I-II, q. 20 a. 5
Se le conseguenze dell'azione esterna accrescano la sua bontà o malizia.
Quaestio 20 · La bontà e la malizia degli atti umani esterni
Obiezione 1: Sembra che le conseguenze dell'azione esterna accrescano la sua bontà o malizia. Infatti l'effetto preesiste virtualmente nella sua causa. Ma le conseguenze risultano dall'azione come un effetto dalla sua causa. Dunque preesistono virtualmente nelle azioni. Ora una cosa è giudicata buona o cattiva secondo la sua virtù, poiché una virtù "rende buono ciò che la possiede" (Ethic. ii, 6). Dunque le conseguenze accrescono la bontà o la malizia di un'azione.
Obiezione 2: Inoltre, le buone azioni dei suoi ascoltatori sono conseguenze risultanti dalle parole di un predicatore. Ma tali beni ridondano a merito del predicatore, come è evidente da Fil 4,1: "Fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona". Dunque le conseguenze di un'azione accrescono la sua bontà o malizia.
Obiezione 3: Inoltre, la punizione non è aumentata, a meno che non aumenti la colpa: perciò sta scritto (Dt 25,2): "Secondo la misura del peccato sarà anche la misura delle percosse". Ma la punizione è aumentata a causa delle conseguenze; infatti sta scritto (Es 21,29): "Ma se il bue era solito cozzare con le corna ieri e l'altro ieri, e il suo padrone è stato avvertito e non lo ha rinchiuso, ed esso uccide un uomo o una donna, il bue sarà lapidato e anche il suo proprietario sarà messo a morte". Ma non sarebbe stato messo a morte se il bue, sebbene non fosse stato rinchiuso, non avesse ucciso un uomo. Dunque le conseguenze accrescono la bontà o la malizia di un'azione.
Obiezione 4: Inoltre, se un uomo fa qualcosa che può causare la morte, percuotendo o sentenziando, e se la morte non ne consegue, non contrae irregolarità: ma la contrarrebbe se la morte ne conseguisse. Dunque la conseguenza di un'azione accresce la sua bontà o malizia.
In contrario, Le conseguenze non rendono buona un'azione che era cattiva; né cattiva una che era buona. Per esempio, se un uomo fa l'elemosina a un povero che fa cattivo uso dell'elemosina commettendo un peccato, questo non annulla il bene fatto dal donatore; e, allo stesso modo, se un uomo sopporta pazientemente un torto fattogli, il malfattore non è per questo scusato. Dunque le conseguenze di un'azione non accrescono la sua bontà o malizia.
Rispondo che, Le conseguenze di un'azione sono o previste o no. Se sono previste, è evidente che accrescono la bontà o la malizia. Infatti quando un uomo prevede che molti mali possono seguire dalla sua azione, e tuttavia non desiste per questo da essa, ciò mostra che la sua volontà è tanto più disordinata.
Ma se le conseguenze non sono previste, dobbiamo fare una distinzione. Perché se seguono dalla natura dell'azione e nella maggior parte dei casi, sotto questo aspetto le conseguenze accrescono la bontà o la malizia di quell'azione: infatti è evidente che un'azione è specificamente migliore, se da essa possono seguire risultati migliori; e specificamente peggiore, se è di natura tale da produrre risultati peggiori. D'altra parte, se le conseguenze seguono per accidente e raramente, allora non accrescono la bontà o la malizia dell'azione: perché non giudichiamo una cosa secondo ciò che le appartiene per accidente, ma solo secondo ciò che le appartiene di per sé.
Risposta all'obiezione 1: La virtù di una causa è misurata dall'effetto che fluisce dalla natura della causa, non da ciò che risulta per accidente.
Risposta all'obiezione 2: Le buone azioni compiute dagli ascoltatori risultano dalle parole del predicatore, come un effetto che fluisce dalla loro stessa natura. Quindi ridondano a merito del predicatore: specialmente quando tale è la sua intenzione.
Risposta all'obiezione 3: Le conseguenze per le quali quell'uomo è ordinato di essere punito, seguono entrambe dalla natura della causa, e si suppone che siano previste. Per questa ragione sono considerate punibili.
Risposta all'obiezione 4: Questo argomento proverebbe se l'irregolarità fosse il risultato della colpa. Ma non è il risultato della colpa, bensì del fatto, e dell'ostacolo alla ricezione di un sacramento.