I, q. 114 a. 2
Se il tentare sia proprio del diavolo
Quaestio 114 · Degli assalti dei demoni
Obiezione 1: Sembra che il tentare non sia proprio del diavolo. Infatti si dice che Dio tenta, secondo Gen 22,1: "Dio tentò Abramo". Inoltre l'uomo è tentato dalla carne e dal mondo. Ancora, si dice che l'uomo tenta Dio e tenta l'uomo. Dunque non è proprio del diavolo tentare.
Obiezione 2: Inoltre, tentare è segno di ignoranza. Ma i demoni sanno ciò che accade tra gli uomini. Dunque i demoni non tentano.
Obiezione 3: Inoltre, la tentazione è la via al peccato. Ora il peccato risiede nella volontà. Poiché dunque i demoni non possono mutare la volontà dell'uomo, come appare da quanto è stato detto sopra (Questione [111], Articolo [2]), sembra che non sia di loro competenza tentare.
In contrario, Sta scritto (1 Ts 3,5): "Per timore che colui che tenta vi avesse tentati": al che la glossa aggiunge, "cioè il diavolo, il cui ufficio è tentare".
Rispondo che, Tentare è, propriamente parlando, fare la prova di qualcosa. Ora noi facciamo la prova di qualcosa per sapere qualcosa su di essa: quindi il fine immediato di ogni tentatore è la conoscenza. Ma talvolta si cerca di acquisire un altro fine, buono o cattivo, attraverso quella conoscenza; un fine buono, quando, per esempio, uno desidera sapere di qualcuno che tipo di uomo sia quanto a scienza o virtù, in vista della sua promozione; un fine cattivo, quando quella conoscenza è cercata con lo scopo di ingannarlo o rovinarlo.
Da ciò possiamo desumere come vari esseri siano detti tentare in vari modi. Infatti l'uomo è detto tentare, talvolta invero semplicemente per il gusto di sapere qualcosa; e per questa ragione è peccato tentare Dio; poiché l'uomo, essendo per così dire incerto, presume di fare un esperimento della potenza di Dio. Talvolta poi tenta per aiutare, talvolta per nuocere. Il diavolo, tuttavia, tenta sempre per nuocere spingendo l'uomo nel peccato. In questo senso si dice che è suo proprio ufficio tentare: poiché sebbene a volte l'uomo tenti in questo modo, lo fa come ministro del diavolo. Si dice che Dio tenta affinché Egli possa conoscere, nello stesso senso in cui si dice che conosce ciò che fa conoscere ad altri. Quindi sta scritto (Dt 13,3): "Il Signore vostro Dio vi mette alla prova, per sapere se lo amate".
La carne e il mondo sono detti tentare come strumenti o materia delle tentazioni; in quanto uno può conoscere che tipo di uomo sia qualcuno, a seconda che segua o resista ai desideri della carne, e a seconda che disprezzi i vantaggi mondani e le avversità: delle quali cose anche il diavolo si serve nel tentare.
Così è chiara la risposta alla prima obiezione.
Risposta all'obiezione 2: I demoni sanno ciò che accade esteriormente tra gli uomini; ma la disposizione interiore dell'uomo la conosce solo Dio, che è il "ponderatore degli spiriti" (Pr 16,2). È questa disposizione che rende l'uomo più incline a un vizio piuttosto che a un altro: quindi il diavolo tenta, per esplorare questa disposizione interiore dell'uomo, affinché possa tentarlo a quel vizio al quale è più incline.
Risposta all'obiezione 3: Sebbene un demone non possa mutare la volontà, tuttavia, come dichiarato sopra (Questione [111], Articolo [3]), può mutare le potenze inferiori dell'uomo, in un certo grado: mediante le quali potenze, sebbene la volontà non possa essere costretta, può tuttavia essere inclinata.