III, q. 45 a. 2
Se questa chiarezza fosse la chiarezza della gloria
Quaestio 45 · Della trasfigurazione di Cristo
Obiezione 1: Sembra che questa chiarezza non fosse la chiarezza della gloria. Infatti una glossa di Beda su Mt 17,2, "Fu trasfigurato davanti a loro", dice: "Nel suo corpo mortale egli mostra, non lo stato d'immortalità, ma una chiarezza simile a quella della futura immortalità". Ma la chiarezza della gloria è la chiarezza dell'immortalità. Dunque la chiarezza che Cristo mostrò ai suoi discepoli non era la chiarezza della gloria.
Obiezione 2: Inoltre, su Lc 9,27 "(Che) non gusteranno la morte finché non vedano il regno di Dio", la glossa di Beda dice: "Cioè, la glorificazione del corpo in una visione immaginaria della futura beatitudine". Ma l'immagine di una cosa non è la cosa stessa. Dunque questa non era la chiarezza della beatitudine.
Obiezione 3: Inoltre, la chiarezza della gloria è solo in un corpo umano. Ma questa chiarezza della trasfigurazione fu vista non solo nel corpo di Cristo, ma anche nelle sue vesti, e nella "nube luminosa" che "coprì con la sua ombra" i discepoli. Dunque sembra che questa non fosse la chiarezza della gloria.
In contrario, Girolamo dice sulle parole "Fu trasfigurato davanti a loro" (Mt 17,2): "Apparve agli Apostoli quale apparirà nel giorno del giudizio". E su Mt 16,28, "Finché non vedano il Figlio dell'uomo venire nel suo regno", Crisostomo dice: "Volendo mostrare con quale tipo di gloria egli debba venire in seguito, per quanto era possibile che essi la apprendessero, la mostrò loro nella vita presente, affinché non si addolorassero nemmeno per la morte del loro Signore".
Rispondo che, La chiarezza che Cristo assunse nella sua trasfigurazione era la chiarezza della gloria quanto all'essenza, ma non quanto al modo di essere. Infatti la chiarezza del corpo glorioso deriva da quella dell'anima, come dice Agostino (Ep. ad Diosc. cxviii). E allo stesso modo la chiarezza del corpo di Cristo nella sua trasfigurazione derivava dalla sua Divinità, come dice il Damasceno (Orat. de Transfig.) e dalla gloria della sua anima. Che la gloria della sua anima non ridondasse nel suo corpo fin dal primo istante della concezione di Cristo fu dovuto a una certa dispensa divina, affinché, come detto sopra (Question [14], Article [1], ad 2), egli potesse compiere i misteri della nostra redenzione in un corpo passibile. Ciò tuttavia non privò Cristo del potere di effondere la gloria della sua anima nel suo corpo. E questo egli fece, quanto alla chiarezza, nella sua trasfigurazione, ma diversamente che in un corpo glorioso. Infatti la chiarezza dell'anima ridonda in un corpo glorioso a modo di qualità permanente che affetta il corpo. Onde il fulgore corporeo non è miracoloso in un corpo glorioso. Ma nella trasfigurazione di Cristo la chiarezza ridondò dalla sua Divinità e dalla sua anima nel suo corpo, non come una qualità immanente che affettava il suo stesso corpo, ma piuttosto alla maniera di una passione transeunte, come quando l'aria è illuminata dal sole. Di conseguenza il fulgore, che apparve allora nel corpo di Cristo, fu miracoloso: proprio come fu il fatto del suo camminare sulle onde del mare. Onde Dionigi dice (Ep. ad Cai. iv): "Cristo eccelse sull'uomo nel fare ciò che è proprio dell'uomo: questo è mostrato nella sua concezione soprannaturale da una vergine e nelle acque instabili che sostenevano il peso di piedi materiali e terreni".
Pertanto non dobbiamo dire, come disse Ugo di San Vittore [*Innocenzo III, De Myst. Miss. iv], che Cristo assunse la dote della chiarezza nella trasfigurazione, dell'agilità nel camminare sul mare, e della sottigliezza nell'uscire dal grembo chiuso della Vergine: perché le doti sono qualità immanenti di un corpo glorioso. Al contrario, tutto ciò che atteneva alle doti, egli lo ebbe miracolosamente. Lo stesso si deve dire, quanto all'anima, della visione in cui Paolo vide Dio in un rapimento, come abbiamo dichiarato nella SS, Question [175], Article [3], ad 2.
Risposta all'obiezione 1: Le parole citate provano non che la chiarezza di Cristo non fosse quella della gloria, ma che non era la chiarezza di un corpo glorioso, poiché il corpo di Cristo non era ancora immortale. E proprio come fu per dispensa che in Cristo la gloria dell'anima non ridondasse nel corpo, così fu possibile che per dispensa essa ridondasse quanto alla dote della chiarezza e non quanto a quella dell'impassibilità.
Risposta all'obiezione 2: Si dice che questa chiarezza sia stata immaginaria, non come se non fosse realmente la chiarezza della gloria, ma perché era una sorta di immagine rappresentativa di quella perfezione di gloria, in virtù della quale il corpo sarà glorioso.
Risposta all'obiezione 3: Proprio come la chiarezza che era nel corpo di Cristo era una rappresentazione della futura chiarezza del suo corpo, così la chiarezza che era nelle sue vesti significava la futura chiarezza dei santi, che sarà superata da quella di Cristo, proprio come lo splendore della neve è superato da quello del sole. Onde Gregorio dice (Moral. xxxii) che le vesti di Cristo divennero risplendenti, "perché nell'altezza della chiarezza celeste tutti i santi aderiranno a Lui nel fulgore della giustizia. Infatti le sue vesti significano i giusti, perché egli li unirà a Sé", secondo Is 49,18: "Ti rivestirai di tutti costoro come di un ornamento".
La nube luminosa significa la gloria dello Spirito Santo o la "potenza del Padre", come dice Origene (Tract. iii in Matth.), dalla quale nella gloria futura i santi saranno coperti. O, ancora, si può dire convenientemente che essa significhi la chiarezza del mondo redento, la quale chiarezza coprirà i santi come una tenda. Onde quando Pietro propose di fare delle tende, "una nube luminosa coprì con la sua ombra" i discepoli.