I-II, q. 93 a. 2
Se la legge eterna sia nota a tutti
Quaestio 93 · Della legge eterna
Obiezione 1: Sembra che la legge eterna non sia nota a tutti. Poiché, come dice l'Apostolo (1 Cor 2,11), "le cose di Dio nessuno le conosce, se non lo Spirito di Dio". Ma la legge eterna è una ragione esistente nella mente divina. Dunque è sconosciuta a tutti tranne che a Dio solo.
Obiezione 2: Inoltre, come dice Agostino (De Lib. Arb. i, 6) "la legge eterna è quella per la quale è giusto che tutte le cose siano ordinatissime". Ma non tutti sanno come tutte le cose siano ordinatissime. Dunque non tutti conoscono la legge eterna.
Obiezione 3: Inoltre, Agostino dice (De Vera Relig. xxxi) che "la legge eterna non è soggetta al giudizio dell'uomo". Ma secondo l'Etica i, "ogni uomo può giudicare bene di ciò che conosce". Dunque la legge eterna non ci è nota.
In contrario, Agostino dice (De Lib. Arb. i, 6) che "la conoscenza della legge eterna è impressa in noi".
Rispondo che, Una cosa può essere conosciuta in due modi: primo, in se stessa; secondo, nel suo effetto, in cui si trova una qualche somiglianza di quella cosa: così qualcuno che non vede il sole nella sua sostanza, può conoscerlo dai suoi raggi. Così dunque nessuno può conoscere la legge eterna, come essa è in se stessa, eccetto i beati che vedono Dio nella Sua Essenza. Ma ogni creatura razionale la conosce nella sua irradiazione, maggiore o minore. Infatti ogni conoscenza della verità è una sorta di irradiazione e partecipazione della legge eterna, che è la verità immutabile, come dice Agostino (De Vera Relig. xxxi). Ora tutti gli uomini conoscono la verità in una certa misura, almeno quanto ai principi comuni della legge naturale: e quanto agli altri, partecipano alla conoscenza della verità, alcuni di più, altri di meno; e sotto questo aspetto sono più o meno a conoscenza della legge eterna.
Risposta all'obiezione 1: Non possiamo conoscere le cose che sono di Dio, come sono in se stesse; ma ci sono rese note nei loro effetti, secondo Rm 1,20: "Le cose invisibili di Dio... si vedono chiaramente, essendo comprese per mezzo delle cose che sono fatte".
Risposta all'obiezione 2: Sebbene ognuno conosca la legge eterna secondo la propria capacità, nel modo sopra spiegato, tuttavia nessuno può comprenderla appieno: poiché non può essere resa perfettamente nota dai suoi effetti. Pertanto non ne consegue che chiunque conosca la legge eterna nel modo suddetto, conosca anche l'intero ordine delle cose, per cui esse sono ordinatissime.
Risposta all'obiezione 3: Giudicare una cosa può essere inteso in due modi. Primo, come quando una potenza conoscitiva giudica del proprio oggetto, secondo Giobbe 12,11: "Non discerne l'orecchio le parole, e il palato di chi mangia, il gusto?". È a questo tipo di giudizio che allude il Filosofo quando dice che "chiunque può giudicare bene di ciò che conosce", giudicando, cioè, se ciò che viene proposto è vero. In un altro modo parliamo di un superiore che giudica un subordinato con una sorta di giudizio pratico, su se debba essere tale e quale o no. E così nessuno può giudicare della legge eterna.