I-II, q. 20 a. 2
Se tutta la bontà e la malizia dell'azione esterna dipenda dalla bontà della volontà.
Quaestio 20 · La bontà e la malizia degli atti umani esterni
Obiezione 1: Sembra che tutta la bontà e la malizia dell'azione esterna dipendano dalla bontà della volontà. Infatti sta scritto (Mt 7,18): "Un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni". Ma, secondo la Glossa, l'albero significa la volontà e il frutto significa le opere. Dunque, è impossibile che l'atto interiore della volontà sia buono e l'azione esterna cattiva, o viceversa.
Obiezione 2: Inoltre, Agostino dice (Retract. i, 9) che non c'è peccato senza la volontà. Se dunque non c'è peccato nella volontà, non ce ne sarà alcuno nell'azione esterna. E così tutta la bontà o la malizia dell'azione esterna dipende dalla volontà.
Obiezione 3: Inoltre, il bene e il male di cui stiamo parlando ora sono differenze dell'atto morale. Ora le differenze operano una divisione essenziale in un genere, secondo il Filosofo (Metaph. vii, 12). Poiché dunque un atto è morale per il fatto di essere volontario, sembra che la bontà e la malizia in un atto derivino dalla sola volontà.
In contrario, Agostino dice (Contra Mendac. vii), che "ci sono alcune azioni che né un buon fine né una buona volontà possono rendere buone".
Rispondo che, Come affermato sopra (Articolo [1]), possiamo considerare una duplice bontà o malizia nell'azione esterna: una rispetto alla materia e alle circostanze debite; l'altra rispetto all'ordine al fine. E quella che è rispetto all'ordine al fine dipende interamente dalla volontà: mentre quella che è rispetto alla materia o alle circostanze debite dipende dalla ragione: e da questa bontà dipende la bontà della volontà, in quanto la volontà tende verso di essa.
Ora si deve osservare, come è stato notato sopra (Questione [19], Articolo [6], ad 1), che affinché una cosa sia cattiva basta un solo difetto, mentre, affinché sia buona semplicemente, non basta che sia buona in un punto solo, ma deve essere buona sotto ogni aspetto. Se dunque la volontà è buona, sia dal suo oggetto proprio che dal suo fine, ne segue che l'azione esterna è buona. Ma se la volontà è buona per la sua intenzione del fine, questo non basta a rendere buona l'azione esterna: e se la volontà è cattiva o a motivo della sua intenzione del fine, o a motivo dell'atto voluto, ne segue che l'azione esterna è cattiva.
Risposta all'obiezione 1: Se si intende che l'albero buono significhi la buona volontà, ciò deve essere in quanto la volontà deriva la bontà dall'atto voluto e dal fine inteso.
Risposta all'obiezione 2: Un uomo pecca con la sua volontà non solo quando vuole un fine cattivo, ma anche quando vuole un atto cattivo.
Risposta all'obiezione 3: La volontarietà si applica non solo all'atto interiore della volontà, ma anche alle azioni esterne, in quanto procedono dalla volontà e dalla ragione. Di conseguenza la differenza di bene e male è applicabile sia all'atto interiore che a quello esterno.