II-II, q. 106 a. 2
Se l'innocente sia più tenuto a rendere grazie a Dio del penitente
Quaestio 106 · Della gratitudine o riconoscenza
Obiezione 1: Sembra che l'innocente sia più tenuto a rendere grazie a Dio del penitente. Infatti quanto più grande è il dono che uno ha ricevuto da Dio, tanto più è tenuto a renderGli grazie. Ora, il dono dell'innocenza è più grande di quello della giustizia ristabilita. Dunque sembra che l'innocente sia più tenuto a rendere grazie a Dio del penitente.
Obiezione 2: Inoltre, un uomo deve amore al suo benefattore così come gli deve gratitudine. Ora Agostino dice (Confess. ii): "Quale uomo, considerando la propria infermità, oserebbe attribuire la sua purezza e innocenza alle proprie forze; così da amarTi di meno, come se avesse avuto meno bisogno della Tua misericordia, con la quale rimetti i peccati a coloro che si convertono a Te?" E più avanti dice: "E per questo Ti ami altrettanto, anzi e di più, poiché da Colui dal quale vede me essere stato guarito da così profondo languore di peccato, da Lui vede se stesso essere stato preservato da simile languore di peccato." Dunque anche l'innocente è più tenuto a rendere grazie del penitente.
Obiezione 3: Inoltre, quanto più un favore gratuito è continuo, tanto maggiore è il ringraziamento dovuto per esso. Ora, il favore della grazia divina è più continuo nell'innocente che nel penitente. Infatti Agostino dice (Confess. iii): "Alla Tua grazia lo attribuisco, e alla Tua misericordia, che Tu abbia sciolto i miei peccati come fosse ghiaccio. Alla Tua grazia attribuisco anche tutto ciò che di male non ho fatto; infatti cosa non avrei potuto fare? ... Sì, confesso che tutto mi è stato perdonato, sia i mali che ho commesso per mia volontà, sia quelli che per Tua guida non ho commesso." Dunque l'innocente è più tenuto a rendere grazie del penitente.
In contrario, Sta scritto (Lc 7, 43): "Colui al quale più è perdonato, più ama" [*Vulg.: 'Colui al quale meno è perdonato, meno ama' Lc 7, 47]. Dunque per la stessa ragione egli è tenuto a un maggiore ringraziamento.
Rispondo che, Il ringraziamento [gratiarum actio] nel ricevente corrisponde al favore [gratia] del donatore: cosicché quando c'è un favore maggiore da parte del donatore, sono dovuti maggiori ringraziamenti da parte del ricevente. Ora un favore è qualcosa conferito "gratis": perciò da parte del donatore il favore può essere maggiore per due motivi. Primo, a causa della quantità della cosa data: e in questo modo l'innocente deve un ringraziamento maggiore, perché riceve un dono più grande da Dio, e anche, parlando in assoluto, un dono più continuo, a parità di altre condizioni. Secondo, un favore può dirsi maggiore perché è dato più gratuitamente; e in questo senso il penitente è più tenuto a rendere grazie dell'innocente, perché ciò che riceve da Dio è dato più gratuitamente: poiché, mentre era meritevole di punizione, ha ricevuto la grazia. Perciò, sebbene il dono conferito all'innocente sia, considerato in assoluto, maggiore, tuttavia il dono conferito al penitente è maggiore in relazione a lui: proprio come un piccolo dono conferito a un povero è per lui più grande di quanto lo sia un grande dono per un ricco. E poiché le azioni riguardano i singolari, in materia di azione dobbiamo prendere nota di ciò che è tale qui e ora, piuttosto che di ciò che è tale in assoluto, come osserva il Filosofo (Ethic. iii) trattando del volontario e dell'involontario.
Questo basta per le Risposte alle Obiezioni.