III, q. 42 a. 4
Se Cristo avrebbe dovuto mettere per iscritto la sua dottrina
Quaestio 42 · Della dottrina di Cristo
Obiezione 1: Sembra che Cristo avrebbe dovuto mettere per iscritto la sua dottrina. Infatti lo scopo della scrittura è tramandare la dottrina ai posteri. Ora la dottrina di Cristo era destinata a durare per sempre, secondo Lc 21,33: "Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno". Sembra dunque che Cristo avrebbe dovuto mettere per iscritto la sua dottrina.
Obiezione 2: Inoltre, l'Antica Legge era una prefigurazione di Cristo, secondo Eb 10,1: "La Legge possiede solo un'ombra dei beni futuri". Ora l'Antica Legge fu messa per iscritto da Dio, secondo Es 24,12: "Ti darò" due "tavole di pietra, la legge e i comandamenti che io ho scritto". Sembra dunque che anche Cristo avrebbe dovuto mettere per iscritto la sua dottrina.
Obiezione 3: Inoltre, a Cristo, che venne per illuminare quelli che stanno nelle tenebre (Lc 1,79), spettava rimuovere le occasioni di errore e aprire la strada alla fede. Ora Egli avrebbe fatto questo mettendo il suo insegnamento per iscritto: poiché Agostino dice (De Consensu Evang. i) che "ci sono alcuni che si chiedono perché il Signore non abbia scritto nulla, così che dobbiamo credere a ciò che altri hanno scritto su di Lui. Soprattutto pongono questa domanda quei pagani che non osano biasimare o bestemmiare Cristo, e che gli attribuiscono una sapienza eccellentissima, ma puramente umana. Costoro dicono che i discepoli fecero apparire il Maestro più di quanto fosse realmente quando dissero che era il Figlio di Dio e il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutte le cose sono state fatte". E più avanti aggiunge: "Sembra che fossero disposti a credere a qualunque cosa Egli avesse scritto di se stesso, ma non a ciò che altri a loro discrezione pubblicarono su di Lui". Sembra dunque che Cristo avrebbe dovuto Egli stesso mettere per iscritto la sua dottrina.
In contrario, Nessun libro scritto da Lui si trova nel canone della Scrittura.
Rispondo che, Era conveniente che Cristo non mettesse per iscritto la sua dottrina. Primo, a motivo della sua dignità: poiché quanto più eccellente è il maestro, tanto più eccellente dovrebbe essere il suo modo di insegnare. Di conseguenza era conveniente che Cristo, come il più eccellente dei maestri, adottasse quel modo di insegnare per cui la sua dottrina viene impressa nei cuori dei suoi ascoltatori; perciò sta scritto (Mt 7,29) che "Egli insegnava loro come uno che ha autorità". E così accadde che tra i Gentili, Pitagora e Socrate, che furono maestri di grande eccellenza, non vollero scrivere nulla. Infatti gli scritti sono ordinati, come a un fine, all'imprimere la dottrina nei cuori degli ascoltatori.
Secondo, a motivo dell'eccellenza della dottrina di Cristo, che non può essere espressa per iscritto; secondo Gv 21,25: "Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere". Il che Agostino spiega dicendo: "Non dobbiamo credere che rispetto allo spazio il mondo non potrebbe contenerli... ma che per la capacità dei lettori non potrebbero essere compresi". E se Cristo avesse messo per iscritto la sua dottrina, gli uomini non avrebbero avuto un pensiero più profondo della sua dottrina di quello che appare sulla superficie della scrittura.
Terzo, affinché la sua dottrina raggiungesse tutti in modo ordinato: insegnando Egli stesso immediatamente ai suoi discepoli, e questi successivamente insegnando agli altri, con la predicazione e la scrittura: mentre se Egli stesso avesse scritto, la sua dottrina avrebbe raggiunto tutti immediatamente.
Perciò si dice della Sapienza (Pr 9,3) che "ha mandato le sue ancelle a invitare alla torre". Si deve osservare, tuttavia, che, come dice Agostino (De Consensu Evang. i), alcuni dei Gentili pensarono che Cristo avesse scritto certi libri che trattavano dell'arte magica con cui operava i miracoli: arte che è condannata dalla dottrina cristiana. "Eppure coloro che sostengono di aver letto quei libri di Cristo non fanno nessuna di quelle cose che ammirano Lui aver fatto secondo quegli stessi libri. Inoltre, è per giudizio divino che errano fino al punto di asserire che questi libri erano, per così dire, intitolati come lettere a Pietro e Paolo, perché li trovarono in diversi luoghi raffigurati in compagnia di Cristo. Non c'è da stupirsi che gli inventori siano stati ingannati dai pittori: poiché finché Cristo visse nella carne mortale con i suoi discepoli, Paolo non era suo discepolo".
Risposta all'obiezione 1: Come dice Agostino nello stesso libro: "Cristo è il capo di tutti i suoi discepoli che sono membra del suo corpo. Di conseguenza, quando essi mettono per iscritto ciò che Egli mostrò e disse loro, non dobbiamo affatto dire che Egli non abbia scritto nulla: poiché le sue membra hanno esposto ciò che conobbero sotto la sua dettatura. Infatti al suo comando essi, essendo per così dire le sue mani, scrissero qualunque cosa Egli volle che noi leggessimo riguardo alle sue opere e parole".
Risposta all'obiezione 2: Poiché l'antica Legge fu data sotto forma di segni sensibili, perciò fu anche convenientemente scritta con segni sensibili. Ma la dottrina di Cristo, che è "la legge dello spirito di vita" (Rm 8,2), doveva essere "scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente; non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei cuori", come dice l'Apostolo (2 Cor 3,3).
Risposta all'obiezione 3: Coloro che non vollero credere a ciò che gli apostoli scrissero di Cristo, avrebbero rifiutato di credere agli scritti di Cristo, che ritenevano operasse miracoli con l'arte magica.