudizio nell'omettere di adempiere il precetto, specialmente se la consuetudine è a suo favore, o se è difficile per lui ricorrere all'autorità superiore. D'altra parte, se la ragione è dubbia, si dovrebbe ricorrere al superiore che ha il potere di concedere una dispensa in tali casi. E questo deve essere fatto nei digiuni stabiliti dalla Chiesa, ai quali tutti sono tenuti in generale, a meno che non ci sia qualche ostacolo speciale a questa osservanza.
Risposta all'obiezione 1: I comandamenti di Dio sono precetti della legge naturale, che sono, di per sé, necessari per la salvezza. Ma i comandamenti della Chiesa riguardano materie che sono necessarie per la salvezza non di per sé, ma solo attraverso l'ordinanza della Chiesa. Quindi ci possono essere certi ostacoli a causa dei quali certe persone non sono tenute a osservare i digiuni in questione.
Risposta all'obiezione 2: Nei bambini c'è una ragione evidentissima per non digiunare, sia a causa della loro debolezza naturale, per cui hanno bisogno di prendere cibo frequentemente e non molto alla volta, sia perché hanno bisogno di molto nutrimento a causa delle esigenze della crescita, che risulta dal residuo del nutrimento. Perciò finché dura la fase della crescita, che di regola dura finché non hanno completato il terzo periodo di sette anni, non sono tenuti a osservare i digiuni della Chiesa: e tuttavia è conveniente che anche durante quel tempo si esercitino nel digiuno, più o meno, secondo la loro età. Nondimeno, quando incombe qualche grande calamità, anche ai bambini viene comandato di digiunare, in segno di penitenza più severa, secondo Giona 3,7: "Né uomini né bestie... gustino alcuna cosa... né bevano acqua".
Risposta all'obiezione 3: Apparentemente si dovrebbe fare una distinzione riguardo ai pellegrini e ai lavoratori. Infatti se il pellegrinaggio o il lavoro faticoso possono essere convenientemente differiti o diminuiti senza detrimento per la salute corporale e per quelle condizioni esterne che sono necessarie per il mantenimento della vita corporale o spirituale, non c'è motivo per omettere i digiuni della Chiesa. Ma se uno si trova nella necessità di iniziare subito il pellegrinaggio e di fare lunghe tappe, o di fare molto lavoro, sia per il proprio sostentamento corporale, sia per qualche bisogno della vita spirituale, ed è impossibile allo stesso tempo osservare i digiuni della Chiesa, non è tenuto a digiunare: perché nell'ordinare i digiuni la Chiesa non sembrerebbe aver inteso impedire altre imprese pie e più necessarie. Tuttavia, in tali casi si dovrebbe apparentemente cercare la dispensa del superiore; eccetto forse quando il suddetto corso è riconosciuto dalla consuetudine, poiché quando i superiori tacciono sembrerebbero acconsentire.
Risposta all'obiezione 4: Quei poveri che possono procurarsi a sufficienza per un pasto non sono scusati, a motivo della povertà, dall'osservare i digiuni della Chiesa. D'altra parte, sembrerebbero essere esenti coloro che mendicano il loro cibo pezzo per pezzo, poiché non sono in grado in nessun momento di avere una sufficienza di cibo.
Risposta all'obiezione 5: Questo detto di nostro Signore può essere esposto in tre modi. Primo, secondo Crisostomo, il quale dice che "i discepoli, che sono chiamati figli dello sposo, erano ancora di disposizione debole, per cui sono paragonati a un vecchio vestito". Quindi, mentre Cristo era con loro nel corpo, dovevano essere nutriti con gentilezza piuttosto che addestrati con la durezza del digiuno. Secondo questa interpretazione, è conveniente che le dispense siano concesse agli imperfetti e ai principianti, piuttosto che agli anziani e ai perfetti. Secondo, possiamo dire con Girolamo che nostro Signore sta parlando qui dei digiuni delle osservanze della Vecchia Legge. Perciò nostro Signore intende dire che gli apostoli non dovevano essere trattenuti dalle vecchie osservanze, poiché dovevano essere riempiti della novità della grazia. Terzo, secondo Agostino, il quale afferma che il digiuno è di due tipi. Uno appartiene a coloro che sono umiliati dall'inquietudine, e questo non è conveniente agli uomini perfetti, poiché sono chiamati "figli dello sposo"; quindi quando leggiamo in Luca: "I figli dello sposo non possono digiunare", leggiamo in Mt 9,15: "Possono forse i figli dello sposo fare lutto?". L'altro appartiene alla mente che gioisce nell'aderire alle cose spirituali: e questo digiuno è conveniente ai perfetti.