Suppl., q. 21 a. 1
Se la scomunica sia definita convenientemente come separazione dalla comunione della Chiesa, ecc.
Quaestio 21 · Della definizione, della congruità e della causa della scomunica
Obiezione 1: Sembra che la scomunica sia definita in modo sconveniente da alcuni così: "La scomunica è la separazione dalla comunione della Chiesa, quanto al frutto e ai suffragi generali". Infatti i suffragi della Chiesa giovano a coloro per i quali vengono offerti. Ma la Chiesa prega per coloro che sono fuori dalla Chiesa, come ad esempio per gli eretici e i pagani. Dunque prega anche per gli scomunicati, poiché sono fuori dalla Chiesa, e quindi i suffragi della Chiesa giovano loro.
Obiezione 2: Inoltre, nessuno perde i suffragi della Chiesa se non per propria colpa. Ora la scomunica non è una colpa, ma una pena. Dunque la scomunica non priva l'uomo dei suffragi generali della Chiesa.
Obiezione 3: Inoltre, il frutto della Chiesa sembra essere la stessa cosa dei suffragi della Chiesa, poiché non può significare il frutto dei beni temporali, dato che la scomunica non priva l'uomo di questi. Dunque non vi è ragione di menzionare entrambi.
Obiezione 4: Inoltre, vi è un tipo di scomunica chiamata minore, con la quale l'uomo non è privato dei suffragi della Chiesa. Dunque questa definizione è sconveniente.
Rispondo che, Quando un uomo entra nella Chiesa mediante il Battesimo, viene ammesso a due cose, cioè al corpo dei fedeli e alla partecipazione dei sacramenti: e quest'ultima presuppone la prima, poiché i fedeli sono uniti insieme nella partecipazione dei sacramenti. Di conseguenza una persona può essere espulsa dalla Chiesa in due modi. Primo, venendo privata meramente della partecipazione dei sacramenti, e questa è la scomunica minore. Secondo, venendo privata di entrambi, e questa è la scomunica maggiore, della quale quella sopra riportata è la definizione. Né può esservene una terza, consistente nella privazione della comunione con i fedeli ma non della partecipazione dei sacramenti, per la ragione già data, poiché, cioè, i fedeli comunicano insieme nei sacramenti. Ora la comunione con i fedeli è duplice. Una consiste nelle cose spirituali, come il pregare l'uno per l'altro e il riunirsi insieme per la ricezione delle cose sacre; mentre un'altra consiste in certe legittime azioni corporali. Questi diversi modi di comunione sono significati nel verso che dichiara di cosa sono privati gli scomunicati:
"Os, orare, vale, communio, mensa." "Os" (bocca), cioè non dobbiamo dare loro segni di benevolenza (come il bacio); "orare" (pregare), cioè non dobbiamo pregare con loro; "vale" (saluto), non dobbiamo dare loro segni di rispetto; "communio" (comunione), cioè non dobbiamo comunicare con loro nei sacramenti; "mensa" (tavola), cioè non dobbiamo prendere pasti con loro. Pertanto la definizione suddetta include la privazione dei sacramenti nelle parole "quanto al frutto", e la privazione del partecipare insieme ai fedeli nelle cose spirituali, nelle parole "e alle preghiere generali della Chiesa".
Viene data un'altra definizione che esprime la privazione di entrambi i tipi di atti, ed è la seguente: "La scomunica è la privazione di ogni legittima comunione con i fedeli".
Risposta all'obiezione 1: Le preghiere vengono dette per i non credenti, ma essi non ricevono il frutto di quelle preghiere a meno che non si convertano alla fede. Allo stesso modo si possono offrire preghiere per coloro che sono scomunicati, ma non tra le preghiere che vengono dette per le membra della Chiesa. Tuttavia essi non ne ricevono il frutto finché rimangono sotto la scomunica, ma si dicono preghiere per loro affinché ricevano lo spirito di penitenza, così da poter essere sciolti dalla scomunica.
Risposta all'obiezione 2: Le preghiere di un uomo giovano a un altro in quanto possono raggiungerlo. Ora l'azione di un uomo può raggiungerne un altro in due modi. Primo, in virtù della carità che unisce tutti i fedeli, rendendoli uno in Dio, secondo il Salmo 118,63: "Io sono partecipe di tutti quelli che ti temono". Ora la scomunica non interrompe questa unione, poiché nessun uomo può essere giustamente scomunicato se non per un peccato mortale, per il quale un uomo è già separato dalla carità, anche senza essere scomunicato. Una scomunica ingiusta non può privare un uomo della carità, poiché questo è uno dei più grandi di tutti i beni, del quale un uomo non può essere privato contro la sua volontà. Secondo, attraverso l'intenzione di colui che prega, la quale intenzione è diretta alla persona per cui prega, e questa unione è interrotta dalla scomunica, perché emettendo la sentenza di scomunica, la Chiesa separa un uomo dall'intero corpo dei fedeli, per i quali essa prega. Quindi quelle preghiere della Chiesa che sono offerte per tutta la Chiesa, non giovano a coloro che sono scomunicati. Né possono essere dette preghiere per loro tra le membra della Chiesa parlando a nome della Chiesa, sebbene un individuo privato possa dire una preghiera con l'intenzione di offrirla per la loro conversione.
Risposta all'obiezione 3: Il frutto spirituale della Chiesa deriva non solo dalle sue preghiere, ma anche dai sacramenti ricevuti e dalla convivenza dei fedeli.
Risposta all'obiezione 4: La scomunica minore non adempie tutte le condizioni della scomunica ma solo una parte di esse, quindi la definizione di scomunica non deve applicarsi ad essa in ogni rispetto, ma solo in alcuni.