I-II, q. 57 a. 6
Se "eubulia, sinesi e gnome" siano virtù annesse alla prudenza?
Quaestio 57 · Delle virtù intellettuali
Obiezione 1: Sembra che "eubulia, sinesi e gnome" siano assegnate in modo sconveniente come virtù annesse alla prudenza. Infatti l'"eubulia" è "un abito per cui prendiamo buon consiglio" (Ethic. vi, 9). Ora "appartiene alla prudenza prendere buon consiglio", come affermato (Ethic. vi, 9). Dunque l'"eubulia" non è una virtù annessa alla prudenza, ma piuttosto è la prudenza stessa.
Obiezione 2: Inoltre, appartiene al superiore giudicare l'inferiore. La virtù più alta sembrerebbe dunque essere quella il cui atto è il giudizio. Ora la "sinesi" ci abilita a giudicare bene. Dunque la "sinesi" non è una virtù annessa alla prudenza, ma piuttosto è una virtù principale.
Obiezione 3: Inoltre, proprio come vi sono varie materie su cui emettere giudizio, così vi sono diversi punti su cui uno deve prendere consiglio. Ma vi è una sola virtù che si riferisce a tutte le materie di consiglio. Dunque, per giudicare bene di ciò che deve essere fatto, non vi è bisogno, oltre alla "sinesi", della virtù della "gnome".
Obiezione 4: Inoltre, Cicerone (De Invent. Rhet. iii) menziona altre tre parti della prudenza; cioè "memoria del passato, intelligenza del presente e previsione del futuro". Inoltre, Macrobio (Super Somn. Scip. 1) ne menziona ancora altre: cioè "cautela, docilità" e simili. Dunque sembra che le suddette non siano le sole virtù annesse alla prudenza.
In contrario, Sta l'autorità del Filosofo (Ethic. vi, 9,10,11), che assegna queste tre virtù come annesse alla prudenza.
Rispondo che, Ovunque diverse potenze sono subordinate l'una all'altra, quella potenza è la più alta che è ordinata all'atto più alto. Ora vi sono tre atti della ragione rispetto a qualsiasi cosa fatta dall'uomo: il primo di questi è il consiglio; il secondo, il giudizio; il terzo, il comando. I primi due corrispondono a quegli atti dell'intelletto speculativo che sono l'indagine e il giudizio, poiché il consiglio è una sorta di indagine: ma il terzo è proprio dell'intelletto pratico, in quanto questo è ordinato all'operazione; poiché la ragione non deve comandare nelle cose che l'uomo non può fare. Ora è evidente che nelle cose fatte dall'uomo, l'atto principale è quello del comando, al quale tutto il resto è subordinato. Di conseguenza, quella virtù che perfeziona il comando, cioè la prudenza, ottenendo il posto più alto, ha altre virtù secondarie ad essa annesse, cioè l'"eubulia", che perfeziona il consiglio; e la "sinesi" e la "gnome", che sono parti della prudenza in relazione al giudizio, e della cui distinzione parleremo più avanti (ad 3).
Risposta all'obiezione 1: La prudenza ci fa essere di buon consiglio, non come se il suo atto immediato consistesse nell'essere di buon consiglio, ma perché perfeziona quest'ultimo atto per mezzo di una virtù subordinata, cioè l'"eubulia".
Risposta all'obiezione 2: Il giudizio su ciò che deve essere fatto è diretto a qualcosa di ulteriore: poiché può accadere in qualche materia di azione che il giudizio di un uomo sia sano, mentre la sua esecuzione è sbagliata. La materia non giunge al suo compimento finale finché la ragione non ha comandato rettamente nel punto di ciò che deve essere fatto.
Risposta all'obiezione 3: Il giudizio di qualsiasi cosa dovrebbe essere basato sui principi propri di quella cosa. Ma l'indagine non giunge ai principi propri: perché, se fossimo in possesso di questi, non avremmo più bisogno di indagare, la verità sarebbe già scoperta. Quindi una sola virtù è diretta all'essere di buon consiglio, mentre vi sono due virtù per il buon giudizio: perché la differenza è basata non sui principi comuni ma su quelli propri. Di conseguenza, anche nelle materie speculative, vi è una sola scienza della dialettica, che indaga su tutte le materie; mentre le scienze dimostrative, che pronunciano il giudizio, differiscono secondo i loro diversi oggetti. "Sinesi" e "gnome" differiscono rispetto alle diverse regole su cui è basato il giudizio: poiché la "sinesi" giudica delle azioni secondo la legge comune; mentre la "gnome" basa il suo giudizio sulla legge naturale, in quei casi in cui la legge comune manca di applicarsi, come spiegheremo più avanti (SS, Questione [51], Articolo [4]).
Risposta all'obiezione 4: Memoria, intelligenza e previsione, come anche cautela e docilità e simili, non sono virtù distinte dalla prudenza: ma sono, per così dire, parti integrali di essa, in quanto sono tutte richieste per la prudenza perfetta. Vi sono, inoltre, parti soggettive o specie della prudenza, per esempio l'economia domestica e politica, e simili. Ma i primi tre nomi sono, in un certo modo, parti potenziali della prudenza; perché sono subordinate ad essa, come virtù secondarie a una virtù principale: e parleremo di esse più tardi (SS, Questione [48], segg.).