I, q. 115 a. 6
Se i corpi celesti impongano necessità alle cose soggette alla loro azione
Quaestio 115 · L'azione della creatura corporea
Obiezione 1: Sembra che i corpi celesti impongano necessità alle cose soggette alla loro azione. Infatti data una causa sufficiente, l'effetto segue di necessità. Ma i corpi celesti sono una causa sufficiente dei loro effetti. Poiché, dunque, i corpi celesti, con i loro movimenti e disposizioni, sono esseri necessari; sembra che i loro effetti seguano di necessità.
Obiezione 2: Inoltre, l'effetto di un agente risulta di necessità nella materia, quando il potere dell'agente è tale da poter assoggettare la materia a sé interamente. Ma l'intera materia dei corpi inferiori è soggetta al potere dei corpi celesti, poiché questo è un potere superiore al loro. Dunque l'effetto dei corpi celesti è di necessità ricevuto nella materia corporea.
Obiezione 3: Inoltre, se l'effetto del corpo celeste non segue di necessità, ciò è dovuto a qualche causa impediente. Ma ogni causa corporea, che potrebbe possibilmente impedire l'effetto di un corpo celeste, deve di necessità essere riducibile a qualche principio celeste: poiché i corpi celesti sono le cause di tutto ciò che avviene quaggiù. Dunque, poiché anche quel principio celeste è necessario, segue che l'effetto del corpo celeste è necessariamente impedito. Di conseguenza seguirebbe che tutto ciò che avviene quaggiù accade di necessità.
In contrario, Il Filosofo dice (De Somn. et Vigil. [*De Divin. per Somn. ii]): "Non è incongruo che molti dei segni osservati nei corpi, di eventi nei cieli, come pioggia e vento, non si compiano". Dunque non tutti gli effetti dei corpi celesti avvengono di necessità.
Rispondo che, Questa questione è in parte risolta da ciò che è stato detto sopra (Articolo [4]); e in parte presenta qualche difficoltà. Infatti è stato mostrato che sebbene l'azione dei corpi celesti produca certe inclinazioni nella natura corporea, la volontà tuttavia non segue di necessità queste inclinazioni. Pertanto non c'è nulla che impedisca che l'effetto dei corpi celesti sia ostacolato dall'azione della volontà, non solo nell'uomo stesso, ma anche in altre cose alle quali l'azione umana si estende.
Ma nelle cose naturali non vi è tale principio, dotato di libertà di seguire o non seguire le impressioni prodotte dagli agenti celesti. Perciò sembra che in tali cose almeno, tutto avvenga di necessità; secondo il ragionamento di alcuni degli antichi che supponendo che tutto ciò che è, abbia una causa; e che, data la causa, l'effetto segua di necessità; conclusero che tutte le cose accadono di necessità. Questa opinione è confutata da Aristotele (Metaph. vi, Did. v, 3) quanto a questa doppia supposizione.
Infatti in primo luogo non è vero che, data una qualsiasi causa, l'effetto debba seguire di necessità. Poiché alcune cause sono così ordinate ai loro effetti, da produrli, non di necessità, ma nella maggior parte dei casi, e nella minoranza fallire nel produrli. Ma che tali casi falliscano nella minoranza dei casi è dovuto a qualche causa impediente; di conseguenza la difficoltà sopra menzionata sembra non essere evitata, poiché la causa in questione è impedita di necessità.
Dobbiamo dunque dire, in secondo luogo, che tutto ciò che è un essere "per sé", ha una causa; ma ciò che è accidentalmente, non ha una causa, perché non è veramente un essere, poiché non è veramente uno. Infatti (che una cosa sia) "bianca" ha una causa, similmente (che un uomo sia) "musico" non ha una causa, ma (che un essere sia) "bianco-musico" non ha una causa, perché non è veramente un essere, né veramente uno. Ora è manifesto che una causa che impedisce l'azione di una causa così ordinata al suo effetto da produrlo nella maggior parte dei casi, si scontra a volte con questa causa per accidente: e lo scontro di queste due cause, in quanto è accidentale, non ha causa. Di conseguenza ciò che risulta da questo scontro di cause non deve essere ridotto a un'ulteriore causa preesistente, dalla quale segua di necessità. Per esempio, che qualche corpo terrestre prenda fuoco nelle regioni più alte dell'aria e cada sulla terra, è causato da qualche potere celeste: ancora, che vi sia sulla superficie della terra qualche materia combustibile, è riducibile a qualche principio celeste. Ma che il corpo ardente debba posarsi su questa materia e incendiarla, non è causato da un corpo celeste, ma è accidentale. Di conseguenza non tutti gli effetti dei corpi celesti risultano di necessità.
Risposta all'obiezione 1: I corpi celesti sono cause di effetti che avvengono quaggiù, attraverso il mezzo di cause inferiori particolari, che possono fallire nei loro effetti nella minoranza dei casi.
Risposta all'obiezione 2: Il potere di un corpo celeste non è infinito. Perciò richiede una determinata disposizione nella materia, sia quanto alla distanza locale che ad altre condizioni, per produrre il suo effetto. Pertanto come la distanza locale impedisce l'effetto di un corpo celeste (poiché il sole non ha lo stesso effetto in calore in Dacia come in Etiopia); così la grossolanità della materia, la sua bassa o alta temperatura o altra simile disposizione, può impedire l'effetto di un corpo celeste.
Risposta all'obiezione 3: Sebbene la causa che impedisce l'effetto di un'altra causa possa essere ridotta a un corpo celeste come sua causa; tuttavia lo scontro di due cause, essendo accidentale, non è ridotto alla causalità di un corpo celeste, come detto sopra.