II-II, q. 106 a. 1
Se la gratitudine sia una virtù speciale, distinta dalle altre virtù
Quaestio 106 · Della gratitudine o riconoscenza
Obiezione 1: Sembra che la gratitudine non sia una virtù speciale, distinta dalle altre virtù. Infatti abbiamo ricevuto i massimi benefici da Dio e dai nostri genitori. Ora, l'onore che rendiamo a Dio in cambio appartiene alla virtù della religione, e l'onore con cui ripaghiamo i nostri genitori appartiene alla virtù della pietà. Dunque la gratitudine o riconoscenza non è distinta dalle altre virtù.
Obiezione 2: Inoltre, la ricompensa proporzionata appartiene alla giustizia commutativa, secondo il Filosofo (Ethic. v, 4). Ora, lo scopo del rendere grazie è la ricompensa (Ethic. 5, 4). Dunque il rendimento di grazie, che appartiene alla gratitudine, è un atto di giustizia. Perciò la gratitudine non è una virtù speciale, distinta dalle altre virtù.
Obiezione 3: Inoltre, il riconoscimento del favore ricevuto è necessario per la conservazione dell'amicizia, secondo il Filosofo (Ethic. viii, 13; ix, 1). Ora, l'amicizia è associata a tutte le virtù, poiché esse sono la ragione per cui l'uomo è amato. Dunque la gratitudine o riconoscenza, alla quale spetta ricambiare i favori ricevuti, non è una virtù speciale.
In contrario, Tullio annovera la gratitudine come una parte speciale della giustizia (De Invent. Rhet. ii).
Rispondo che, Come detto sopra (FS, Questione [60], Articolo [3]), la natura del debito da pagare deve necessariamente variare secondo le diverse cause che generano il debito, tuttavia in modo tale che il maggiore includa sempre il minore. Ora, la causa del debito si trova primariamente e principalmente in Dio, in quanto Egli è il primo principio di tutti i nostri beni: secondariamente si trova in nostro padre, perché egli è il principio prossimo della nostra generazione ed educazione: in terzo luogo si trova nella persona che eccelle in dignità, dalla quale procedono favori generali; in quarto luogo si trova in un benefattore, dal quale abbiamo ricevuto favori particolari e privati, a motivo dei quali siamo sotto particolare obbligo verso di lui.
Di conseguenza, poiché ciò che dobbiamo a Dio, o a nostro padre, o a una persona che eccelle in dignità, non è lo stesso di ciò che dobbiamo a un benefattore dal quale abbiamo ricevuto qualche favore particolare, ne consegue che dopo la religione, con la quale rendiamo a Dio il dovuto culto, e la pietà, con la quale veneriamo i nostri genitori, e l'osservanza, con la quale veneriamo le persone che eccellono in dignità, vi è la gratitudine o riconoscenza, con la quale rendiamo grazie ai nostri benefattori. Ed essa è distinta dalle virtù precedenti, così come ciascuna di queste è distinta da quella che la precede, in quanto inferiore ad essa.
Risposta all'obiezione 1: Come la religione è una pietà eccellente, così è una gratitudine o riconoscenza eccellente: perciò il rendere grazie a Dio è stato annoverato sopra (Questione [83], Articolo [17]) tra le cose pertinenti alla religione.
Risposta all'obiezione 2: La ricompensa proporzionata appartiene alla giustizia commutativa quando risponde al debito legale; per esempio quando si pattuisce che tanto sia pagato per tanto. Ma la ricompensa che appartiene alla virtù della gratitudine o riconoscenza risponde al debito morale, e viene pagata spontaneamente. Quindi il rendimento di grazie è meno grato quando è costretto, come osserva Seneca (De Beneficiis iii).
Risposta all'obiezione 3: Poiché la vera amicizia è basata sulla virtù, tutto ciò che in un amico è contrario alla virtù è un ostacolo all'amicizia, e tutto ciò che in lui è virtuoso è un incentivo all'amicizia. In questo modo l'amicizia è preservata dalla ricompensa dei favori, sebbene la ricompensa dei favori appartenga specialmente alla virtù della gratitudine.