II-II, q. 104 a. 5
Se i sudditi siano tenuti a obbedire ai loro superiori in tutto
Quaestio 104 · Dell'obbedienza
Obiezione 1: Sembra che i sudditi siano tenuti a obbedire ai loro superiori in tutto. Infatti l'Apostolo dice (Col 3, 20): "Figli, obbedite ai genitori in tutto", e più avanti (Col 3, 22): "Servi, obbedite in tutto ai vostri padroni secondo la carne". Dunque allo stesso modo gli altri sudditi sono tenuti a obbedire ai loro superiori in tutto.
Obiezione 2: Inoltre, i superiori stanno tra Dio e i loro sudditi, secondo Dt 5, 5: "Io ero il mediatore e stavo tra il Signore e voi in quel tempo, per riferirvi le Sue parole". Ora non c'è passaggio da estremo a estremo, se non attraverso ciò che sta nel mezzo. Dunque i comandi di un superiore devono essere stimati come i comandi di Dio, per cui l'Apostolo dice (Gal 4, 14): "Mi accoglieste come un angelo di Dio, come Cristo Gesù stesso" e (1 Ts 2, 13): "Avendo ricevuto da noi la parola della predicazione di Dio, l'avete accolta non come parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio". Dunque, come l'uomo è tenuto a obbedire a Dio in tutto, così è tenuto a obbedire ai suoi superiori.
Obiezione 3: Inoltre, proprio come i religiosi nel fare la loro professione fanno voto di castità e povertà, così fanno anche voto di obbedienza. Ora un religioso è tenuto a osservare la castità e la povertà in tutto. Dunque è anche tenuto a obbedire in tutto.
In contrario, Sta scritto (At 5, 29): "Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini". Ora talvolta le cose comandate da un superiore sono contro Dio. Dunque non si deve obbedire ai superiori in tutto.
Rispondo che, Come affermato sopra (Articoli [1], 4), colui che obbedisce è mosso al comando della persona che comanda, per una certa necessità di giustizia, proprio come una cosa naturale è mossa attraverso la potenza del suo motore per una necessità naturale. Che una cosa naturale non sia mossa dal suo motore, può accadere in due modi. Primo, a causa di un impedimento derivante dalla potenza più forte di qualche altro motore; così il legno non è bruciato dal fuoco se interviene una forza più forte dell'acqua. Secondo, per mancanza di ordine nel mobile rispetto al suo motore, poiché, sebbene sia soggetto all'azione di quest'ultimo sotto un aspetto, tuttavia non vi è soggetto sotto ogni aspetto. Così, un umore è talvolta soggetto all'azione del calore, quanto all'essere riscaldato, ma non quanto all'essere disseccato o consumato. Allo stesso modo ci sono due ragioni per cui un suddito può non essere tenuto a obbedire al suo superiore in tutto. Primo, a causa del comando di un potere superiore. Infatti, come dice una glossa su Rm 13, 2 ("Quelli che resistono [Vulg.: 'Chi resiste'] all'autorità, resistono all'ordine di Dio") (cfr. S. Agostino, De Verb. Dom. viii): "Se un commissario emana un ordine, devi forse eseguirlo, se è contrario al comando del proconsole? Ancora, se il proconsole comanda una cosa e l'imperatore un'altra, esiterai a trascurare il primo e servire il secondo? Dunque se l'imperatore comanda una cosa e Dio un'altra, devi trascurare il primo e obbedire a Dio". Secondo, un suddito non è tenuto a obbedire al suo superiore se quest'ultimo gli comanda di fare qualcosa in cui non gli è soggetto. Infatti Seneca dice (De Beneficiis iii): "È sbagliato supporre che la schiavitù cada su tutto l'uomo: poiché la parte migliore di lui ne è eccettuata". Il suo corpo è assoggettato e assegnato al suo padrone, ma la sua anima è sua propria. Di conseguenza, nelle materie che toccano il moto interno della volontà l'uomo non è tenuto a obbedire al suo simile, ma solo a Dio.
Tuttavia l'uomo è tenuto a obbedire al suo simile nelle cose che devono essere fatte esternamente per mezzo del corpo: eppure, poiché per natura tutti gli uomini sono uguali, non è tenuto a obbedire a un altro uomo nelle materie che toccano la natura del corpo, per esempio in quelle relative al sostentamento del proprio corpo o alla generazione dei figli. Perciò i servi non sono tenuti a obbedire ai loro padroni, né i figli ai loro genitori, nella questione di contrarre matrimonio o di rimanere nello stato di verginità o simili. Ma nelle materie riguardanti la disposizione delle azioni e degli affari umani, un suddito è tenuto a obbedire al suo superiore nell'ambito della sua autorità; per esempio un soldato deve obbedire al suo generale nelle materie relative alla guerra, un servo al suo padrone nelle materie che toccano l'esecuzione dei doveri del suo servizio, un figlio a suo padre nelle materie relative alla condotta della sua vita e alla cura della casa; e così via.
Risposta all'obiezione 1: Quando l'Apostolo dice "in tutto", si riferisce alle materie nell'ambito dell'autorità di un padre o di un padrone.
Risposta all'obiezione 2: L'uomo è soggetto a Dio semplicemente quanto a tutte le cose, sia interne che esterne, perciò è tenuto a obbedirGli in tutto. D'altra parte, gli inferiori non sono soggetti ai loro superiori in tutto, ma solo in certe cose e in un modo particolare, rispetto al quale il superiore sta tra Dio e i suoi sudditi, mentre rispetto ad altre materie il suddito è immediatamente sotto Dio, dal Quale è istruito o dalla legge naturale o da quella scritta.
Risposta all'obiezione 3: I religiosi professano l'obbedienza quanto al modo di vita regolare, rispetto al quale sono soggetti ai loro superiori: perciò sono tenuti a obbedire solo in quelle materie che possono appartenere al modo di vita regolare, e questa obbedienza basta per la salvezza. Se vogliono obbedire anche in altre materie, questo apparterrà alla sovrabbondanza della perfezione; purché, tuttavia, tali cose non siano contrarie a Dio o alla regola che professano, poiché l'obbedienza in questo caso sarebbe illecita.
Di conseguenza possiamo distinguere una triplice obbedienza; una, sufficiente per la salvezza, che consiste nell'obbedire quando si è tenuti a obbedire: seconda, l'obbedienza perfetta, che obbedisce in tutte le cose lecite: terza, l'obbedienza indiscreta, che obbedisce anche nelle materie illecite.