III, q. 43 a. 1
Se Cristo dovesse compiere miracoli
Quaestio 43 · I miracoli compiuti da Cristo in generale
Obiezione 1: Sembra che Cristo non dovesse compiere miracoli. Infatti le opere di Cristo avrebbero dovuto essere coerenti con le sue parole. Ma Egli stesso disse (Mt 16,4): "Una generazione malvagia e adultera cerca un segno; e non le sarà dato alcun segno, se non il segno del profeta Giona". Dunque non avrebbe dovuto compiere miracoli.
Obiezione 2: Inoltre, come Cristo, alla sua seconda venuta, verrà "con" grande potenza e maestà, come sta scritto in Mt 24,30, così alla sua prima venuta venne nell'infermità, secondo Is 53,3: "Uomo dei dolori che ben conosce il patire". Ma il compiere miracoli appartiene alla potenza piuttosto che all'infermità. Dunque non era conveniente che Egli compisse miracoli nella sua prima venuta.
Obiezione 3: Inoltre, Cristo venne per salvare gli uomini mediante la fede; secondo Eb 12,2: "Tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede". Ma i miracoli diminuiscono il merito della fede; per cui il Signore dice (Gv 4,48): "Se non vedete segni e prodigi, voi non credete". Sembra dunque che Cristo non dovesse compiere miracoli.
In contrario, È detto nella persona dei suoi avversari (Gv 11,47): "Che facciamo? Poiché quest'uomo compie molti miracoli".
Rispondo che, Dio rende l'uomo capace di compiere miracoli per due motivi. Primo e principalmente, a conferma della dottrina che un uomo insegna. Poiché infatti le cose di fede sorpassano la ragione umana, non possono essere provate con argomenti umani, ma devono essere provate con l'argomento della potenza divina: cosicché quando un uomo compie opere che solo Dio può fare, possiamo credere che ciò che dice viene da Dio: proprio come quando un uomo è portatore di lettere sigillate con l'anello del re, si deve credere che ciò che contengono esprima la volontà del re.
In secondo luogo, per rendere nota la presenza di Dio in un uomo per la grazia dello Spirito Santo: cosicché quando un uomo compie le opere di Dio possiamo credere che Dio dimora in lui per la sua grazia. Perciò sta scritto (Gal 3,5): "Colui dunque che vi concede lo Spirito e opera miracoli in mezzo a voi".
Ora, entrambe queste cose dovevano essere rese note agli uomini riguardo a Cristo: cioè, che Dio dimorava in Lui per grazia, non di adozione, ma di unione: e che la sua dottrina soprannaturale veniva da Dio. E perciò era convenientissimo che Egli compisse miracoli. Per cui Egli stesso dice (Gv 10,38): "Se non volete credere a me, credete alle opere"; e (Gv 5,36): "Le opere che il Padre mi ha dato da compiere... testimoniano di me".
Risposta all'obiezione 1: Queste parole, "non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona", significano, come dice il Crisostomo (Hom. xliii in Matth.), che "non ricevettero un segno quale cercavano, cioè dal cielo": ma non che Egli non diede loro alcun segno affatto. Oppure che "Egli operò segni non per amore di coloro che sapeva essere induriti, ma per correggere gli altri". Dunque quei segni furono dati non a loro, ma ad altri.
Risposta all'obiezione 2: Sebbene Cristo sia venuto "nell'infermità" della carne, che si manifesta nelle passioni, tuttavia venne "nella potenza di Dio" [cfr. 2 Cor 13,4], e questo doveva essere reso manifesto dai miracoli.
Risposta all'obiezione 3: I miracoli diminuiscono il merito della fede in quanto mostrano la durezza di cuore di coloro che non vogliono credere a ciò che è provato dalle Scritture se non (sono convinti) dai miracoli. Tuttavia è meglio per loro convertirsi alla fede anche mediante i miracoli piuttosto che rimanere del tutto nella loro incredulità. Infatti sta scritto (1 Cor 14,22) che i segni sono dati "per i non credenti", affinché si convertano alla fede.