I-II, q. 56 a. 1
Se il soggetto della virtù sia una potenza dell'anima
Quaestio 56 · Del soggetto della virtù
Obiezione 1: Sembra che il soggetto della virtù non sia una potenza dell'anima. Agostino infatti dice (De Lib. Arb. ii, 19) che "la virtù è ciò con cui si vive rettamente". Ma noi viviamo per l'essenza dell'anima, e non per una potenza dell'anima. Dunque la virtù non è in una potenza, ma nell'essenza dell'anima.
Obiezione 2: Inoltre, il Filosofo dice (Ethic. ii, 6) che "la virtù è ciò che rende buono chi la possiede, e rende buona pure la sua opera". Ma come l'opera è costituita dalla potenza, così colui che possiede una virtù è costituito dall'essenza dell'anima. Dunque la virtù non appartiene alla potenza più che all'essenza dell'anima.
Obiezione 3: Inoltre, la potenza rientra nella seconda specie di qualità. Ma la virtù è una qualità, come abbiamo detto sopra (Questione [55], Articolo [4]): e la qualità non è il soggetto della qualità. Dunque una potenza dell'anima non è il soggetto della virtù.
In contrario, "La virtù è il limite della potenza" (De Coelo ii). Ma il limite è in ciò di cui è limite. Dunque la virtù è in una potenza dell'anima.
Rispondo che, Si può provare in tre modi che la virtù appartiene a una potenza dell'anima. Primo, dalla nozione stessa dell'essenza della virtù, che implica la perfezione di una potenza; infatti la perfezione è in ciò che perfeziona. Secondo, dal fatto che la virtù è un abito operativo, come abbiamo detto sopra (Questione [55], Articolo [2]): infatti ogni operazione procede dall'anima attraverso una potenza. Terzo, dal fatto che la virtù dispone a ciò che è migliore: infatti il migliore è il fine, che è o l'operazione di una cosa, o qualcosa acquisito mediante un'operazione che procede dalla potenza della cosa. Dunque una potenza dell'anima è il soggetto della virtù.
Risposta all'obiezione 1: "Vivere" può essere inteso in due modi. A volte è preso per l'esistenza stessa del vivente: in questo modo appartiene all'essenza dell'anima, che è il principio dell'esistenza nel vivente. Ma a volte "vivere" è preso per l'operazione del vivente: in questo senso, mediante la virtù viviamo rettamente, in quanto mediante la virtù compiamo azioni rette.
Risposta all'obiezione 2: Il bene è o il fine, o qualcosa riferito al fine. E perciò, poiché il bene di chi opera consiste nell'opera, anche questo fatto, che la virtù rende buono chi opera, è riferito all'opera, e di conseguenza, alla potenza.
Risposta all'obiezione 3: Si dice che un accidente è soggetto di un altro, non come se un accidente potesse sostenere un altro; ma perché un accidente inerisce alla sostanza per mezzo di un altro, come il colore al corpo per mezzo della superficie; cosicché si dice che la superficie è il soggetto del colore. In questo modo si dice che una potenza dell'anima è il soggetto della virtù.